Usa il mouse, frecce o sfoglia se touch
   numero di 04/09/2019
Cover story

Fontana (Talents in Motion): faremo dell'Italia il polo europeo di attrazione dei talenti

Un progetto per migliorare l'appeal del nostro Paese attraverso la partecipazione di aziende leader che cercano competenze all'estero e grazie ad una nuova legge fiscalmente conveniente

Si parla tanto di talenti in fuga dall'Italia, ma finalmente c'è chi lavora non solo per trattenerli, ma anche per far diventare il nostro Paese attrattivo per i talenti che sono all'estero, non solo italiani di ritorno. É il progetto Talents in Motion, realizzato attraverso un lavoro di continuità tra aziende, istituzioni, università e partner, in ottica di potenziare l'attrattività di capitale umano dell'Italia come nuovo polo d'eccellenza a livello europeo e globale.
Supportato dal Forum della Meritocrazia ed in partnership con LinkedIn, con il sostegno di Confindustria Digitale, Anitec-Assinform, Aiceo, Ibc e Centromarca, Talents in Motion ha ricevuto adesioni da parte di università, business school e mondo della ricerca. Il progetto è già fatto proprio da più di 20 top company operanti in diversi settori strategici. Ne abbiamo parlato con Patrizia Fontana, Presidente Talents in Motion e Senior Partner Transearch.

Che cos'è e perché nasce il progetto Talents in Motion?

Talents in Motion è il primo progetto di Social Responsability per l'attrattività dell'Italia nei confronti del talento. Nasce partendo da un contesto che va capito. Oggi in Italia abbiamo una mancanza di competenze. Faccio un esempio: nella competenza digitale l'Italia oggi è al venticinquesimo posto su ventotto in Europa, e dall'altro lato, abbiamo ogni anno tendenzialmente 30mila laureati in materie STEM che lasciano il nostro Paese per lavori all'estero. Questa formazione è quella necessaria per avere in patria le competenze digitali. Quindi, se da un lato abbiamo una mancanza di competenza, dall'altro abbiamo un fenomeno chiamato "brain drain", un fenomeno di chi lascia il Paese per opportunità che arrivano da oltre oceano.

Il contesto sembra però favorevole per una inversione di tendenza.

In questo memento storico abbiamo però una grossa opportunità, che è l'effetto Brexit. Dopo il referendum le cose sono cambiate. Abbiamo due macro dati rilevati da un sondaggio Indeed, un aggregatore di offerte di lavoro online, che vede una inversione di tendenza da adesso a tre anni fa. Nel 2016 si riscontrava un +14% di richieste di italiani per andare a lavorare in UK, oggi c'è un +16% di soggetti in UK che sono interessati a posizioni in Italia.
Parallelamente a questo, oggi noi abbiamo un sistema di sgravi fiscali che incentiva il fatto di poter attrarre persone che arrivano dall'estero. La legge dice che se sei un italiano all'estero da più di 24 mesi o uno straniero, se vieni a lavorare in Italia paghi le tasse solo sul 30% della retribuzione annua lorda per i prossimi 5 anni. Questo vale anche per gli studenti. Uno studente che va a fare un dottorato o che fa gli ultimi due anni della magistrale all'estero, quando rientra, può fruire di questi sconti fiscali. Questo è importante perché prima tendenzialmente avevamo, e ancora abbiamo, delle retribuzioni che non sono in linea con gli altri Paesi, ma con questa legge ora siamo uniformati. Quindi, partendo da questo scenario è proprio il momento di lanciare un'iniziativa sistemica che possa dare all'Italia la visibilità che merita.

Bastano i soli incentivi fiscali?

No. Da un lato noi abbiamo una mancanza di competenze e quant'altro, dall'altro siamo visti all'estero come un Paese meraviglioso, di cultura, dove è bello andare in vacanza e dalle meraviglie naturali. Ma riguardo a venire a lavorare in Italia? Si pensa di andare in Germania, dove il Pil è più alto. Però noi abbiamo una serie di aziende e di eccellenze che non sono comunicate nel modo giusto all'estero. Quindi occorre un lavoro proprio di comunicazione, poiché veniamo percepiti più come un Paese bellissimo ma non come un Paese che si sta muovendo alla velocità oggi nel mondo su un ambito lavorativo. Occorre quindi comunicarlo.
C'è poi una parte propria di sistema. Spesso e volentieri c'è una sorta di scaricabarile a livello governativo, a livello centrale, non abbiamo gli elementi, non veniamo seguiti. Quindi anche gli imprenditori tendenzialmente soffrono di questo. Noi vogliamo con il progetto Talents in Motion fare un cambiamento: l'azienda non è più uno spettatore ma diventa il primo attore, in questo tipo di trasformazione.
Io parlo sempre per l'ambito dell'attrattività del talento, non più in generale, poiché la collaborazione tra aziende, istituzioni e università non siamo certo noi a farla nascere.

