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   numero di 20/03/2019
Idee e opinioni

Quel debito privato tenuto nascosto
Si parla solo del rapporto Pil/debito pubblico, dimenticando che quello delle famiglie è altrettanto importante. Perché non sommarli insieme? Forse perché molte gerarchie cambierebbero?

Costancio della BCE l'ha ammesso più volte: nell'eurozona (e anche nel mondo) la crisi non è generata dal debito pubblico, ma da quello privato. É stato così in Grecia, in Irlanda, in Spagna e Portogallo, entrati in crisi con un rapporto debito pubblico/Pil bassissimo.
Già perché se il debito privato diventa insolvibile, magari contratto con banche o fondi stranieri, causa inesorabilmente un problema pubblico. In Italia, peraltro, abbiamo raggiunto vertici inarrivabili di masochismo con il bail-in, unici al mondo. Ricordiamo che dagli USA era arrivato nel 2008 il problemino dei subprime, fondi salsiccia con mutui (debiti) farlocchi. E per le stesse cause le due grandi banche tedesche non stanno passando un gran momento.
Quanto conti il debito privato (quello delle famiglie per capirsi) in relazione al Pil è evidente dall'assoluto diniego della UE e della BCE di cumularlo a quello pubblico per dare il vero dato dell'indebitamento di un Paese.
Il perché di tanta resistenza è presto detto: con la somma dei due debiti molti Paesi "virtuosi", tali non sarebbero più, con conseguenze, per esempio sui rating dei titoli di stato. Ma diamo un'occhiata all'ultimo rapporto della BIS (Bank of International Settlement) relativo al terzo quadrimestre 2018.
Visto che l'ultima crisi mondiale era partita dagli USA, la Top 10 del debito privato diventa una Top 11, dove all'ultimo posto c'è proprio l'America, con un rapporto debito/pil del 76,4% (era poco sotto il 100% nel 2007-08). Salendo, troviamo: UK (86,5%), Svezia (88,5%), Nuova Zelanda (93,3%), Corea del Sud (96,9%), Canada (100,2%), Norvegia (100,5%), Olanda (102,7%), Danimarca (116,7%), Australia (120,5%), e al primo posto la Svizzera con 128,8%!
E l'Italia? Siamo abbondantemente fuori dalla classifica con un lusinghiero 40,9%, eppure siamo il Paese dei mutui. Per guardare ancora in casa altrui, la Francia ha fatto registrare un 59,5%, la Germania un 52,7% e la Spagna un 59,6%. La Cina è al 51,5%.
I Paesi più indebitati sono di fatto quelli con un Pil pro capite più elevato, con redditi alti e probabilmente stabili. Ma le fredde percentuali indicano come le scelte private possano influire sull'andamento di un Paese. Ripensiamo alla crisi dei subprime o a quella più attuale delle insolvenze per l'automobile negli USA (stile mutui). Oppure la bolla immobiliare in Australia o in Canada. Sono probabilmente pochissimi gli stati che possono dirsi immuni ad una eventuale crisi del debito privato, Forse la Svizzera e la Norvegia.

Quindi, visto che si tratta di un indice di rischio, perché non calcolare l'intera somma dei due debiti per fotografare lo stato di salute di un Paese? Per esempio, l'Italia non avrebbe alcun problema con i parametri di Maastricht. Ma l'Olanda si.
Non è che il diniego, tutto ideologico, sovvertirebbe molte graduatorie e costringerebbe troppe organizzazioni ed enti a rivedere i propri giudizi (e relative sanzioni)? Forse FMI, OCSE, BCE, UE e sarebbero costretti ad ammettere che quanto fatto finora non è metodologicamente corretto? Oppure c'è chi da questo metro di valutazione ci ha guadagnato con la speculazione?

Claudio Gandolfo



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