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   numero di 06/02/2019
Idee e opinioni

Se la Francia diventa rischio geopolitico
La protesta dei Gilet Gialli, il debito pubblico sempre più alto, la questione CFA, e gli accordi con la Germania, mettono sotto i riflettori Macron e le sue politiche

Non passa giorno che i media non rimandino una qualche dichiarazione di politici francesi sull'Italia e viceversa.
Macron afferma "L'Italia merita leader all'altezza", Di Maio e Salvini controbattono a tono.
Il vice-premier del M5S dice che "La Francia è uno di quei Paesi che stampando la moneta per 14 stati africani impedisce lo sviluppo e contribuisce alla partenza dei profughi"; e il ministro francese per gli Affari Europei Nathalie Loiseau dopo aver definito "Parole inutili e scortesi. (...) In Francia diciamo che tutto ciò che è eccessivo è insignificante. Non giocheremo la gara a chi è il più stupido".
E su questo punto avremmo difficoltà a non darle ragione, visto il trattato di sottomissione alla Germania appena firmato ad Aquisgrana dal suo governo.
In merito all'accordo ci piacerebbe sapere se è almeno passato o passerà al vaglio del parlamento transalpino. Anche perché quello di escludere completamente i cittadini dalle decisioni sembra un'abitudine ben diffusa oltralpe. Peraltro proprio sulle consultazioni o referendum verte uno dei punti più cruciali della rivolta del Gilet Gialli. Il che fa capire come da quelle parti avvertano una certa mancanza di democrazia.
In cambio, però, si sentono in dovere di bacchettare noi italiani che, tutto sommato, abbiamo un governo ancora intorno al 60% di gradimento della popolazione. Macron è da tempo in caduta libera e vissuto come espressione delle élite che impoveriscono il Paese. Anzi, è il "rappresentante dei più ricchi", come ha detto ad aprile l'ex presidente Hollande in TV davanti ad un esterrefatto giornalista.
E con i conti dello stato che vanno sempre peggio, uno sforamento annunciato (e non sanzionato dal suo sodale Moscovici) dei parametri di Maastricht, la Francia è entrata di diritto come rischio geopolitico negli outlook finanziari, al pari dell'Italia e della Brexit, o dei dazi di Trump.
Non sarà spostando il faro dell'attenzione mediatica sui noi che migliorerà la propria posizione. Non certo adesso, con le elezioni europee alle porte, e si comincia a parlare di CFA (una sorta di euro post-coloniale).

Macron e la sua compagine governativa hanno un bell'attaccare - di fioretto o di spada - il nostro esecutivo. A Roma non devono cadere nel tranello di chi la vuole buttare in bagarre (visto che di Francia si tratta). Possono muovere tutte le Légion d'Honneur italiane (presenti, passate e future) che vogliono.
A proposito, ci piacerebbe sapere quali meriti agli occhi dei francesi abbiano i nostri politici, ex premier inclusi, per esserne stati insigniti. A guardare come sono andate certe privatizzazioni o certe scalate in aziende italiane, ci sarebbe da pensare male. Molto male.

Claudio C. Gandolfo



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