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   numero di 17/04/2019
Finanza e investimenti

Rally dei mercati azionari senza motivazioni reali
Bossola (E. de Rothschild AM): se andiamo a vedere i fondamentali, come gli utili e i margini delle aziende, sono in netto peggioramento. A questo vanno aggiunti i rischi geopolitici

Non c'è ragione che giustifichi pienamente le performance dei mercati azionari di questo inizio anno. Ne abbiamo parlato con Elena Bossola, Head of Third Party Distribution Italia di Edmond de Rothschild Asset Management.

Come interpreta questa euforia dei mercati?

Noi vediamo dall'inizio dell'anno una certa dicotomia nella percezione al rischio da parte degli investitori. Questo perché se andiamo a vedere le performance dei mercati siamo praticamente in doppia cifra su tutte le aree geografiche. Ma se andiamo a vedere i fondamentali, questi sono in netto peggioramento, sia se guardiamo agli utili societari sia ai margini delle aziende.
A tutto questo si sommano le incertezze geopolitiche che conosciamo: la Brexit, Trump, le prossime elezioni europee.
Abbiamo quindi un contesto di incertezza in cui i mercati stanno facendo un rally accompagnato dai livelli minimi nella avversione al rischio degli investitori e da posizioni corte sulla volatilità. Un contesto che sembrerebbe estremamente favorevole, ma che così non è se, come dicevo, andiamo a vedere i fondamentali delle aziende. La nostra posizione sui mercati azionari è quindi molto cauta.

Quali saranno i driver per i mercati azionari?

Noi pensiamo che in generale nei mercati azionari globali il driver sarà la Cina: come si comporterà Pechino determinerà di conseguenza ciò che faranno le altre aree geografiche. Il Paese asiatico è un po' il vero motore della crescita nell'ultimo periodo. Non vediamo una America crescere e una Cina andar male.
Sull'Europa abbiamo più incertezze dovute, come dicevo, alla Brexit e da come questa verrà gestita. La Gran Bretagna è infatti il Paese che stiamo sottopesando.

Ma l'indice italiano è quello con la migliore performance dall'inizio dell'anno.

Sì, ma il FTSE MIB è stato trainato molto dai titoli finanziari, che sono il principale costituente dell'indice, che erano scesi molto alla fine del 2018. C'è stato un rimbalzo che li ha portati su valutazioni un po' più sensate. Ma il nostro atteggiamento rimane cauto perché riteniamo che questa crescita sia un po' esagerata considerando i fondamentali.

Passando all'obbligazionario, le scelte della FED quanto potranno influire?

La FED secondo noi è sicuramente la Banca centrale da monitorare. Questo perché innanzitutto in questo momento la curva dei tassi dei Treasury americani è invertita. Era invertita sulle scadenze 3 mesi - 10 anni, mentre adesso lo è sulle scadenze 3 mesi - 7 anni, quindi sulla parte della curva che normalmente quando è invertita, anticipa una recessione. Ovviamente la FED farà di tutto per fare in modo che la curva diventi più ripida. Quindi persevererà nelle sue politiche accomodanti, probabilmente estendendo il non aumento dei tassi anche fino a metà 2020. Tendenzialmente dobbiamo aspettarci una curva dei tassi americana che diventerà più ripida, con tassi in aumento sulla parte a breve, fatto che di per sé non è positivo per l'obbligazionario in generale.



Finanza e investimenti

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