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   numero di 03/04/2019
Idee e opinioni

Brutti, sporchi e cattivi
L'Italia è molto meglio di come viene dipinta dentro e fuori dal Paese. Germania e Francia sono meno attrezzate per affrontare la crisi che verrà

A sentire certe trasmissioni TV o leggere la maggior parte dei giornali sembrerebbe che l'Italia stia letteralmente sprofondando nel baratro della crisi che porta al default.
Ogni occasione è buona per attaccare il governo, amplificare divergenze (che ovviamente ci sono) tra 5 Stelle e Lega, enfatizzare le reprimende di Bruxelles e Francoforte, e dipingere premier e vari ministri come apprendisti stregoni se non come inetti totali. Anche se talvolta lo sono, viste le uscite sconcertanti.
Per il lettore o telespettatore che non ha tempo, voglia o possibilità di andare sulla rete, quella è l'unica informazione disponibile e su quella si fa le sue idee.
Eppure, per separare i fatti dalle opinioni, nelle trasmissioni di approfondimento economico, sarebbe opportuno che comparisse un semplice cartello prima di cominciare qualsiasi dibattito: "dal 1° gennaio, industrie fatturato +3,1%; ordinativi +1,8%, export +2,5%; Mib +16%; spread -6%".
Questo ovviamente perché fino al 31 dicembre 2018 il timing dell'economia italiana era regolato dall'orologio della finanziaria targata Gentiloni. Per cambiare le cose poi ci vuole tempo: tutto e subito non riesce a nessuno, neanche con la bacchetta magica.
Ciò non significa che tutto vada bene, siamo in piena espansione e che la nostra economia galoppi. Tutt'altro. Abbiamo oltre 5 milioni di poveri, un Pil che è lontano parente di quello anche solo del 2008, infrastrutture fatiscenti o al collasso, una burocrazia opprimente e un sistema fiscale predatorio. E un debito pubblico che sembra più alto dell'Himalaya, fonte (ci dicono) di tutti i nostri guai. Vista da questa angolazione, anche un po' autorazzista, l'Italia è sicuramente un Paese in crisi e che si appresta a ricevere una bastonata terrificante dalla crisi mondiale prossima ventura.
Ma non è che noi siamo brutti, sporchi e cattivi mentre gli altri Paesi sono esempi di virtù e correttezza. All'interno dell'EU è in corso da tempo una guerra senza esclusione di colpi in cui l'Italia (anche grazie all'euro) dovrebbe difendersi con le mani e le gambe legate, e rispettando le regole del barone di De Coubertin. Germania e Francia hanno occupato tutti gli spazi di potere comunitario e da tempo fanno allegramente shopping dei nostri gioielli di famiglia, grazie anche a nostri governi compiacenti. In un mondo normale, questo non dovrebbe accadere.
Ma il tempo è galantuomo e se il nostro Paese è abituato alla resilienza, non si può dire lo stesso per gli altri sopra nominati. La Germania sta sperimentando un notevole crollo della produzione industriale, frutto di una grande frenata dell'export, unico driver della sua economia. Sempre dalle parti di Berlino, Merkel lascerà il governo sulle macerie delle due banche più importanti, abbattute dalla loro stessa politica speculativa. Vogliono fonderle, ma dopo aver impedito la stessa cosa a noi e ad altri Paesi, non avranno vita facile.
La Francia, da sempre importatore netto, non avrà remore di sorta a fare un deficit stratosferico pur di tamponare la crisi in cui Macron l'ha sprofondata. E ogni sabato i Gilet Gialli ricordano che il Paese è molto più fragile di quanto sembri.
Parliamo di Paesi in crisi, più o meno forte, cui non vengono imputati elementi di credibilità e solvibilità come a noi. Loro sono intoccabili (almeno finchè Trump lo vuole), ben protetti dai loro stati ed enti vassalli.
Parlavamo di un mondo normale, quello in cui le agenzie di rating non chiudono entrambi gli occhi sulla situazione in Francia per poi invece assecondare la speculazione finanziaria contro di noi, che siamo messi meglio.

Un mondo dove una banca centrale vera non fa figli e figliastri, dove non ci sia un soggetto come Schäuble che dopo aver raso al suolo la Grecia per salvare le proprie banche adesso si dice pentito.
E dove un ex presidente del consiglio non va giulivo in televisione nazionale a dire che, tutto sommato, sull'euro è stato messo nel sacco, che lui ha sbagliato i parametri di cambio ma la colpa è di chi è venuto dopo che non ha vigilato.
Un mondo in cui l'Unione Europea non ti fa fallire le banche (vedi caso Tercas), mette sul lastrico i risparmiatori e poi ti dice "ci siamo sbagliati" (perché adesso da salvare ci sono le banche tedesche).
Molti osservatori hanno rilevato che quelle di maggio saranno le prime vere elezioni europee. I cittadini andranno alle urne con idee ben precise sul tenere questa UE così com'è o cambiarla radicalmente.
Un sospetto su come potrà finire ce l'avremmo?

Claudio Gandolfo



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