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   numero di 06/02/2019
Finanza e investimenti

Dividendi: un airbag per mercati instabili
de Vries-Hippen (AllianzGI): quest’anno i titoli azionari europei distribuiranno dividendi per un totale di 350 miliardi di euro. Dal 1973 i dividendi hanno contribuito per il 41% circa al rendimento totale delle azioni europee

L'economia europea rischia di indebolirsi. Nonostante una situazione economica ancora tranquilla, è probabile che l'incertezza relativa al delicato contesto internazionale si riversi sui mercati azionari europei.
"È attesa una crescita economica in Europa di circa l'1,5% nel 2019, con un possibile aumento della pressione a causa della chiusura dei canali globali di liquidità", afferma Jörg de Vries-Hippen, CIO Equity Europe e gestore del fondo Allianz Europe Equity Dividend specializzato nelle società ad elevati dividend yield. "Nel contesto europeo, un eventuale rallentamento dell'economia non dovrebbe coinvolgere solo i Paesi fortemente indebitati come l'Italia, ma anche i ‘motori’ storici come Francia e Germania sempre più incerti di fronte alle crescenti incertezze interne e alle controversie internazionali. L'UE è vulnerabile e gli alti e bassi dei mercati europei risentiranno anche dell’evoluzione della Brexit".
Secondo una recente analisi condotta da AllianzGI, nel 2019 le società dell'indice MSCI Europe distribuiranno dividendi per circa 350 miliardi di Euro. Ciò indica che le imprese europee verserebbero ancora una volta circa 16 miliardi di Euro (4,8%) in più ai loro azionisti rispetto all'anno precedente, segnando l'ennesimo record consecutivo.
Per de Vries-Hippen il livello dei payout non è, tuttavia, l'unico fattore decisivo nella selezione dei titoli: "Per noi, la regolarità nel pagamento dei dividendi è importante quanto il loro livello relativo, perché una combinazione positiva dei due fattori indica una base costruttiva e sostenibile. Le società ad elevati dividendi dimostrano di essere dei punti stabili e consistenti in tempi così sfidanti", afferma de Vries-Hippen. Ci sono ancora società sul mercato con dividendi ben finanziati, interessanti potenziali di crescita e con prezzi a sconto. "Come gestori attivi, approfittiamo delle flessioni del mercato per catturare le opportunità di acquisto incrementando le posizioni di portafoglio più promettenti", afferma il gestore. De Vries-Hippen sottolinea come tale aspetto sia valido soprattutto per il settore energetico europeo, dove le solide ristrutturazioni dovrebbero tradursi, in un prossimo futuro, in una maggiore generazione di liquidità e dividendi. Individua, inoltre, le società del settore assicurativo come "classici pagatori di dividendi" da molti anni.

I dividendi tendono a stabilizzare il portafoglio

"La presenza di dividendi agisce come airbag del portafoglio di un investitore il quale può trarne benefici soprattutto in contesti di mercato non particolarmente favorevoli", spiega Hans-Jörg Naumer, Head of Global Capital Markets Analysis e responsabile dell'aggiornamento dello studio "Capital Income with Dividends" di Allianz Global Investors. "I dividendi tendono a stabilizzare il portafoglio in quanto attenuano gli storni dei mercati e generano entrate attese". Secondo questo studio, i dividendi rappresentano circa il 41% del rendimento totale delle azioni europee sin dal 1973, consentendo di compensare parzialmente o completamente le perdite. Le società europee, in particolare, sono tipicamente favorevoli ai pagamenti secondo gli standard internazionali. Alla fine del 2018, il rendimento da dividendi si è attestato intorno a una media del 3,8% sull’intero mercato. Ma non sono solo i dividendi a fornire maggiore stabilità agli investimenti azionari.
"Le azioni ad alto dividendo hanno storicamente evidenziato una volatilità inferiore rispetto alle azioni di società con dividendi meno elevati, come evidenziano le performance negli Stati Uniti dal 1975", afferma Naumer.
La volatilità delle aziende statunitensi che distribuiscono dividendi è significativamente inferiore rispetto alle società che non erogano dividendi. Una tendenza confermata anche nell’andamento delle azioni ad elevato dividendo europei a partire dagli anni '90.



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