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   numero di Maggio2013
Idee e opinioni

Mork & Mindy e l'uomo che cadde dal cinquantesimo piano
Mork viene dal pianeta Ork e Mindy cerca di spiegargli come funziona la vita sulla terra. Una rubrica di Gian Luca Bocchi

Mork: Ciao Mindy, come va? Ti sei buttata anche tu nella corsa all’acquisto di titoli azionari, obbligazioni corporate e titoli di stato dei Paesi europeriferici? Ormai è chiaro che tutti noi ci possiamo arricchire facilmente

Mindy: Caro Mork, ormai dovresti saperlo che “non aderisco all’opinione di nessun uomo: ne ho alcune per conto mio”, come amava dire Ivan Sergeevic Turgenev.

Mork. Ho capito, ma se continuerai ad usare le tue opinioni potresti ritrovarti povera. Non pensi sia il caso di rivedere le tue posizioni?

Mindy. Mork, non si tratta di rivedere o meno le proprie posizioni, quanto piuttosto di analizzare con freddezza la situazione e provare a ragionare sulle cause. Non c’è dubbio che la spinta data dalla liquidità immessa dalle banche centrali ha alterato il naturale flusso di acquisti e vendite. Ormai pare che ai mercati non interessi più nulla di verificare l’origine di questa liquidità, né tanto meno di accertare se questo processo effettivamente darà luogo ad una crescita. Le Banche Centrali di fatto hanno costretto i mercati finanziari a ragionare in base ad una nuova convenzione: il denaro immesso nelle banche si trasmetterà dai mercati finanziari all’economia reale, e il debito concesso (sempre agli istituti di credito) comunque genererà la futura ripresa. Non ci si deve porre la domanda se esso sarà sostenibile, perché all’occorrenza le scadenze verranno procrastinate. Semplice. O no?

Mork: Scusami ma non ho capito. Cosa vuol dire convenzione?

Mindy: Convenzione nel senso che ci si comporta in un determinato modo, dopo che nei fatti è come se si fosse stipulato un accordo. E’ chiaro che non dobbiamo immaginare un contratto vero e proprio, quanto una sorta di adozione di comportamenti reciproci che secondo la Bce possono nel tempo portare ad una ripresa. E’ come se ci fossero da una parte le Banche Centrali che forniscono continuamente liquidità, che assicurano che il “moral hazard” non sarà sanzionato, e che procurano linee di credito a richiesta. Dall’altra ci sono gli istituti di credito, che poi sono anche gli investitori, che alimentano l’acquisto dei titoli finanziari di qualunque genere e merito di credito, basta che forniscano un rendimento in grado di risollevare le sorti di bilanci che oggi sarebbero disastrati e che, invece, grazie ad una stretta feroce al credito all’economia e ad una forbice tra tassi di prestito e tassi di investimento ancora allettante, stanno provando in qualche modo a darsi una sistemata. specie quelli professionali. E quindi nonostante la situazione dell’economia reale sia in molti Paesi drammatica, gli istituti centrali si impegnano ad immettere liquidità nel sistema, stampando moneta o concedendo mega prestiti alle banche, mentre le aziende di credito supportano le quotazioni di tutto ciò che è a rischio. Pensa che nell’ultimo mese la maggior parte degli indicatori di economia reale è risultata in peggioramento, anche nella stessa Germania. E così pure negli Stati Uniti mostrano un rallentamento della ripresa eppure i listini azionari hanno superato o eguagliato i precedenti massimi.

Mork: Non ci posso credere… Ma come è possibile?

Mindy: Pensa che fonti autorevoli ritengono che dietro il calo repentino dell’oro avvenuto il mese scorso ci sia l’opera congiunta di alcune banche centrali. Così facendo avrebbero contribuito a salvare una non meglio specificata primaria istituzione finanziaria francese. Da un lato accordi su accordi, dall’altro bolle su bolle. Potremmo essere di fronte ad un’abile manovra di stampo reazionario. In fin dei conti, si è fatto ben poco per affrontare le cause del crollo del 2008 e ci si è adoperati ben di più per assicurare una continuità ai processi che all’epoca lo generarono. In particolare, ricordo che dopo il 2008 ci fu un dibattito infinito sul ruolo della finanza nell’economia mondiale, soprattutto in merito alla sua esplosione rispetto a quella reale. Una dei più condivisi filoni del dibattito era quello di riuscire negli anni a venire a limitare l’ingerenza della finanza e di ritornare maggiormente verso l’economia reale. Beh, ecco oggi ci sarebbe da farsi delle grosse risate se per esempio andassimo a guardare la leva finanziaria di certi istituti di credito, soprattutto europei, per i quali i valori oggi sono addirittura più alti di 5 anni fa.

Mork: Bell’esempio di coerenza tra dichiarazioni e azioni. E soprattutto mi pare che oltretutto si stiano scaricando sulla collettività i costi delle cosiddette operazioni di salvataggio... 

Mindy: Certamente all’epoca (e oggi pure) i profitti erano privati ma le conseguenze negative hanno portato solo ad una socializzazione delle perdite. Se pensi che in termini di deficit/PIL molti Paesi europei presentano situazioni superiori al 3%, nonostante i tagli imposti in termini di spesa pubblica, rimane veramente difficile credere che ci possa essere una soluzione dietro l’angolo. Nonostante la situazione sia ben comprensibile ai più, si continua a scegliere di “finanziare il sistema finanziario”, probabilmente convinti che tramite questo processo si possa avviare una ripresa. Pensa che in moltissimi Paesi gli asset finanziari delle prime quattro banche pesano più del 100% del PIL del Paese stesso. Un gigantismo bancario e finanziario già causa degli squilibri del 2008 che in realtà è stato alimentato piuttosto che ridotto.

Mork: Anche se non mi hai ancora risposto circa i mercati

Mindy: Guarda, mi viene in mente la storia raccontata in un film francese di metà anni novanta. Si chiamava “L’odio” ed ebbe come protagonista Vincent Cassel. Il film divenne celebre per questa frase che lo caratterizzò: “Questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di 50 piani: mano a mano che cadendo passa da un piano all’altro, il tizio per farsi coraggio si ripete: fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene. Il problema non è la caduta, ma l’atterraggio”. Ecco Mork cosa penso di questa folle situazione.


Mork: E quando potrebbe capitare?

Mindy: La storia dell’uomo ci insegna che queste fasi di lucida irrazionalità contagiosa possono durare tempi sorprendenti. Parafrasando il film e il tema della caduta, direi che quella per l’economia reale è già pesantemente in corso. Per molte persone, lavoratori e pensionati, è già avvenuta e forse aspetta altri dietro l’angolo. Purtroppo occorrono delle risposte economiche e politiche, per evitare che si creino situazioni esplosive al momento solo episodiche, ma che potrebbero crescere in assenza di una completa rivisitazione della centralità della persona, della comunità e dell’intera società. Ciò che è ancora evitabile oggi, potrebbe non esserlo più un domani e se il paracadute non funziona cerchiamo almeno dei materassi per attutire la caduta e poi ripartire, magari un po’ acciaccati, ma ancora interi. Prepariamoci. 



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