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   numero di 13/03/2019
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Montinari (DLA Piper): credito di imposta fondamentale per le PMI che si quotano

Viene riconosciuto il 50% delle spese qualificate sostenute dalle società a partire dal 1 gennaio 2018 fino al 31 dicembre del 2020, nel limite del 50% con un cap massimo annuale di 500mila euro

Gli incentivi fiscali sui costi di quotazione per le PMI rappresentano un elemento di traino alla crescita delle IPO sull'AIM, che lo scorso anno ha visto 26 nuove quotazioni di cui 19 società e 7 SPAC, per un totale complessivo di 1,32 miliardi di euro raccolti. Un tema sicuramente importante quindi per le società che intendono quotarsi. Ne abbiamo parlato con Christian Montinari, partner DLA Piper.

Gli incentivi fiscali sui costi di quotazione per le PMI rappresentano un elemento di traino alla crescita delle IPO sull'AIM, che lo scorso anno ha visto 26 nuove quotazioni di cui 19 società e 7 SPAC, per un totale complessivo di 1,32 miliardi di euro raccolti. Un tema sicuramente importante quindi per le società che intendono quotarsi. Ne abbiamo parlato con Christian Montinari, partner DLA Piper.

Credito di imposta: chi ne beneficia e come?

Parliamo di quello che riguarda le società che intendono quotarsi sui mercati multinegoziali. Ne beneficiano tutte le società regolarmente iscritte al registro delle imprese che non hanno criticità legate - per esempio, legate a benefici o agevolazioni fiscali ricevute e non regolarmente restituite - e che rientrano nei settori individuati dalle raccomandazioni dalla Commissione Europea.

In cosa consiste il credito di imposta?

Consiste nel riconoscimento del 50% delle spese cosiddette "qualificate" sostenute dalle società a partire dal 1 gennaio 2018 fino al 31 dicembre del 2020, nel limite del 50% con un cap massimo annuale di 500mila euro.
Va considerato anche che il capitolato messo a disposizione per il 2019-20 da parte dello stato è di 20 milioni di euro come valore massimo per il 2019 e di 30 milioni per il 2020. Questo significa ovviamente che nella misura in cui diverse società dovessero richiedere il beneficio del credito di imposta, nel caso in cui il cap massimo dovesse essere sforato, il credito dovrebbe essere riproporzionato in ragione del valore da ciascuno richiesto.

Come si determina il credito di imposta?

Si determina sulla base delle spese effettivamente sostenute. C'è una procedura ad hoc con la quale il contribuente dovrà inviare tramite PEC, in un periodo compreso tra il 1 ottobre dell'anno della quotazione e il 31 marzo dell'anno successivo, la lista di tutte le spese effettivamente sostenute. Questa lista, con i relativi ammontare, concorre alla determinazione di quella che rappresenta la base per il computo del credito di imposta. Una base che potrà essere rilevante, ripeto, nei limiti del 50%.
Ipotizziamo, per esempio, che vengano sostenute spese qualificate per 1.200.000 euro: potranno rappresentare un credito di imposta soltanto 600mila euro, con un cap annuo di utilizzo di 500mila euro. Quindi, in questo caso concreto, la società potrebbe utilizzare nell'anno X in cui si è quotata un credito di 500mila euro senza alcun vincolo sulla compensazione. Non c'è il vincolo né dei 250mila euro nè quello dei 700mila, bensì una compensazione senza limiti. I residui 100mila euro potranno essere utilizzati nell'anno X+1.

Quali sarebbero le spese qualificate?

Le spese qualificate sono numerose. Devo dire che il decreto ministeriale con cui sono state individuate le spese rilevanti ai fini del credito di imposta sono di diverso tipo.
Per fare qualche esempio, si va da tutte le spese propedeutiche alla quotazione tipo, facciamo qualche esempio, le attività volte all'introduzione di un sistema di controllo di gestione, le spese per la consulenza finanziaria, per l'advisory, per le due diligence di natura finanziaria, legale e fiscale, l'emissione delle "comfort letter", l'attività di consulenza volta alla redazione del documento di ammissione, nonché tutte le attività connesse al NOMAD, oltre a quelle di pubblicizzazione del titolo nell'ambito di quelli che sono i round al fine di pubblicizzare il titolo.

Perché è interessante l'indice di quotabilità delle imprese di CERVED?

Questo lavoro fatto dal Cerved per Borsa Italiana è molto interessante. L'ultima edizione del 2018 ha riportato numeri abbastanza rilevanti, sia per la natura della tipologia di impresa potenzialmente quotabile, sia anche per il numero.
Questo perché se pensiamo alla natura, fondamentalmente quello che è emerso da parte del CERVED è che la struttura dell'azionariato di queste aziende di compone per il 5% da società detenute da fondi di private equity, per il 48% detenute da azionariato familiare, e per il residuo ammontare da un azionariato non famigliare, pensiamo all'industriale e via dicendo.
Questo indice di quotabilità, che ha preso indici che vanno dalla professionalità del management all'indice del rapporto sull'EBTDA sul debito finanziario e via dicendo, ha portato dei numeri abbastanza interessanti. É chiaro che essendo un indice di quotabilità ha fatto uno screening volto ad individuare la rilevanza di questo indice rispetto alle società già quotate. Cioè quante delle società analizzate hanno riportato un indice, per esempio, superiore al 70% rispetto a quelle che sono le condizioni che rappresentano una società già quotata.
Questo studio ha rivelato un tessuto nazionale molto interessante, poiché parliamo di un alveo che supera le mille società potenzialmente quotabili. Questo non significa che andranno a quotarsi, ma che queste società hanno le caratteristiche che tendenzialmente si avvicinano alla quotazione. Di queste mille, nella misura in cui l'indice di quotabilità viene innalzato, quindi lo rendiamo prossimo a quello di società quotate, naturalmente il numero si restringe.

Ma comunque sia è un numero che già prevede un dato sotto le 200 imprese e quindi un valore che è sicuramente molto interessante.

Nella vostra esperienza, quante società potrebbero quotarsi all'AIM in un prossimo futuro?

Se parliamo di un prossimo futuro e guardiamo a quest'anno probabilmente potremmo vedere che il trend potrebbe essere in linea o di poco vicino a quello del 2018. Anno in cui si è dimostrato sicuramente un grandissimo successo. Bisogna però tener in considerazione che gli indicatori, gli outlook economici, sembrano fornire indicazioni sul prossimo futuro leggermente divergenti da quelle che sono state negli ultimi tre anni. Quindi non escludo che a partire dal 2020 possa intervenire una leggera flessione.
La storia è ciclica e anche l'economia sembra essere adeguata ad essa, quindi è chiaro che in condizioni di economia in crescita le richieste di quotazioni aumentino e anche l'utilizzo di questo strumento da parte dei fondi altrettanto. Con un'economia più debole le quotazioni ovviamente si riducono.
Se dovessi fare un'ipotesi, probabilmente quest'anno una ventina di società potrebbero trovarsi nelle condizioni di essere quotate.

 



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