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   numero di 16/01/2019
Idee e opinioni

Se gli interessi sul debito superano il debito stesso
In Italia lo Stato incassa sempre di più, spende sempre di meno, ma il rapporto deficit/Pil non scende

Adesso qualcuno dirà che lo spread ha presentato il primo conto. L'Istat ha infatti comunicato che nel terzo trimestre l'Italia ha speso per interessi sul debito circa 1,7 miliardi di euro rispetto allo stesso periodo del 2017, pari ad un aumento del 12%. I 100 e passa punti in più rispetto al Bund tedesco non sono giustificati dai fondamentali del nostro Paese, ma sono il bastone dell'establishment mostrato dopo la formazione del governo gialloverde.
La stessa Istat che l'ha comunicato, ha certificato anche l'ennesimo avanzo primario (lo Stato spende meno di quanto incassa) che va avanti ormai da decenni, il rapporto deficit/Pil è passato dall'1,8% all'1,7%, e il calo del potere d'acquisto delle famiglie, che non è ancora tornato ai livelli del 2011. E sale pure lievemente il livello di tassazione (+0,1%). Avanzo primario e aumento delle spese per interessi sul debito sono i due fattori che fanno capire come le ricette di austerità siano inutili, anzi, peggiorino la situazione. Lo Stato spende di meno ma il debito sale: una situazione da cui non è permesso uscire.
E il rapporto sul IV trimestre rischia di essere ancora peggiore, pur essendo ancora frutto della finanziaria del governo precedente; ricordiamo che lo spread è stato oltre i 300 punti per un periodo significativo. E questo merita un commento.
La Francia è messa di gran lunga peggio di noi, abbatterà ogni parametro di Maastricht, ma ha uno spread ridicolo.
Eppure il nostro debito è al 132% del Pil e il loro passerà a breve la soglia del 100%.
Se però l'Italia con il suo patrimonio privato è ultra-solvibile, lo stesso non si può dire per la Francia. Da dove viene quindi tutta questa differenza di "credibilità" da parte dei mercati?
Se in Italia il governo ha un gradimento intorno al 60% della popolazione, quello di Macron è ai minimi storici di sempre. E non ci risulta che da noi ci siano in giro gilet gialli che manifestano tutti i sabati. Chi è più credibile?
Certo, abbiamo i nostri problemi, e tanti, ma in Belgio è caduto il governo e nessuno se ne cura. In Germania si aspetta di vedere quale escamotage trovare per una fusione delle due banche principali, oberate di debiti e letteralmente crollate a valore di borsa. Una situazione che potrebbe far esplodere l'eurozona in un secondo. E il problema della solidità dell'euro sarebbero le nostre banche e gli NPL? Non prendiamoci in giro.
Senza contare che i dazi di Trump sulle automobili avranno un impatto molto serio sull'economia tedesca.
A proposito di problemi all'orizzonte: tutti gli analisti indicano le prossime elezioni europee come una sorta di linea Maginot contro l'emergere di istanze sovraniste un po' in tutti i Paesi membri. Lo chiamano rischio geopolitico.
Forse perché sentire Juncker, l'uomo del paradiso fiscale del Lussemburgo, dire che "la Francia è la Francia", oppure Moscovici dar il via libera a Macron che straccia la pagina sul deficit/Pil del rapporto di Maastricht, può aver dato fastidio a chi si sente predicare austerità da anni, vedendone in cambio solo miseria, lavoro precario e problemi sociali?
Non viene molto narrata, ma anche in Germania la situazione non è idilliaca, e non solo per le banche. La locomotiva d'Europa rischia il deragliamento, come evidenziano gli industriali tedeschi, il crollo dei nuovi ordini e della produzione. Puntare tutto sull'export, sulla produttività estrema, sulla competitività data da un euro ipersvalutato per il sistema Paese, ha portato la Germania - secondo dati Eurostat - sul gradino più alto nella classifica delle disuguaglianze sociali. In pratica, è lo stato con il maggior divario tra ricchi e poveri. E anche questi ultimi voteranno a maggio. Così come in Olanda, dove la gente guarda inorridita l'inasprirsi delle azioni di polizia. O in Svezia, dove ormai nelle grandi città ci sono enclave di immigrati in cui non entra più neanche l'esercito.

Se in tutta l'Europa - UK se ne andrà a breve - e nell'Eurozona in particolare, crescono le richieste di un cambiamento radicale di rotta, di ripristino di politiche sociali e del lavoro, di maggiori diritti e sicurezza, un qualche motivo ci sarà.
Stati diversi, popoli diversi, governi diversi. Tutti che vedono insorgere il proprio malcontento verso questa Europa. Perché c'è sempre qualcuno più uguale degli altri, cui i problemi della gente comune non toccano. Siamo diventati un continente in cui i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Quello delle élite è un atteggiamento che alla lunga non paga mai.
E non basta manovrare uno spread per normalizzare o peggiorare la situazione. Non più.

Claudio C. Gandolfo



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