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   numero di Giugno2013
Finanza e investimenti

L’obiettivo del governo giapponese: creare “reflazione”
Terao (Allianz GI): Per raggiungere la stabilità dei prezzi del 2% in due anni, la BoJ ha deciso di raddoppiare la base monetaria. Ma anche dopo gli ultimi interventi è probabile un’ulteriore svalutazione

Dopo la vittoria del suo partito alle recenti elezioni per la camera bassa in Giappone, il nuovo Primo Ministro Abe ha sottolineato con chiarezza l’importanza della crescita economica, un cambiamento radicale rispetto alle politiche economiche del Partito Democratico del paese. Il Partito Liberal Democratico mostra una decisa preferenza per una politica monetaria aggressiva e l’aumento della spesa pubblica per stimolare l’economia e superare la deflazione.
Il nuovo governatore della Banca del Giappone Haruhiko Kuroda, che ha lavorato al Ministero delle Finanze all’inizio del 2000, intervenendo sul mercato valutario, ha una formazione orientata al mercato e sostiene un intervento deciso per combattere la deflazione. Ad aprile, nella prima riunione del consiglio con la nuova leadership, la Banca del Giappone ha annunciato un piano nuovo e più semplice per combattere la deflazione. Nell’obiettivo di raggiungere la stabilità dei prezzi prefissata del 2% in un orizzonte temporale di due anni, la banca ha deciso di raddoppiare la base monetaria. La Banca del Giappone ha esteso la scadenza media dei titoli di stato giapponesi, acquistando obbligazioni con scadenze da 3 a 7 anni, e ha annunciato l’intenzione di incrementare gli acquisti di ETF e REIT (Real Estate Investment Trusts).
Questo cambiamento ha chiaramente impressionato il mercato e il nuovo governatore è riuscito a dimostrare che la Banca del Giappone è cambiata. Per il momento ci aspettiamo che la banca centrale si limiti a monitorare i progressi nel nuovo piano di allentamento, ma resta comunque aperta la possibilità di nuovi interventi.
Se l’obiettivo dell’inflazione del 2% sembrerà fuori portata, è possibile che vengano applicate nuove misure di allentamento. Intanto lo Yen si è svalutato molto dallo scorso novembre quando l’ex primo ministro ha annunciato lo scioglimento del Parlamento. Nel 2008 lo Yen iniziò a rivalutarsi molto rispetto all’Euro e al Dollaro americano a causa della forte espansione della situazione patrimoniale e della politica di Quantitative Easing delle banche centrali di questi paesi. Ciò fece peggiorare la deflazione in Giappone gravando pesantemente sulla sua economia. Ma d’ora in poi, la Banca del Giappone amplierà in modo deciso il proprio bilancio e lo Yen probabilmente si svaluterà nel lungo termine. Inoltre, la bilancia commerciale del Giappone presenta un deficit dal grande terremoto che ha colpito il Paese: una situazione che non cambierà rapidamente. Anche dopo gli ultimi interventi, lo Yen è ben oltre i livelli precedenti al 2008 e quindi è probabile un’ulteriore svalutazione.
Gli utili delle imprese giapponesi prevedibilmente toccheranno il fondo nell’esercizio 2012, che si è chiuso il 31 marzo 2013, e riprenderanno a crescere nel 2013. La ripresa della domanda dagli Stati Uniti e dalla Cina dovrebbe produrre un impatto positivo sulle società giapponesi. Inoltre, gli esportatori giapponesi (automobili, macchinari, tecnologie e materiali) avevano perso quote di mercato poiché la rivalutazione dello Yen aveva fatto perdere competitività a questi settori. Ma la svalutazione dello Yen migliorerebbe la competitività delle esportazioni giapponesi, aiutando queste imprese a riconquistare quote di mercato, soprattutto nei confronti dei concorrenti asiatici. Per quanto riguarda la domanda locale in Giappone, la recente rivalutazione dei prezzi immobiliari e delle quotazioni azionarie dovrebbe stimolare i consumi privati. Infatti, le vendite dei centri commerciali e di beni di lusso sono già in forte crescita e la domanda di immobili sta salendo anche grazie alle aspettative inflazionistiche.

Inoltre, il governo incrementerà la spesa pubblica per prepararsi a nuove catastrofi naturali, stimolando l’attività economica del Giappone nel 2013. La politica della Banca del Giappone è fondamentale per il mercato azionario, i suoi effetti dovrebbero essere positivi se manterrà un approccio aggressivo finché l’inflazione non raggiungerà il target del 2%. Nel più lungo termine occorrerà aumentare i salari per superare la deflazione e rinvigorire l’economia. L’incertezza resta, tuttavia la politica del governo e l’economia sembrano muoversi nella giusta direzione.

Kazuyuki Terao, Senior Portfolio Manager, Japan Equity Allianz GI



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