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   numero di _Aprile2013
Finanza e investimenti

I tre punti chiave da risolvere in Eurolandia
Keating (Credit Suisse): Ruolo della Germania, quali vantaggi per i Paesi più deboli, la gestione del malcontento su larga scala

Quale sarà l’impatto duraturo della crisi in Eurolandia? Fino all’anno scorso, molti ritenevano che avrebbe portato a un generale disfacimento dell’euro. Ciò ora appare improbabile per via della rete di sicurezza creata dalla Banca centrale europea, degli interventi in aree chiave come la ricapitalizzazione e la regolamentazione nel settore bancario, e di un reale aggiustamento economico nei paesi periferici. In linea con tutto ciò, finora la crisi di Cipro sembra più essere un problema locale che non un problema sistemico. Un altro giudizio diffuso ipotizzava legami economici e politici molto più stretti, compresa un’unione dei trasferimenti, con dei pagamenti da parte della Germania e di altri Paesi forti per evitare l’uscita di quelli più deboli. Ora anche questa idea sta venendo meno, per via dell’intensa opposizione all’interno dei Paesi più forti e degli ostacoli politici, quasi insormontabili, per trovare un accordo sul nuovo Trattato che sarebbe necessario. Invece cosa sta emergendo?
Un primo aspetto chiave è che la Germania, sotto Angela Merkel, sta assumendo un maggiore ruolo di leadership, spingendo lentamente Eurolandia verso il suo modello di controllo di bilancio e monetario, ed evidenziando una maggiore distanza dalla Francia a fronte dell’ampliamento del gap economico tra i due Paesi. Un secondo aspetto è che il vantaggio di Eurolandia per i Paesi più deboli ora sembra risiedere meno nei trasferimenti di bilancio e più nei benefici di lungo termine della disciplina economica, anche se ciò comporta dei profondi sacrifici nel breve termine. E, per quanto riguarda il terzo aspetto, finora si sono evitate tensioni sociali su larga scala, nonostante i tassi di disoccupazione molto elevati in alcuni Paesi. Lo scontento si è manifestato con il sostegno politico ai partiti non tradizionali invece che ricorrendo a una diffusa violenza nelle strade. Dobbiamo essere prudenti, perché, anche se la disoccupazione smetterà di crescere nei prossimi uno-due anni, rimarrà elevata per un periodo prolungato di tempo, e così potrebbero ancora emergere delle tensioni. In ogni caso una conclusione provvisoria è che il modello europeo di reti di sicurezza sociale a sostegno delle persone più vulnerabili, posto che venga finanziato con una disciplina di bilancio, possa rappresentare un punto di forza e non un elemento di debolezza, come suggerito da molti critici.


Giles Keating, Head of Research for Private Banking and Wealth Management di Credit Suisse



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