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   numero di Luglio_2013
Fare Business

La formazione come strumento di crescita professionale
Giorgetti (Kelly Services): A livello mondiale, la principale motivazione è per crescere nella propria azienda. In Italia per cambiare società

A livello mondiale, il 60% dei lavoratori sta considerando attivamente la possibilità di migliorare le proprie competenze attraverso un percorso di formazione, percentuale che sale al 66% in ambito nazionale. Questo è quello che emerge dall’ultimo Kelly Global Workforce Index, dedicato al tema della formazione dei lavoratori.
Kelly Services, leader mondiale nella consulenza per le risorse umane che offre su scala globale servizi di outsourcing, HR, temporary staffing e full-time placement, ha realizzato un'indagine raccogliendo le risposte di più di 122.000 persone di 30 Paesi, di cui circa 7.000 in Italia, e ha mostrato gli effetti dei diversi fattori che impattano sul mondo del lavoro attuale, tra cui le differenze geografiche e la responsabilizzazione dei dipendenti, con un particolare focus sui tre gruppi generazionali principali: Y (19–30 anni), X (31–48 anni) e Baby Boomers (49–66 anni).
Nel dettaglio, il Kelly Global Workforce Index 2013 analizza il tema della formazione sia dal punto di vista dei dipendenti, secondo i quali è utile per lo sviluppo delle proprie skill e innalza contestualmente il potenziale retributivo, sia dal punto di vista delle aziende, per le quali contribuisce alla crescita della produttività.
Il datore di lavoro spesso teme che gli investimenti effettuati per la formazione dei dipendenti vadano persi nel momento in cui la risorsa decide di cambiare azienda: la buona notizia che emerge dai risultati dell’indagine è che la maggior parte dei lavoratori in cerca di formazione è spinta dal desiderio di restare a lavorare nell'azienda attuale.
Il sondaggio mostra, infatti, che i datori di lavoro che investono in formazione del personale, non solo traggono notevoli benefici in termini di produttività, ma motivano anche i propri dipendenti a rimanere in azienda.
Nel dettaglio, il 68% dei lavoratori delle Americhe ha dichiarato che intraprenderebbe un percorso formativo di alto livello per ottenere una promozione nell’attuale azienda; in APAC il dato scende al 66%, raggiungendo, nell’area EMEA, il 48%.
A livello globale, l’approccio alla formazione è notevolmente differente da regione e regione: nelle economie in via di sviluppo, come Thailandia, Messico, Brasile, Indonesia, Portorico e Malesia, si registra una maggiore propensione alla pianificazione di attività formative, mentre questa necessità è meno sentita nelle nazioni più ricche.
La Russia è prima per intensità formativa, con un sorprendente 92% di percorsi formativi pianificati in tutti gli ambiti, mentre le percentuali più basse si registrano in Francia, USA, Svizzera e Svezia.
Tra i lavoratori maggiormente qualificati, quelli più propensi a cercare attivamente di affinare le proprie competenze operano in settori quali Matematica (28%), Engineering e IT (26%), mentre i meno propensi si trovano in ambiti quali Scienze (18%), Healthcare (19%) e Formazione (22%).
La maggior parte dei lavoratori a livello mondiale si sente in possesso delle soft skills più importanti, ma riconosce la necessità di affinarne alcune, tra le quali spiccano il bilinguismo (64%), seguito da leadership/spirito d'iniziativa (41%) e creatività/innovazione (37%).
È interessante notare che alcuni dei lavoratori più qualificati, noti anche come professionisti STEM (Scienze, Tecnologia, Engineering e Matematica), riconoscono la necessità di alcune competenze specifiche, come il pensiero analitico/critico (80%), la valutazione e analisi situazionale (79%), e la capacità di risoluzione di problematiche complesse (75%). Come nel caso delle soft skills, la maggior parte dei lavoratori appartenenti al gruppo degli STEM ha la percezione di possedere tali competenze.
“I dipendenti in Europa hanno sempre maggiore consapevolezza dell’importanza della formazione professionale e della necessità di sviluppare le proprie competenze al fine di orientare la propria carriera ed essere competitivi in un mercato del lavoro estremamente difficile”, commenta Stefano Giorgetti, Amministratore Delegato e Vice President di Kelly Services Italia. “Anche se per la maggior parte di loro la formazione più desiderabile è quella erogata dalla propria azienda, in quanto si tratta di una formazione centrata sugli elementi reali e pratici dell’attività svolta, è necessario che i datori di lavoro, che vogliono mantenere le proprie risorse e accrescere la produttività in azienda, eroghino una formazione che tenga realmente conto dei bisogni espressi dai lavoratori. Infatti, non bisogna dimenticare che i dipendenti sono sempre più consapevoli di ciò che strategicamente permette loro di investire nello sviluppo del proprio capitale intellettuale e professionale. In Kelly, diamo da sempre grande importanza alla formazione dello staff, con piani annuali che prevedono sia percorsi formativi personalizzati a seconda dei vari ruoli che corsi mirati all’acquisizione o al perfezionamento di competenze più trasversali, dalle lingue straniere a particolari applicativi, senza dimenticare i new media, ormai fondamentali anche per il nostro core business”.
Quel che è chiaro è che le decisioni di carattere personale in materia di formazione e sviluppo professionale sono ora parte integrante dell'“equazione occupazionale”, e giocano un ruolo importante nel tenere alti il morale, le performance e il livello di retention dei dipendenti.


LE PERCENTUALI PIÚ RILEVANTI NEL CONTESTO ITALIANO


• Il 52% degli intervistati ritiene che sia necessario affinare le proprie competenze per cambiare azienda migliorando la propria posizione, il 50% per cambiare settore e solo il 44% per avanzare all’interno dell'attuale azienda.
• Secondo il 77% dei lavoratori italiani, l’esperienza sul campo è il metodo più efficace per sviluppare le proprie skills, seguito da formazione continua (per il 64%) e seminari/webinar (27%).
• Il 66% dei lavoratori italiani sta cercando attivamente nuove opportunità formative, o le sta prendendo in considerazione.
• Il 46% degli intervistati appartenenti alla generazione X sta valutando seriamente l'idea di un'ulteriore formazione per lavorare in un nuovo settore, contro il 43% della generazione Y e il 42% dei Baby Boomers.
• Per il 60% dei profili specializzati e in possesso di competenze tecniche, la capacità di leadership e lo spirito d'iniziativa sono doti fondamentali per il raggiungimento del successo.
• È universalmente riconosciuta, trasversalmente in tutti i settori, l’importanza della conoscenza della lingua inglese.



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