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   Magazine del 05/02/2020
Leisure

Gli analisti degli ambienti di lavoro 4.0
É il Workplace Management (WPM), e si occupa non solo di chi progetta ma anche arreda, organizza, monitora l'ambiente di lavoro

Confesso che quando ho iniziato a leggere il testo di Chiara Tagliaro, "Prendersi cura del luogo di lavoro. Progettare, gestire e utilizzare lo spazio ufficio attraverso indicatori di prestazione", edito da FrancoAngeli, i primi pensieri sono stati contrastanti.
Il titolo umanizza un luogo fisico, concetto in sé complesso. Ci si prende cura di sé, degli altri, del proprio corpo, del cane, dei fiori sul balcone: non di uno spazio?
Il passaggio mentale è stato poi verso la parodia dello chef vegano crudista di Maurizio Crozza, Germidi Soia. Così come lui parla con zucchine e insalate, presto avremo una terapia di gruppo con saloni, scale, servizi igienici e ascensori?
È una provocazione, mi scuso fin d'ora. Ma in fondo qualcosa di vero sembra esserci.
Sono molte le professioni che vedranno in un prossimo futuro grandi opportunità di sviluppo e considerazione sociale crescente. Ne offre un esempio il recente scritto di Tagliaro.
Stiamo parlando di quello meglio conosciuto come Workplace Management (WPM), ovvero non solo di chi progetta ma anche arreda, organizza, monitora l'ambiente di lavoro.
Siamo in effetti lontani anni luce dai luoghi di fabbrica e successivamente dagli uffici di fantozziana memoria. Imperversa lo smart working - con i suoi eccessi ma anche con le soluzioni più avveniristiche. Quello che ci troviamo ad affrontare è il concetto fisico di luogo di lavoro, di ufficio, di sede dell'impresa e di come esse debba essere organizzato e quali relazioni e valori propugni sia all'interno sia all'esterno.
Il testo propone un percorso valutativo e di analisi di quanto sul tema si sia studiato e approfondito, mettendo in evidenza soprattutto i bisogni raccolti e trattati direttamente dall'impresa. In effetti, ed è un punto centrale, allo stato attuale gli spazi di lavoro debbono contenere e gestire al meglio generazioni profondamente diverse tra di loro, sia in termini anagrafici sia culturali, linguistici, tecnologici e aspirazionali.
Insomma, per intenderci, non ci si può più permettere un'organizzazione degli spazi alla "Camera cafe". Non solo cambia il concetto di lavoro, ma soprattutto quello di prestazione professionale. Prevale oggi la cultura della conoscenza e dell'informazione, per sua natura eterea e incontenibile in uno spazio fisico.
Le imprese, e i manager che le guidano, sono in grado di assolvere a questa nuova funzione? Il lavoro di Tagliaro offre in tal senso un ottimo aiuto, portando per mano nel complesso percorso conoscitivo, d'analisi e interpretativo che deve guidare i manager avveduti nel costruire il migliore spazio di lavoro.
Genera una sensazione particolare leggere questo lavoro per chi, anagraficamente, ha vissuto nella grande impresa l'avvento della net economy. Allora, il suggerimento felpato del Direttore centrale HR era: "Non esca mai prima dell'Amministratore Delegato e non si faccia vedere nei corridoi o alla macchinetta del caffè! Tenga sempre chiusa la porta, nessuno la disturberà ma, soprattutto, tutti penseranno stia decidendo del futuro di molti collaboratori!".

In effetti oggi gli spazi sono aperti, forse anche troppo; nessuno sembra più interessato agli altri, conta solo lo schermo di uno smartphone. Un bene è un male?

Titolo: Prendersi cura del luogo di lavoro. Progettare, gestire e utilizzare lo spazio ufficio attraverso indicatori di prestazione
Autore: Chiara Tagliaro
Editore: FrancoAngeli
Pagine: 170

@federicounnia - Consulente in comunicazione
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Leisure

numero di 05/02/2020
SOMMARIO di questa settimana

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