Volete mettere a sistema l'attrattività. Come?

Il progetto nasce con l'obiettivo che l'Italia possa diventare un polo europeo di attrazione per il talento. Secondo fattore è favorire lo sviluppo sostenibile delle nostre aziende attraverso l'integrazione di know how italiano e straniero. Questo è fondamentale: in un mondo globale oggi se non riusciamo realmente a far sì che la professionalità sia influenzata da esperienze oltre oceano unite a quelle uniche che si fanno in Italia, le nostre aziende hanno vita breve.
La terza cosa è dare visibilità alle eccellenze del Made in Italy. E non intendo dolo Ferragamo, Armani, Gucci ecc, ma proprio quelle aziende che creano il Pil in Italia. Quindi tutte quelle medie imprese che producono cose eccellenti e che possono essere attrattive nei confronti di chi viene dall'estero.
Questo, unito a legge che abbiamo oggi, può far sì di creare un sistema che veda una circolarità del talento, che è la cosa centrale di Talenti in Motion. Infatti il nostro obiettivo non è quello di riportare italiani di ritorno o comunicare una sorta di "venite in Italia perché qua è meglio", ma proprio quello di creare un circolo virtuoso da uno vizioso. Per esempio: sono in Italia, studio in Italia, faccio un'esperienza all'estero, torno in Italia, rivado all'estero, ecc. Dobbiamo diventare un Paese di transito, ma di transito costruttivo.

Come si declina?

Per raggiungere questo ambizioso obiettivo bisogna partire dagli asset disponibili. Talent in motion ha due braccia. La prima è costituita dal primo e unico digital hub, il nostro sito, che lavora in collaborazione con LinkedIn. Questo è molto importante poiché oggi LinkedIn la banca dati online più accreditata e sulla quale ci sono proprio tutti e per questo è estremamente utilizzata nel day by day. L'obiettivo di questa nostra piattaforma è essere il punto di riferimento per chi guarda all'Italia.
Che cosa trova il talento, il manager, lo studente sulla piattaforma? Trova innanzitutto le aziende partner, che ad oggi sono 33 e molto grandi e il nostro obiettivo è arrivare alla fine dell'anno prossimo a 200.
Tutto ciò con un focus anche sulla media impresa che, trainata dalle big, riesce ad avere più visibilità. Queste aziende sono presenti con un company profile, redatto con lo scopo di aumentare il loro grado di attrattività, su uno storytelling basato sui loro valori aziendali, sul "perché venire a lavorare da noi", su storie di stranieri che lavorano con loro in Italia, su persone italiane che hanno fatto esperienza all'estero e che ora operano al loro interno ecc. Quindi storie sulle quali le persone che lavorano all'estero si possono identificare. Oltre ad una presentazione diversa in cui parla l'AD, il responsabile HR, vi è una comunicazione diretta che non è il sito dell'azienda X che potrebbe trovare altrove. E oltre a tutto ciò, vi sono le posizioni aperte che l'impresa vorrebbe ricoprire con soggetti che hanno fatto un'esperienza all'estero.
Quindi all'interno di un unico sito, chi guarda all'Italia trova tutte le opportunità e uno storytelling diverso di aziende rappresentative del tessuto produttivo italiano.

Ma c'è anche molto altro?

Oltre alla parte aziendale, sul sito vi sono tutta una serie di articoli che parlano di un'Italia che funziona. Parliamo delle cose che vanno bene. Il lettore si immedesima in una parte dell'Italia che esiste e vede che il Paese sta crescendo, che una certa area economica funziona, che il Fintech sta andando avanti, che anche l'eCommerce tutto sommato ha preso piede, ecc. Insomma, quegli articoli che possono far riconciliare chi vede l'Italia con lo stereotipo di Paese bello per andarci in vacanza ma non per andarci a lavorare.
Inoltre, chi guarda all'Italia attraverso Talents in motion ha tutte le informazioni necessarie sulla legge di cui parlavo che, ahimè, è uno strumento potentissimo ma c'è tantissima gente che non lo sa, non conosce gli sgravi, non sa se ci rientra, non ha idea di come fare, che fare con la Agenzia delle Entrate. Pur essendo una cosa semplice, è estremamente complesso avere una visione chiara e lineare dall'estero.
Talents in motion offre tutta la documentazione necessaria e in più offre anche una sorta di "kit di sopravvivenza". Arrivi in Italia e devi richiedere il codice fiscale, come aprire un conto in banca, come trovare casa, cioè tutte quelle informazioni che servono a riuscire ad integrarsi meglio. Tra l'altro, stiamo proprio facendo un Welcome Milano, con Yes Milano che si è messa a disposizione per dare una sorta di benvenuto a chi arriva nel capoluogo lombardo e aiutarlo nei passaggi per vivere la città. Questo prevede una scala nazionale che arriverà nel tempo.
Ricapitolando, in un unico sito abbiamo: opportunità, aziende presentate in un determinato modo, le notizie sull'Italia da sapere e tutte le informazioni necessarie per poter rientrare negli incentivi fiscali.
A questi si aggiungono anche una serie di suggerimenti sulla vita quotidiana, del tipo "se vieni in Italia ricordati che il calzino bianco non è poi così ben visto", oppure che "il cappuccino si prende fino alle 11, mentre alle 16 non è la cosa migliore", o più professionalmente, "come cambia la leadership in una azienda italiana", o come comportarsi in una riunione e come sviluppare determiniate soft skill, che sono diverse a seconda delle culture. Quindi il Welcome Italia contiene delle concrete informazioni pratiche.

