per cui non c’è richiesta
di consulenza dalle PMI e
le imprese di consulenza
non approcciano le PMI.
Questo è quindi un mercato
tutto da esplorare, in cui
il consulente può dare
valore aggiunto. Da un
lato, esistono premesse
per costruire una relazione
corretta, dall’altro c’è
l’esigenza di recepire i
reali bisogni dei clienti
e di dare veramente
valore, e non solo di
presentarsi spiegando
temi di management che
si possono reperire in
mille altre fonti”. In questo
scenario il Management
Consultant deve quindi
adattarsi e modificare alcune
delle proprie strategie di
approccio al mercato, che
presenta molte opportunità
ma anche qualche difficoltà.
“In questo momento –
conclude Beltrami – ci
sono molte richieste per
consulenze di industry.
Sono in netto decremento
quelle di Business Process
Engineering in senso stretto.
C’è attività in quei settori
dove c’è una necessità
ben precisa di risolvere
un problema su
uno specifico
processo, in
un determinato
contesto. Viene
richiesto quindi
al consulente
non di entrare
con un approccio
metodologico, che
viene dato per
scontato, ma di
avere la capacità
di intervenire su
uno specifico
problema. Un altro
aspetto importante
e in evoluzione
è quello del
marketing,
che ha forti
esigenze, per via
dell’integrazione
delle strategie di
comunicazione, per esempio
per integrare il Web 2.0
nell’offerta dell’azienda. È
questo un tema su cui si
ragiona molto. Vi è quindi
interesse, e un mercato in
crescita, su come introdurre
queste metodologie Web
2.0 all’interno dell’azienda
in un’ottica di collaboration.
Quello che risulta essere un
po’ in calo, pur rimanendo
uno zoccolo fondamentale,
è il settore delle risorse
umane tradizionale, la
classica formazione di
carattere comportamentale”.