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   numero di 06/03/2019
Fare Business

Perchè occorre passare da Smart City a Safe City
Gazzoni (Hexagon): con l'aumento della popolazione e dei servizi abilitati dal digitale le città diventeranno sempre più vulnerabili

Il mondo delle applicazioni mission critical è da sempre un terreno su cui le amministrazioni si scontrano, perché le esigenze delle città moderne, quelle che oggi chiamiamo smart city, richiedono un uso sempre più massivo di tecnologie che possano abilitare i servizi.
"Hexagon è una multinazionale di origine svedese che si occupa di soluzioni tecnologiche per la sicurezza di infrastrutture critiche", ha esordito Angelo Gazzoni, country manager Italia di Hexagon Safety & Infrastructure. "Realizziamo applicazioni mission critical per agevolare il coordinamento tra forze di polizia, ambulanze e tutte le altre organizzazioni di soccorso, e in pratica creiamo delle regie per poter affrontare eventuali problematiche. Lavoriamo con le città, ma anche con gli aeroporti, i trasporti, le compagnie di energia e di telecomunicazione".
Operare nel mondo delle informazioni e organizzazione di forze sul campo non è un'impresa semplice, perché spesso non esiste un unico tavolo di lavoro. "Spesso dobbiamo creare noi le opportunità per creare i servizi alle città", ha proseguito Gazzoni. "Il digitale rappresenta una soluzione efficiente per la gestione dei rischi, ma necessita di risposte orchestrate, connessioni tra le varie centrali e, più in generale, con tutte le infrastrutture. Noi possiamo mettere a disposizione il nostro software, ma sono i sindaci e le varie aziende che devono essere coinvolte nel processo a dover fornire l'accesso ai propri dati".
Progetti che sembrano complicati. "In realtà si possono fare grandi cose mettendo in connessione, attraverso un'unica regia, i trasporti e la polizia locale", ha proseguito Gazzoni. "Già coordinando questi servizi è possibile ottenere risultati incredibili, per esempio, a livello di ingorghi. Il tutto è gestibile direttamente da un browser web, per cui molto agile a livello decisionale visto che chi deve prendere le decisioni non può essere in una sala operativa 24/7. La questione si può allargare, aggiungendo gli interventi dei vigili del fuoco, a cui si potrebbero mettere a disposizione le informazioni sui palazzi, scale, interni e via di seguito. Il livello di sicurezza per la città aumenta. Faccio presente che l'ONU prevede che quasi tutta la crescita della popolazione mondiale fino al 2030 si concentrerà nelle aree urbane. Questo dato porta a fare una considerazione: se da un lato le città si stanno evolvendo per diventare sempre più intelligenti, sulla scia della crescente diffusione di progetti di Smart City, dall'altro, l'aumento nel numero di persone che utilizza i servizi delle città può creare rischi per la sicurezza. Ma se le città diventano sempre più smart, i centri urbani diventano più vulnerabili verso attacchi cyber, gravi incidenti e malfunzionamenti. Sono, inoltre, sempre più esposti al rischio di situazioni di emergenza, attacchi terroristici, disastri naturali. Accanto al concetto di Smart City, dunque, è opportuno introdurre quello di Safe City, che deve essere elemento fondante e prerequisito essenziale per qualsiasi iniziativa digitale applicata alle città, alle grandi aree urbanizzate ed ai luoghi densamente frequentati. La nostra posizione, quindi, è creare dei modelli che possiamo definire di Safe City, orchestrando, prima di tutto tutte le forze che operano sul territorio, ma anche mettendo in connessione diretta tutte le realtà pubbliche e private che possono essere vulnerabili, sensibili o semplicemente abilitanti di soluzioni".



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