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   numero di 11/12/2019
Cover story

Lanza (Prometeia): il settore manifatturiero italiano è in buona salute

Il 2019 vede imprese più capitalizzate, che hanno recuperato redditività e con grande liquidità. Pronte per le sfide del mondo green e della digitalizzazione

Il fatturato dell'industria manifatturiera italiana resterà stabile nel 2019 (+0.2% a prezzi costanti, in media d'anno) ma con andamenti articolati a livello settoriale. Tra i settori best performer troviamo Farmaceutica e Largo Consumo, grazie ai risultati maturati sui mercati esteri, nonostante il rallentamento del commercio mondiale. Particolarmente dinamiche anche le produzioni legate al ciclo delle costruzioni. Tra i settori meno tonici, gli Autoveicoli e moto e quelli coinvolti nella catena del valore automotive: Metallurgia, Prodotti in metallo, Elettrotecnica, Altri intermedi (gomma-plastica), Intermedi chimici.
Le criticità del settore stanno riguardando l'Italia ma ancor più la Germania, che con la sua produzione di autoveicoli attiva una quota considerevole del valore aggiunto dei nostri fornitori.
Nel prossimo biennio, l'industria manifatturiera italiana è attesa in moderata crescita (+1.3% medio annuo a prezzi costanti), in progressiva accelerazione, grazie alla ripresa degli scambi mondiali e ad un profilo più espansivo della domanda interna, soprattutto della componente investimenti in beni strumentali.
Tra i settori, le prospettive 2020-21 migliorano per gli Autoveicoli e moto e le annesse produzioni intermedie, e restano buone per i settori già dinamici nell'anno in corso, Farmaceutica in testa. La meccanica, settore di punta della nostra industria, è attesa mantenersi in crescita moderata.
Un buon equilibrio finanziario aiuterà le imprese ad affrontare queste sfide. Dai bilanci 2018 emergono conferme di un tessuto produttivo rafforzato su più fronti, dalla redditività alle riserve liquide che rendono più sostenibile l'indebitamento, in maniera trasversale ai settori e alle classi dimensionali. L'evoluzione più favorevole del ciclo manifatturiero consentirà poi, in prospettiva, di migliorare ulteriormente questo quadro. Questi sono alcuni dei dati che emergono dal "Rapporto Analisi dei Settori Industriali", stilato da Promeieia e presentato con Intesa Sanpaolo. Ne abbiamo parlato con Alessandra Lanza, partner Prometeia.

Qual è l'andamento del comparto manifatturiero in Italia?

Il manifatturiero arriva al 2019 con le spalle larghe, con imprese più capitalizzate, che hanno recuperato redditività, "deleveggiate", e con grande liquidità. É una fotografia che riflette bene tutti i settori e tutte le classi dimensionali, pur con all'interno ancora grandi differenze.
In realtà queste imprese che sono un tessuto produttivo oramai solido, sano e pronto ad affrontare le sfide del futuro, nascondono al loro interno una divaricazione di risultati che continua ad ampliarsi. Nell'ultimo anno, contrariamente a quello che era accaduto in episodi passati le imprese che hanno sofferto di più sulla redditività sono quelle grandi, non le piccole. Normalmente accade il contrario. Si tratta di imprese grandi legate ai settori che più si devono ripensare, per esempio, tutta la filiera automotive.
Il 2019 è stato un anno piatto dal punto di vista della crescita: ci immaginiamo che le imprese siano cresciute in termini di fatturato complessivo dello 0,2%. Nonostante questo, i risultati conseguiti sui bilanci rimangono positivi.

Se guardiamo ai settori, quali differenze emergono?

Il 2019 è stato un anno che ha premiato i settori di consumo. Hanno faticato di più quelli di investimento o consumo durevole, a partire dall'auto, ma anche tutta la filiera della meccanica, dell'elettronica-elettrotecnica.
Tutti comparti legati al ciclo di investimenti hanno sofferto. In parte per il venir meno delle leggi di incentivazione, che avevano sostenuto i processi di investimento sul mercato domestico nel corso degli anni precedenti. In parte anche perché sul ciclo internazionale, che è stato di marcato rallentamento nel 2019, sono venuti meno gli stimoli (pensiamo alla meccanica negli Stati Uniti) che avevano caratterizzato un ciclo di investimento fortissimo negli anni precedenti. C'è stato quindi un atterraggio "fisiologico".
Come dicevo, sono andati bene i beni di consumo. Primo fra tutti il Farma, che continua a cogliere le opportunità di un mondo che invecchia e quindi sostiene i consumi del mondo farmaceutico. Bene anche il sistema moda e l'alimentare, che continuano un percorso di crescita più o meno dinamica, comunque continuativa, dagli anni della crisi.