Ma il progetto ha anche una parte più istituzionale

Al sito si affiancano i programmi di Think Tank che vanno a coinvolgere istituzioni, università, mondo academico e associazioni, in tavoli di lavoro dove si vanno a discutere i temi più importanti sempre in merito dell'attrattività.
I referenti sono proprio le aziende stesse (AD e C-level) guidate, a seconda del titolo dell'incontro, da esperti di settore. Quello che ne uscirà da queste tavoli sono delle azioni concrete che possono andare a dei policy maker, quindi viene spostata l'attenzione magari sul produrre leggi diverse o altro che siano utili a favorire l'attrattività del Paese.
Faccio un esempio: abbiamo parlato di incentivi fiscali e magari poi abbiamo più bisogno di attrarre, per esempio dei CTO manager, figure oggi estremamente ricercate. Questi, sempre in teoria, potrebbero non aver la necessità di incentivi fiscali al 70% ma di altre agevolazioni. Avere all'interno di questi Think Tank un team di lavoro aziendale guidato da esperti di settore, può dare anche alle istituzioni una relazione fatta realmente dall'interno, ed è una cosa che lo stato e le istituzioni possono assolutamente accogliere.

Partiranno già da ottobre. Abbiamo già messo in programma una tavola rotonda sul Fiscal, che andrà a vedere quali formule di agevolazione possono essere cambiate o migliorate. A questa si affianca una tavola sul Legal, che prenderà in esame le diverse forme contrattuali, a seconda delle competenze che potessero mancare.
Infine, la terza molto importante si occuperà di Lab Competence, in cui i project leader sono Fastweb, Heineken e l'Istituto Italiano di Tecnologia, con l'Università Bicocca, l'ISTUD, l'Università Cattolica, Assolombarda, e che si propongono di fare una mappatura delle competenze oggi mancanti in relazione a quelle che sono le conoscenze che le università forniscono su uno scenario di 10 anni. A quel punto si ha la capacità e possibilità di riskillare o rischedulare determinate competenze che oggi non sono presenti, e nello stesso tempo di fare un paragone con quello che oggi abbiamo all'estero. Sempre all'interno di queste Lab Competence, ci sono dei progetti più specifici, per esempio come fare con le università italiane con più di 40mila iscritti un calendario scadenziato per gli studenti dei corsi di laurea di incontri con i manager delle nostre aziende partner. Questo ha un duplice scopo: da un lato l'azienda fa un'azione di employer branding nei confronti degli studenti mirate e di contenuto; dall'altro, gli studenti iniziano a capire che cosa fanno queste aziende e quanto sia importante una circolarità di esperienze e di talento. Quindi gli incontri sono formativi e di avvicinamento tra aziende e università.
E poi abbiamo il Customer Club, che sono delle "pillole" sui settori che ad oggi sono più interessanti perché c'è necessità di personale - dalla cybersecurity all'intelligenza artificiale, piuttosto che la competenza digitale e quant'altro - in cui le aziende più esperte in quel tipo di comparto danno dei consigli e come applicarli sul come migliorare in merito alle competenze che mancano e come attrarle.
Tutto questo alla fine fa risultare Talents in motion il primo e unico progetto nel suo genere, un progetto di sistema, con una parte online di raccordo, e con un'altra di grande ambizione nel far lavorare le aziende stesse in questo progetto.

Nella sua esperienza in Transearch, che cosa significa talento?

Non amo dare una definizione, ma amo parlare di competenze necessarie per raggiungere un determinato scopo. Queste, insieme ad una parte si soft skill, portano la persona o il manager ad arrivare a determinati tipi di risultati.



Cover story

numero di 04/09/2019
SOMMARIO di questa settimana

Condividi su LinkedIn




Continua a sfogliare per il prossimo articolo -->

*/ ?>