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   numero di 16/01/2019
Fare Business

Si allungano nuovamente i tempi di pagamento delle PMI
Secondo l'Osservatorio protesti e pagamenti di Cerved del III trimestre 2018, è cessato il trend positivo che vedeva diminuire da sei anni il tempo medio di saldo delle fatture

Che la crisi non sia affatto alle spalle si vede soprattutto da indicatori come questo. Si arresta infatti il trend virtuoso che vedeva in calo da ben 6 anni i tempi di pagamento delle imprese. É quanto rileva l'ultimo Osservatorio protesti e pagamenti di Cerved, primario operatore in Italia nell'analisi e nella gestione del rischio di credito. I dati di Payline, il database di Cerved con informazioni su oltre 3 milioni di imprese italiane, indicano che i tempi di pagamento, da tempo in calo, sono invece rimasti stabili nel terzo trimestre 2018. In media, infatti, le aziende italiane hanno pagato i fornitori in 71,7 giorni, cioè 13,1 in più rispetto alla scadenza, proprio come lo scorso anno.
I ritardi sono però cresciuti tra le PMI (da 10,9 a 11 giorni), tra le società che operano nei servizi (da 14,7 a 15 giorni) e nel Mezzogiorno (da 19,7 a 20,2 giorni). Di contro, è aumentato il numero delle società puntuali (dal 47,7% al 51%) ma anche quello dei casi di grave ritardo, cioè oltre i 60 giorni (dal 6% al 6,1%), che possono sfociare in mancati pagamenti o veri e propri default.
A livello territoriale, si allargano i differenziali tra le aree più e meno virtuose: sempre in calo i tempi di pagamento nel Nord-Est, nel Nord-Ovest e nel Centro, mentre al Sud il miglioramento si è interrotto. I dati regionali confermano il quadro di una Penisola spaccata a metà, con una eccessiva presenza di aziende in ritardo grave in Sicilia (11,7%), Calabria (11,5%), Sardegna (9,1%), Campania (8,7%) e Puglia (8%). Viceversa, le regioni meno a rischio risultano Veneto (3,6%), Trentino Alto Adige (3,9%) e Lombardia (3,9%).
Calabria, Campania e Lazio (che con il suo +24,5% compromette la buona performance del resto del Centro) sono anche tra le regioni dove maggiormente aumentano i protesti, mentre calano in Sicilia, Sardegna e in tutto il Nord-Est con l'eccezione dell'Emilia Romagna. Non bene nemmeno il Nord Ovest (+11%), in particolare Liguria e Lombardia che crescono a due cifre.
Ma vediamo più nel dettaglio: tra luglio e settembre nel Nord-Est le imprese hanno pagato le fatture in media in 69,6 giorni, anziché 69,7, grazie a un'ulteriore riduzione sia dei giorni di ritardo (da 9,3 a 9,1, il tasso più basso della Penisola) che delle imprese fortemente inadempienti, dal 4% al 3,9%. Anche nel Nord-Ovest i giorni di pagamento risultano in calo (da 72,6 a 72,3 giorni) grazie a minori ritardi (da 11,6 a 11,4 giorni), benché aumentino di contro i ritardi gravi, dal 4,3% al 4,5%.
Nel Centro i tempi medi si sono lievemente ridotti (da 71 a 70,9 giorni) grazie a termini in fattura più rigidi; i ritardi si confermano sui 15,9 giorni, con una lieve riduzione delle società che pagano dopo due mesi (da 5,8% a 5,7%). Purtroppo si è invece interrotto il miglioramento nel Mezzogiorno: 74,3 i giorni medi di pagamento, in crescita (erano 74) a causa dell'aumento sia dei ritardi, da 19,7 a 20,2 giorni, sia della quota di società che saldano dopo due mesi, dal 9% al 9,2%, già decisamente più alta della media nazionale.
Dal punto di vista della dimensione, le microimprese e le grandi società si confermano più puntuali, al contrario delle PMI, anche se in tutte le fasce sono in crescita le aziende gravemente ritardatarie.
Le microimprese hanno pagato i fornitori in 60,5 giorni (erano 61 nel 2017) grazie a un'ulteriore diminuzione delle scadenze (da 47,4 a 47 giorni) e a un lieve calo dei ritardi (da 13,6 a 13,5); anche la quota di società puntuali è cresciuta significativamente (da 48,3% a 51,8%).
Le grandi imprese hanno ridotto i tempi da 83,8 a 83,3 giorni, calo dovuto alla riduzione sia dei ritardi (da 16 a 15,8) che delle scadenze (da 67,7 a 67,5). Ciononostante, sono in diminuzione pure le società puntuali (da 10,6% a 10,1%), mentre aumentano quelle in ritardo, lieve (da 84,4% a 84,5%) e grave (da 5% a 5,4%).
Le PMI, al contrario, evidenziano un aumento dei giorni medi di ritardo (da 10,9 a 11 giorni), compensato da scadenze più brevi (da 59,5 a 59,4) che lasciano immutati i tempi medi di liquidazione a 70,4 giorni. In aumento le PMI puntuali, da 39,2% a 40,1%, ma anche quelle con ritardi oltre i 60 giorni (da 4,7% a 4,9%).

I dati settoriali evidenziano un ulteriore miglioramento nell'industria, mentre tornano a crescere i ritardi nei servizi e nelle costruzioni. Nel settore industriale le imprese hanno pagato in media in 76,7 giorni (erano 76,8) grazie al calo dei giorni di ritardo (da 9,2 a 8,7); le scadenze invece si sono allungate (da 67,6 a 68), ma questo ha permesso a più aziende di essere puntuali (da 54,3% a 55,5%) e ha ridotto il numero di quelle in grave ritardo (da 5,4% a 5,3%). Anche nelle costruzioni si registra un miglioramento, con un aumento di imprese puntuali (da 60,5% a 61,2%) e una riduzione di ritardi gravi (da 5,3% a 5,1%).
Nelle costruzioni invece tornano a crescere i tempi medi di liquidazione, da 83,4 a 84,2 giorni. Nei servizi va meglio (da 67,6 a 67,5 giorni) grazie a scadenze più rigide (da 53 a 52,5 giorni), ma i ritardi sono in aumento (da 14,7 a 15); crescono anche le società in grave ritardo, dal 6,2% al 6,3% del totale.



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