Quali sono i settori più promettenti?

In prospettiva il ciclo si inverte. Ci immaginiamo che recuperino i settori di investimento, trainati da un ciclo internazionale che dal 2020-21 si farà più vivace, trainati anche sul mercato domestico da un rinnovo delle leggi di incentivazione legate al mondo dell'Industria 4.0.
Ci immaginiamo invece che soffrano un po' di più i settori dei beni legati al consumo. Sul mercato domestico la componente consumi non sarà brillante, crescerà ma in maniera molto modesta. Sul mercato internazionale, con un mondo continuamente soggetto a crisi di commercio internazionale, Brexit, nuovi dazi e consumatori sempre più disorientati, si finisce per privilegiare il risparmio.

Come si attraggono e si incrementano gli investimenti?

Intanto con un clima politico di certezza, con un contesto normativo certo e non in continua evoluzione, con regole chiare e poche, con una burocrazia snella, e con una certezza della pena. Questo punto non scoraggia gli investimenti, al contrario. Sapere di avere un quadro normativo certo e che le sanzioni vengono applicate, fa sì che io investitore - soprattutto se vengo dall'estero - abbia fiducia nel tessuto del Paese e ci scommetta i miei denari.

Perché le nostre imprese investono poco mantenendosi liquide?

Perché hanno passato un paio di anni almeno di grande incertezza sul contesto politico. Oggi questa dovrebbe essersi dissipata. Il fatto di avere un contesto politico stabile e quindi un rischio Paese percepito dall'esterno basso e stabile, è una conditio sine qua non per investire. É evidente che se ho lo spread che mi aumenta di 300 punti base io non investo.

Quali sono le principali minacce che avete identificato per la ripresa?

Ce ne sono moltissime. Sul fronte domestico c'è evidentemente la stabilità politica. Su esterno le minacce provengono soprattutto dal contesto geopolitico in grandissimo movimento. Gli equilibri mondiali sono tutt'altro che stabili.
C'è un asse a geometria variabile sino-russo che si muove sicuramente su tutto il mondo commodity - e questo influenza molte transazioni economiche internazionali - ma si muove in qualche misura unito anche su alcuni passaggi geopolitici importanti.
C'è un'amministrazione americana ondivaga dal punto di vista della "stance" di geopolitica: un giorno interviene e un giorno esce da un Paese lasciando campo ad un intervento russo.

E c'è un'Europa che è sempre una grande assente nel contesto geopolitico mondiale, e che in qualche modo non garantisce ai suoi stati membri una certezza di quello che potrà essere una azione, come una politica comune, una difesa comune, e quindi anche una scommessa sul futuro comune.

A proposito di futuro: quali sono le sfide per le imprese italiane?

Passano in realtà dalle sfide globali. Il mondo invecchia e abbiamo così il tema "life science", quindi tutti gli investimenti nel MedTech, che non sono solo manifatturieri ma anche di servizi e sono un misto di questi, con tutto quello che ne consegue: dalle biotecnologie ai servizi digitali pensati per gli anziani, dai servizi in remoto all'IoT.
Il passaggio dell'auto dall'attuale sistema all'elettrico e forse addirittura anche ad una tecnologia superiore, se si vuole immaginare un riposizionamento europeo in questo scacchiere.
Un continuo processo di globalizzazione e internazionalizzazione con un riposizionamento sui mercati.
Una digitalizzazione delle nostre imprese, che passa dalla digitalizzazione dei processi ma arriva alla digitalizzazione dei prodotti e delle piattaforme di acquisto, che quindi si avvicina al consumatore (entra in casa e lo monitora). É un qualcosa su cui siamo molto indietro.
Infine, le sfide ambientali. Andiamo verso un mondo più "green" in cui le imprese di qualsiasi settore, non solo i produttori di plastica, ma anche tutti gli utilizzatori - e comunque tutti i comparti, anche quelli che magari non utilizzano plastica ma hanno nel processo sostanze inquinanti - devono per forza entrare e ripensare il modo industriale per preservare l'ambiente.



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