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   numero di 12/06/2019
Cover story

Lanzillo (Deloitte): PMI, internazionalizzazione come strategia di crescita

Prevale un sentimento di ottimismo generale, pur in una situazione di incertezza politica, economica e macroeconomica del mondo

Nonostante alcune aree di incertezza, le aziende private e le PMI in particolare, rimangono il motore pulsante dell'economia globale, alimentate dalla loro agilità e capacità di innovazione. E le aziende italiane puntano su export e innovazione. É quanto emerge dal seconda edizione del report dedicato alle Aziende Private, un'indagine svolta da Deloitte su 2.550 leader di Aziende Private in 30 paesi, tra cui l'Italia (150 aziende intervistate). Ne abbiamo parlato con Ernesto Lanzillo, Partner, Private & Family Business Leader Italia presso Deloitte.

Quali sono state le maggiori evidenze del report?

Il report ha mostrato quello che è il pensiero delle PMI mondiali, indipendentemente quindi dalle dimensioni che noi abbiamo associato alla PMI. Questo perché in altre zone del mondo la PMI ha delle dimensioni diverse dalle nostre, immensamente maggiori.
Prevale un sentimento di ottimismo generale, pur in una situazione di incertezza politica, economica e macroeconomica del mondo che rende in qualunque modo le aziende attente a monitorare certi segnali che arrivano dall'economia, dalla tecnologia, dall'innovazione e dalla competizione disruptive.
Quindi, da una parte consapevolezza che il futuro porterà dei benefici prevedibili. Dall'altra, costante attenzione a quelli che sono i rischi che bisogna affrontare nell'approcciarsi al futuro nello sviluppo dell'azienda.

E in Italia?

l'83% delle aziende italiane prevede un trend di sviluppo della propria attività nei prossimi 24 mesi e punta sulla tecnologia. Questa è sia sinonimo di efficienza sia di incertezza e questo obbliga le aziende ad adattarsi velocemente al nuovo contesto di business.
Per affrontare tale situazione, in continua evoluzione, le aziende intervistate hanno dichiarato di reagire prevalentemente in due modi: in primo luogo, considerando l'applicazione di nuovi modelli di business (42%) e, in secondo luogo, studiando come cogliere nuove opportunità (37%) per superare e trarre vantaggio dalla disruption, con l'adozione anche di team dedicati (37%).

Cosa è emerso a livello occupazionale?

Che un buon 50 per cento delle aziende pensa nei prossimi 24 mesi di incrementare la propria forza lavoro. E di investire soprattutto nel training, nel recruiting, nella selezione dei talenti e nel mantenimento degli stessi. Inoltre, c'è il concetto - preponderante in tutti - che la cultura aziendale e i valori dell'impresa devono essere preservati, formando le persone, selezionando e trattenendo i migliori talenti. C'è quindi un tema di sviluppo dell'occupazione, controllata con attenzione per selezionare le migliori opportunità.

L'impatto della responsabilità sociale è sempre più forte?

Ha un impatto rilevantissimo, non soltanto da un punto di vista di tutela ambientale, ma anche di contributo allo sviluppo del territorio e dell'ecosistema. Mi spiego meglio. Ormai sostenibilità non è più soltanto sicurezza e tutela dell'ambiente: quello è un dato scontato che tutti abbiamo ormai acquisito, anche se è un elemento differenziante.
Il 49% delle aziende considera la Corporate Social Responsibility (CSR) un elemento chiave per attrarre dipendenti e per differenziarsi rispetto ai competitor, mentre per un'azienda italiana su quattro tale tematica è così prioritaria da rientrare nella strategia aziendale.
Il fattore che fa la differenza è il "wellbeing" delle proprie persone ed il contributo ad un miglioramento del territorio in cui si lavora con delle azioni che, indipendentemente dalla tutela ambientale, diano del valore aggiunto al territorio e portino benessere.

Una sorta di restituzione?

Si, una sorta di restituzione che deve caratterizzare tutte le aziende, poiché l'impresa deve essere consapevole che, ricevendo molto, deve anche dare. E in questo rapporto simbiotico sta anche un elemento con cui può perpetrare nel tempo i propri valori e la propria eticità, in un contesto di benessere globale che ormai deve far parte della normale gestione aziendale.

L'internazionalizzazione come strategia di crescita

Tutti hanno identificato l'internazionalizzazione come una strategia di crescita. In Italia a maggior ragione. Abbiamo rilevato come dal punto di vista delle percentuali le aziende del nostro Paese sono molto più vocate all'export. Va considerato che nel 75% dei casi il fatturato viene conseguito all'estero per più del 25% del suo ammontare.
L'indicazione fondamentale è che l'internazionalizzazione deve avvenire ed avviene attraverso acquisizioni oppure con operazioni di integrazioni societarie, ma non con sistemi di cooperazione, rete o aspetti che rendano "laschi" i criteri di governance.
Si ha un timore notevole della possibilità che l'assenza di regole di governance, portate dall'acquisizione e dal possesso o da determinate tutele legali, possano determinare una mancanza di efficacia nell'attività internazionale.


Parlando di innovazione digital transformation, quali evidenze sono emerse?

Tutti hanno come priorità numero uno la digital transformation. Un po' perché la considerano un elemento disruptive, temono quindi dalla digitalizzazione un attacco alle loro posizioni di riferimento, e quindi lo vogliono anticipare sviluppando digitalizzazione.
Sicuramente il tema dell'evoluzione tecnologica, quello del raggiungere i propri clienti in maniera più efficace, comprendendone le caratteristiche della domanda e comprendendone anche la percezione della bontà del proprio prodotto, è un elemento che caratterizza ora tutte le campagne di vendita.
Dal punto di vista della produzione, la digitalizzazione - connessa anche a tutta una tematica di sviluppo degli investimenti nell'industria 4.0 che, anche perché incentivati, hanno avuto un forte sviluppo in questo ultimo biennio - è un tema assolutamente presente in tutte le agende di investimento in tecnologia. Giusto poco successivo a quello della tutela dal cyber risk.
Ormai in Italia le analisi di cybersecurity sono prioritarie per le aziende, quindi certi investimenti vengono anche convogliati su quello e non destinati esclusivamente verso lo sviluppo commerciale o al miglioramento dell'efficienza produttiva tramite la digitalizzazione.



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