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   numero di 06/03/2019
Idee e opinioni

Patrimoniale? No, grazie, visto che la paghiamo già da anni
Abbattere il debito pubblico con nuove tasse significa impoverire sempre di più famiglie e aziende, che queste imposte già le pagano

Da più parti si sente parlare di un'ipotesi di patrimoniale una tantum a carico dei cittadini italiani nel caso servisse una manovra correttiva sui conti pubblici. Chi fa queste affermazioni, sempre con il piglio da Robin Hood 2.0, sempre a favore di telecamera, paventando una aliquota addirittura dal 5 al 10%, merita qualche semplice risposta.
Intanto, Bankitalia stima che circa la metà della ricchezza netta in Italia (di cui il 60% in immobili) sia nelle mani di non più del 10% della popolazione. Con questa premessa, facile capire che i grandi patrimoni mobiliari e immobiliari sono ormai da tempo al riparo da qualsiasi manovra di questo tipo. Andarli a ricorrere nel 2019 non ha molto senso.
La CGIA di Mestre rileva che nel 2016 gli italiani pagavano già circa 45,4 miliardi all'anno di imposte a carattere patrimoniale, di cui oltre la metà di derivazione immobiliare. E partiamo proprio da qui.
Una forma di tassazione diretta e di tipo ricorrente (non una tantum) già esiste, sottoforma di ICI-IMU-TASI, che sotto il governo Monti (e poi Letta, Renzi, Gentiloni) fu più che raddoppiata, portando da un gettito annuale di poco meno di 10 mld di euro del 2011 agli oltre 24 dal 2012.
Meno male che il decreto si chiamava "Salva Italia", poichè gli italiani proprietari di seconde case e capannoni hanno pagato in pochi anni oltre 80 miliardi di tasse immobiliari in più (fonte CGIA Mestre). Dovevano abbattere il debito pubblico che invece è inesorabilmente salito, persino di un importo superiore. In cambio si sono impoveriti gli italiani e l'intero settore delle costruzioni, un vero pilastro per il Pil nazionale, è crollato. Cosa avrebbero fatto le famiglie con quegli 80 miliardi di euro? Sicuramente non avrebbero fatto crollare i consumi e magari acquistato qualche casa in più.
Nel caso in cui in cui nel concetto di patrimoniale rientrasse la prima casa, oggi esentata, vorremmo sommessamente ricordare che questo riguarderebbe oltre l'80% delle famiglie italiane, la gran parte con un mutuo a carico, che non potrebbero quasi certamente pagare un ulteriore 5/10% sul valore catastale dell'abitazione. Oltretutto in moltissimi si trovano oggi a pagare un mutuo contratto per un valore di mercato che la casa stessa non ha più. E fanno sempre più fatica.
Basterebbe dare un'occhiata ai bollettini delle aste giudiziarie dei pignoramenti o a guardar dentro i fantomatici NPL bancari per trovare una quantità infinita di immobili, abitazioni e capannoni.
Quindi chi sarebbero i soggetti tar-tassabili?
Riguardo poi i patrimoni di carattere finanziario, che Bankitalia stima a gennaio ammontino a circa 3.300 miliardi, giova ricordare che gli utili delle transazioni sono tassati alla fonte e che siamo nella media europea. E poi già ci sono le imposte di bollo, di registro e sostitutiva, sulle successioni e donazioni ecc. Tutte ascrivibili come patrimoniali.

Non è aggredendo i risparmi privati, magari in titoli di stato, che si migliorerebbe la situazione debitoria italiana.
Certo, sempre secondo Bankitalia, il nostro Paese avrebbe una ricchezza privata complessiva (finanziaria e immobiliare) di oltre 9mila miliardi di euro, che la colloca sul podio mondiale. Ma una simile cifra, in un ambito finanziario normale, non dovrebbe esser più che sufficiente a garantire un debito pubblico di poco meno di 2.350 miliardi di euro?
Quanto Paesi al mondo possono dire altrettanto?

Claudio Gandolfo



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