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   numero di 24/07/2019
Digital Business

Fattura elettronica B2b: primo bilancio (quasi) positivo
A sei mesi dall'introduzione dell'obbligo normativo, oltre metà delle imprese dichiara benefici nella ricezione delle fatture, il 30% nell'invio. Ma il 43% delle PMI è solo un appesantimento burocratico

Non è certo stata una passeggiata, anzi. L'implementazione della fatturazione elettronica ha messo in crisi gran parte del settore produttivo italiano che non fosse una grande azienda ben strutturata. Poi le cose hanno preso il loro corso e quest'obbligo di legge, che ci vede tra i primi masochisti d'Europa, è entrato più o meno a regime. Possiamo quindi fare qualche valutazione. Ricordiamo che dal primo luglio è pure scaduta la moratoria, con cambiamento dei termini di emissione e relative sanzioni in caso di invio tardivo al Sistema di Interscambio (SdI). Sul primo semestre la School of Management del Politecnico di Milano ha stilato un primo bilancio della normativa, che però è risultato positivo.
Secondo la ricerca dell'Osservatorio Fatturazione Elettronica & eCommerce B2b, sono 854 milioni le fatture elettroniche rivolte a imprese (il 54%), PA (2%) e privati (44%) inviate fra l'1 gennaio e i primi di giugno da 3,2 milioni di partite IVA (il 64% delle imprese italiane, più dei 2,8 milioni di imprese soggette all'obbligo). Soltanto il 3% (25 milioni) delle fatture è stato scartato dal SdI.
Quasi due terzi delle fatture inviate provengono dai settori del commercio all'ingrosso e al dettaglio (28%), utility (19%) e servizi (17%). Più della metà delle fatture è stato inviato da aziende con sede in Lombardia (34%) e nel Lazio (22%), solo il 12% viene dall'area Sud e Isole. Oltre metà delle imprese dichiara benefici sul processo di ricezione delle fatture e il 30% ha ottenuto dei miglioramenti anche in fase di invio.
Fra le opportunità per le imprese emergono in particolare la possibilità di accedere a nuovi flussi di dati utilizzabili per migliorare i processi aziendali, digitalizzare altri documenti e dare impulso all'adozione di strumenti digitali nelle transazioni fra imprese. Nel 2018 l'eCommerce B2b fra imprese residenti sul territorio italiano raggiunge un valore di 360 miliardi di euro, in crescita del 7% rispetto all'anno precedente e dell'80% rispetto al 2012. Una cifra significativa, ma che rappresenta soltanto il 16% degli scambi complessivi fra le imprese italiane (2.200 miliardi), mentre appare maggiore l'incidenza dell'eCommerce B2b di aziende italiane verso imprese estere, pari a 132 miliardi (più del 26% del transato totale verso l'estero). Cresce anche l'uso di sistemi EDI per lo scambio elettronico di documenti, con 210 milioni di documenti (+27%) scambiati da 16mila imprese (+23%), di cui più di un quarto sono fatture. "La fatturazione elettronica non è la trasposizione digitale di un documento o di una attività ma un nuovo modello organizzativo che può costituire un fattore di innesco nella digitalizzazione dei principali processi tra aziende, tra aziende e Pubblica Amministrazione e nel dialogo con i cittadini ? afferma Alessandro Perego, Direttore Scientifico degli Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano ? e può quindi in ultima istanza aiutare il Paese a recuperare il divario che la separa dai principali paesi europei in termini di maturità digitale. L'Italia almeno su questo è all'avanguardia: primo Paese in Europa ad adottare l'obbligo generalizzato di fatturazione elettronica e leader nella digitalizzazione dei processi in molte filiere. Con specifico riferimento all'obbligo di fatturazione elettronica, molte più imprese di quelle sottoposte all'obbligo hanno deciso di aderire, a testimonianza di un giudizio di utilità che travalica l'obbligo normativo".

