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   numero di 13/02/2019
Leisure

Le difficoltà di innovare
Questo libro vuole interrogarsi sulle prospettive dell'adozione del paradigma d'innovazione aperta per affrontare efficacemente le strategie d'impresa e rilanciare la sfida dell'innovazione nel nostro Paese

Oltre alle storiche difficoltà del nostro sistema Paese, il mondo delle imprese si confronta ogni giorno con una concorrenza sempre più agguerrita. Solo mantenere le posizioni conquistate in passato non è sufficiente ad assicurare un futuro sereno. Ecco quindi che occorre incentivare in ogni modo la capacità di innovare, intesa non nel senso puro del termine di cavare una soluzione inedita dal proprio cappello; basta solo identificare nicchie ed opportunità nuove, per il solo fatto di non essere state prima immaginate.
Un aiuto in questo processo (che sommessamente credo sia più corretto definire come un'attitudine al day by day), la offre l'Open Innovation, il mantra di molti studiosi d'impresa ed "innovatori".
Il tema è trattato nel recente libro, curato da Giuseppe Iacobelli "Open innovation made in Italy", edito da FrancoAngeli.
Il testo, cui concorrono le riflessioni di numerosi esperti ed imprenditori, traccia una road map interessante affinché anche la più piccola impresa, meno dotata di accessi al costoso sapere, possa iniziare un percorso che la conduca a compiere le scelte necessarie per sfruttare le opportunità che la digitalizzazione dell'economia e la crescente integrazione offrono.
Come sottolinea il testo, l'opportunità di attivare efficaci politiche di open innovation risiede nella capacità di dotarsi di idonei sistemi organizzativi e cognitivi, resi possibili non solo da risorse economiche e figure dedicate e capaci di gestire con efficienza i nuovi processi, ma anche da un adeguato mindset imprenditoriale, dal coinvolgimento del top management, e anche dalla fiducia e collaborazione tra i partner.
Si consolida quindi l'assunto secondo il quale stiamo parlando di una capacità manageriale insita nel saper guardare a tutto ciò che ci circonda e, successivamente, saper riportare a sistema gli spunti con quello che si possiede e conosce nella propria azienda.
Alcuni suggerimenti pratici rendono il testo un interessante stimolo per cercare di mettere in atto la teoria anche fra le mura della propria impresa: dal panorama delle strategie d'implementazione, all'approfondimento su possibili barriere (organizzative, culturali, strategiche), dalla funzione del trasferimento tecnologico università-industria ai temi di policy, fino all'utilizzo degli strumenti di corporate venturing e corporate venture capital.
Quel che resta, di base, è comunque la forte propensione alla sopravvivenza: una volta si chiudeva il tutto con il motto "spirito di sopravvivenza"; oggi, i più forbiti, utilizzano open innovation.

Titolo: Open innovation made in Italy. Lo sviluppo dell'innovazione aperta nelle imprese italiane

A cura di: Giuseppe Iacobelli
Contributi: Alessandro Agnoletti, Diego Andreis, Antonio Crupi, Luca De Biase, Alberto Di Minin, Stefano Firpo, Simone Franzò, Federico Frattini, Anna Gervasoni, Gianluca Giovannetti, Massimiliano Guzzini, Massimo Maccaferri, Giorgia Mainardi, Alberto Onetti, Michele Padovani, Guglielmo Pascarelli, Andrea Piccaluga, Giovanni Rizzo, Guido Romano, Andrea Sasso
Edizione: FrancoAngeli
Pagine: 248

@federicounnia - Consulente in comunicazione
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numero di 13/02/2019
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