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   numero di 13/03/2019
Leisure

Punto e a capo. L'economia dell'attenzione è alla saturazione? 
La pubblicità sta occupando ogni spazio, ma il tempo degli utenti è finito?

Questo articolo parte con un domanda che molti operatori del settore media si stanno ponendo da qualche tempo: ma il tempo degli utenti è davvero finito?
Gli schermi imperversano, ma non è possibile ottenere un livello di attenzione superiore a quello attuale da parte degli utenti e questo è un elemento che crea una discreta preoccupazione.
Se Google, Facebook, Instagram, Twitter, Fortnite, Netflix, Amazon, Spotify e le TV si contendono la stragrande maggioranza del tempo, non solo libero delle persone, è chiaro che il modello di business che si è sviluppato in questi anni sta entrando in crisi.
Da un lato, la spesa media per la pubblicità si sta alzando per raggiungere i medesimi risultati del passato, dall'altro la disaffezione, o meglio, una minore fedeltà da parte degli utenti mettono in grande crisi tutto.

L'effetto Borsa

Non è un caso che Netflix citi come principale concorrente nel mercato americano non più HBO, canale televisivo via cavo a pagamento, ma Fortnite, videogioco gratuito di Epic Games, che rappresenta un cambiamento davvero enorme.
Ma come, un gioco, molto amato, su cui le persone spendono molto tempo e anche, a guardare i conti, molti soldi in gadget digitali, compete con serie TV e film? Ma come, l'età media dei due prodotti non è mica la stessa?
La pubblicità si fonda sul proporre dei messaggi e fare in modo che possano attrarre attenzione, farsi ricordare e via di seguito, per fare in modo che al momento opportune chi vede i messaggi si ricordi poi del prodotto e lo acquisti.
Se l'attenzione viene parcellizzata fino a polverizzarsi anche su media che la pubblicità non la prevedono, come si può reggere questo mondo basato su due modelli di entrare: abbonamenti/acquisti e pubblicità?
Questa è una faccia della medaglia.
L'altra è la polarizzazione dell'attenzione, in mano a poche aziende che monopolizzano il digitale. Alcuni studi universitari raccontano che i consumatori non hanno più tempo libero da destinare a nuove attenzioni o anche solo per la ricerca di proposte di intrattenimento nuovo. Il cinema, i libri, i giornali e la TV stanno segnando il passo, da tempo.

Una questione di efficacia

Quand'è l'ultima volta che avete cliccato su un banner per fare un acquisto?
Da una parte il bombardamento di messaggi pubblicitari, dall'altro totale disattenzione agli stessi.

Se Marshmello fa un concerto su Fortnite, quindi gratis, a chi toglie audience? Alle TV musicali, a Spotify, a Netflix, alle discoteche?
Stiamo vivendo un cambiamento culturale, di cui non parla praticamente nessuno, che gli operatori del settore cercano di nascondere o dimenticare, ma che sta diventando cruciale.

 

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