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   numero di 20/03/2019
Fare Business

Il talent crunch mette a rischio la crescita di molti Paesi
Villa (Korn Ferry): la carenza di manodopera qualificata potrebbe portare, entro il 2030, a una perdita di opportunità di reddito a livello globale di 8,452 trilioni di dollari, pari al PIL combinato di Germania e Giappone

La crisi del talento, ovvero una carenza di manodopera qualificata, potrebbe spostare l'equilibrio globale del potere economico entro il 2030. E’ quanto emerge da uno studio condotto da Korn Ferry, Società di consulenza organizzativa globale che accompagna le aziende nel ridisegnare gli asset manageriali. Realizzato a livello mondiale, lo studio “The Talent Crunch” pone l’accento sull'impatto finanziario in tre diversi orizzonti temporali (2020, 2025 e 2030).
Dalla ricerca emerge che, se lasciata senza indirizzo, la carenza di talenti mondiale ridurrà in futuro la crescita per le organizzazioni, le economie e il lavoro. Se la situazione non verrà guidata, entro il 2030, la carenza di lavoratori qualificata sarà pari a 85,2 milioni di persone, con una conseguente perdita di opportunità di reddito di 8,452 trilioni di dollari, pari al PIL combinato di Germania e Giappone.
C'è ancora tempo per mitigare il rischio ma i governi e le organizzazioni devono fare della strategia per i talenti una priorità chiave e adottare da subito misure per istruire, formare e potenziare la propria forza lavoro esistente.
“I risultati di questo studio saranno sicuramente di aiuto ai leader delle aziende e delle organizzazioni per capire in che modo la carenza di talenti impatterà sui loro settori e sulle regioni in cui operano per iniziare ad affrontare immediatamente la crisi del talento, prima che questa avvenga e ne subiscano conseguenze economiche”, commenta Maurizia Villa, Managing director e Country Chair Italia di Korn Ferry, Società di consulenza organizzativa globale.
Per costruire un quadro di ciò che la carenza di talenti potrebbe significare a livello economico globale, Korn Ferry ha analizzato l'offerta e la domanda di talenti in 20 economie sviluppate e in via di sviluppo: le Americhe (Brasile, Messico, Stati Uniti), EMEA (Francia, Germania, Paesi Bassi, Russia, Arabia Saudita, Sud Africa, Emirati Arabi Uniti e Regno Unito) e Asia Pacifico (Australia, Cina, Hong Kong, India, Indonesia, Giappone, Malesia, Singapore e Thailandia).
La ricerca è stata effettuata in tre settori ad alta intensità di conoscenza che all'interno di ciascun mercato fungono da fattori determinanti per la crescita economica globale (servizi finanziari e aziendali; tecnologia, media e telecomunicazioni - TMT; settore manifatturiero) a tre livelli di abilità distinti: lavoratori altamente qualificati che hanno completato l'istruzione post-secondaria; lavoratori di livello intermedio, che hanno conseguito un diploma di istruzione secondaria superiore; lavoratori scarsamente qualificati, che hanno meno dell'istruzione secondaria superiore.
I risultati dello studio di Korn Ferry evidenziano la portata e l'impatto della crisi dei talenti in termini di carenze di dipendenti qualificati e che cosa implicano in termini di opportunità perse per la creazione di valore. Ad esempio, il settore dei servizi finanziari degli Stati Uniti soffrirà di più per la crescita stentata dovuta alla mancanza di talento, con 435,69 miliardi di dollari di produzione economica non realizzata, pari a circa l'1,5% dell'intera economia del Paese.
Per l'importantissimo settore tecnologico, Korn Ferry ha rilevato che una carenza di competenze lavorative raggiungerà i 4,3 milioni di lavoratori entro il 2030 (ben 59 volte il numero di dipendenti di Alphabet, la società madre di Google). Come nota positiva, si prevede che l'India abbia un surplus di lavoro qualificato di circa 245,3 milioni di lavoratori entro il 2030. Si tratta dell'unico paese dello studio che dovrebbe avere un surplus, dovuto principalmente al consistente numero di persone in età lavorativa e ai programmi governativi per aumentare le capacità dei lavoratori.
Dall’analisi di Korn Ferry emerge chiaramente che anche le aziende che utilizzano più robotica prevedono un crescente bisogno di talento umano con competenze avanzate, per esempio per ridistribuire le persone dalla fabbrica - dove i robot possono eseguire lavori ripetitivi - ai laboratori di ricerca.
Il problema fondamentale è la discrepanza tra i progressi tecnologici, tra cui l'automazione, l'intelligenza artificiale (AI) e l'apprendimento automatico, e le competenze e le esperienze che i lavoratori devono avere per sfruttare questi strumenti avanzati. In altre parole, la tecnologia non può offrire i guadagni di produttività promessi se non ci sono abbastanza uomini con le giuste competenze.



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