L'impatto della fatturazione elettronica

L'introduzione della fatturazione elettronica ha avuto un forte impatto sull'operatività delle imprese, sia per il ciclo passivo sia per quello attivo. Secondo il campione - statisticamente significativo - coinvolto nell'indagine, i maggiori benefici hanno riguardato il processo di ricezione delle fatture, indicati da oltre metà delle imprese, come la maggiore velocità della registrazione delle fatture (indicato dal 33% delle grandi imprese e dal 31% delle PMI), la semplificazione della fase di verifica della fattura (21% del campione) e del processo di approvazione del pagamento (20% e 14%). Sul ciclo attivo i benefici riguardano la riduzione dei tempi di pagamento (19% e 14%) e la più rapida riconciliazione dei pagamenti (25% e 19%).
Maggiori i benefici di coloro che hanno una dotazione tecnologica adeguata (per esempio ERP, software di Supply Chain Management o di amministrazione, finanza e controllo), percepiti da 56% delle aziende "digitali" contro il 51% di quelle non digitali".
Non tutte le aziende hanno però avvertito dei benefici sui propri processi aziendali. A livello di ciclo passivo, poco più di un quarto delle imprese dichiara di non avere tratto alcun beneficio (21% delle grandi imprese e 32% delle PMI). Sul ciclo attivo, invece sono state soprattutto le PMI a non percepire alcun beneficio dalla fatturazione elettronica (43% contro il 27% delle grandi imprese).
Purtroppo, c'è anche una quota di imprese che ha dichiarato un impatto negativo dalla fatturazione elettronica: appesantimento delle attività gestionali sul ciclo passivo (20% delle grandi aziende e 18% delle PMI), aumento dei tempi di pagamento (15% e 12%) e maggiore lentezza nella riconciliazione dei pagamenti (12% e 9%). "Se è vero che sei mesi sono pochi per avere davvero percezione dei benefici a tutto tondo sugli impatti della fattura elettronica ? commenta Claudio Rorato, direttore dell'Osservatorio Fatturazione Elettronica & eCommerce B2b ? non si può negare che in chiave prospettica si aprano ampie opportunità per le imprese. Dalla possibilità di operare su dati strutturati ed elaborabili del ciclo passivo, migliorando la gestione della tesoreria, il credit management e il controllo di gestione, alla digitalizzazione di processi documentali interni - per esempio il ciclo dell'ordine - aumentando l'efficienza aziendale e la sua competitività; dalla possibilità di ottenere più velocemente finanziamenti sulle fatture da parte di piattaforme dedicate alla supply chain finance al miglioramento dei rating sui fornitori, grazie a una maggiore integrazione dei dati del ciclo passivo con quelli delle fasi pre-negoziali. Ciò che mi preme sottolineare, è che non bisogna fermarsi all'adempimento normativo, ma guardare oltre".

Le PMI

Le piccole e medie imprese hanno reagito all'introduzione dell'obbligo di fatturazione elettronica cogliendone le opportunità, anche attraverso il ridisegno dei processi aziendali, oppure vivendo il cambiamento come mera imposizione normativa, limitandosi a conformarsi alle disposizioni di legge. L'Osservatorio ha indagato i principali fattori che scoraggiano le PMI a intraprendere un percorso di digitalizzazione e le leve che, al contrario, hanno spinto le PMI più digitali.
Il primo scoglio è spesso legato alla mancanza di interesse, fiducia e cultura digitale dell'imprenditore: non riuscendo a percepirne i benefici, vede la digitalizzazione come una problematica in più da affrontare, sia in termini di competenze che di costi. Nelle PMI non digitali è evidente, inoltre, l'assenza di progettazione a lungo termine, alla quale si aggiungono la cronica mancanza di un presidio organizzativo e regolare sull'innovazione, che esuli da quella di prodotto, e la difficoltà a mettere in discussione processi lavorativi consolidati.
Nelle PMI digitali, al contrario, l'imprenditore guarda positivamente al cambiamento, il continuo aggiornamento e il confronto con altre realtà permettono di percepire nuovi potenziali benefici per l'azienda e c'è una maggiore attenzione alla formazione.


I pagamenti B2b

Gli strumenti di pagamento prevalentemente utilizzati in ambito B2b sono i bonifici bancari digitali, usati dal 79% delle grandi imprese dal 78% delle PMI, e i bonifici tradizionali, impiegati dal 58% delle grandi aziende e dal 38% delle PMI. Gli strumenti di pagamento remoto sono utilizzati negli scambi B2b per oltre la metà dei pagamenti effettuati (67% delle transazioni delle grandi imprese e 64% delle transazioni delle PMI).
Fra le grandi imprese i sistemi di pagamento più diffusi sono la carta di credito (38%), la RiBa digitale (36%) e il MAV digitale (32%), mentre le PMI si affidano più spesso alla RiBa digitale (35%), la RiBa tradizionale (33%) e l'assegno cartaceo (32%). Il contante è ancora abbastanza diffuso in entrambe le realtà, con il 19% delle grandi imprese che lo usa nel 11% delle transazioni verso i fornitori e il 23% delle PMI che lo impiega nel 12% delle transazioni.
Una grande impresa su quattro (24%) usa sistemi di pagamento più innovativi (come l'epayment, il mobile payment, i digital wallet, i real time payment), contro il 7% delle PMI, ma entrambe impiegano questi strumenti in appena il 10% delle transazioni. Gli strumenti di pagamento innovativi sono più diffusi in quelle aziende che adottano delle soluzioni di Supply Chain Finance (SCF). Infatti, ben il 38% delle grandi aziende e l'11% delle PMI che usano strumenti di pagamento innovativi adoperano anche soluzioni di SCF, contro il 7% delle grandi aziende e il 6% delle PMI che non usano tali soluzioni.
È ancora marginale, invece, la diffusione delle criptovalute nelle transazioni B2b, usate da appena l'1% delle PMI e da nessuna grande impresa, ma che suscita un forte interesse in ottica futura.



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