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   numero di 27/02/2019
Idee e opinioni

Indipendenza e ragion di stato
Ogni organismo o istituzione fa gli interessi del proprio Paese. In Italia ci si comporta diversamente e ci sarebbe da discutere sulle motivazioni

Ogni volta che un governo entra in carica, vorrebbe operare uno spoil system, cioè mettere ai vertici esecutivi delle leve di comando statali le persone che ha identificato come idonee per portare a compimento il proprio programma. In pratica, soggetti che non remino contro ma a favore.
É una pratica anglosassone che dovrebbe essere più che legittima.
Invece in Italia, a fasi alterne, quando si cerca di metterla in pratica si alzano i lai sulla tutela dell'indipendenza, come se chi già ricoprisse quella carica non fosse stato paracadutato lì dalla politica, come accade da sempre. E non è questione di "pesi e contrappesi", che hanno già una loro regolamentazione nelle istituzioni (e nel manuale Cencelli).
Per esempio, fa tanto discutere la richiesta di sostituzione dei vertici di Bankitalia. Tutti i media a parlare di "occupazione". Peccato che in Germania e Francia, due Paesi non a caso, la scelta del Board della Banca centrale sia fatta dal governo, così come per Enti pubblici, vertici della magistratura, authority, società partecipate, istituzioni varie ecc.
Non si va al governo di un Paese senza mettere propri uomini nei ruoli chiave: la macchina dello stato deve - dovrebbe - viaggiare nella direzione imposta dall'esecutivo, votato dal popolo per questo. E non avere troppi impedimenti spesso pretestuosi o dettati dall'appartenenza, frequentemente amplificati dai media dello stesso schieramento.
Peraltro, proprio in Francia e Germania, i TV e giornali sono per la quasi totalità sempre filogovernativi, ma questo non impedisce ai due Paesi di esser molto più avanti di noi nella classifica nella libertà di stampa. In Italia abbiamo l'unico esecutivo occidentale eletto senza l'endorsement di alcun media. Anzi, si dà molto più spazio all'opposizione. Sfumature.
Ma torniamo alla macchina statale e alla ragion di stato, tanto per capirsi meglio.
La Germania ha comunicato che la stima del Pil per il IV trimestre del 2018 è un +0,02%. Tenendo conto che da 0,0% in giù il Paese avrebbe dovuto ammettere la recessione tecnica, con tutte le conseguenze nefaste del caso, il dato appare quantomeno sospetto di essere stato addomesticato. Non si esprime MAI al secondo decimale. E questo fa venir in mente a molti commentatori internazionali una "manina" che ha aggiustato l'algoritmo. Niente di male, per carità. L'istituto di statistica tedesco è venuto incontro alle esigenze del governo. In fondo, poi ci sono le revisioni, e chi si lamenterà se dovesse rivelarsi un -0,3% tra 12 mesi? In fondo era la percentuale attesa.
Ma quel +0,02% consentirà alla Germania (e alla BCE) di proseguire nelle loro politiche negando una recessione nell'eurozona.

La stessa tematica la potremmo estendere alla Francia e al peso del CFA (l'euro per le ex colonie) sul Pil o, spingendoci più lontano, alla Cina e ai suoi dati ufficiali, che vanno sempre presi con le molle. Lo stato e la tutela dei suoi interessi vengono quindi prima di tutto. Tranne che da noi.
In Italia è tutto un fiorire di sepolcri bianchi che parlano e straparlano di indipendenza dalla politica per ogni cosa. Gli stessi che poi accettano qualsiasi decisione che arrivi targata Bruxelles o Francoforte, anche se è palesemente contro gli interessi dell'Italia e degli italiani.
Lewis Carroll avrebbe molto da scrivere su ciò che sta accadendo in questo Paese.



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