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   numero di 31/10/2018
Finanza e investimenti

Anche l'Europa ha i suoi titoli tecnologici d'eccellenza
Dicken (Columbia Threadneedle): gli USA hanno i "FAANG", mentre l'Asia ha i "BATTS". Il Vecchio Continente può contare su un numero più modesto ma di altrettanto validi colossi tecnologici

Mentre il mercato azionario statunitense metteva a segno nuovi picchi verso fine agosto, festeggiando la fase rialzista più duratura di tutti i tempi, gli investitori hanno dovuto ringraziare in parte i cinque colossi globali autoctoni del settore tecnologico: Facebook, Apple, Amazon, Netflix e Google (i cosiddetti "FAANG"). Da sole, queste società costituiscono circa il 15% del valore dell'indice S&P 500.
A fine luglio, i FAANG rappresentavano circa un quarto dei rendimenti totali dell'indice per quest'anno. Non a caso, da diversi anni a questa parte sono i suddetti titoli a trainare la performance del mercato statunitense.
Una dinamica analoga è stata osservata in Asia, dove i cosiddetti "BATTS" (Baidu, Alibaba, Tencent, Taiwan Semiconductor e Samsung) hanno anch'essi impresso slancio ai mercati azionari. Le piazze azionarie europee, invece, non dispongono di pesi massimi di questo rango nel settore tecnologico, il che spiega in parte perché i rendimenti degli ultimi anni non hanno retto il confronto con quelli statunitensi e asiatici.

I leader mondiali in Europa

Ciononostante, malgrado la penuria di nomi autoctoni, gli investitori in Europa possono comunque accedere a società tecnologiche leader su scala globale.
Tra le maggiori figurano il gigante tedesco dei software SAP, il fornitore olandese di macchinari per la produzione di chip per l'informatica ASML e ancora la svizzera STMicroelectronics e la tedesca Infineon Technologies, entrambe produttrici di chip.
Alcuni osservatori ritengono che diverse di queste società godano di un buon posizionamento, tenuto conto del fatto che l'implementazione tecnologica sta passando da una fase incentrata sul consumo a una fase industriale. Ad esempio, l'espansione attesa del comparto dei veicoli elettrici dovrebbe giovare ai produttori europei di semiconduttori, dal momento che i chip sono fondamentali nel processo produttivo.
Resta comunque chiaro che il Vecchio Continente non è stato capace di generare giganti tecnologici di taglia anche solo comparabile a quella dei colossi asiatici o statunitensi. Una situazione imputata da alcuni investitori alla scarsa vivacità del mercato locale degli investimenti di venture capital. Alla luce di ciò, il comparto tecnologico europeo vale circa il 10% (se non meno) di quello USA.
È importante notare, però, che il settore non è limitato a tali pezzi grossi. Lo STOXX Europe 600 Technology Index raccoglie un bacino molto più ampio di titoli di società tecnologiche quotate in 17 Paesi europei, con capitalizzazioni di mercato comprese tra circa 1 miliardo fino a più di 100 miliardi di euro. Oltre a SAP, ASML e STM, l'indice annovera altri nomi di spicco, tra cui i produttori di infrastrutture per le telecomunicazioni Nokia ed Ericsson, nonché la società francese di software Dassault Systèmes.

Un passato di sovraperformance

Nel quinquennio conclusosi a fine giugno, l'indice del settore tecnologico europeo ha sovraperformato il mercato più ampio, generando un rendimento annualizzato del 16,2% a fronte del 9,6% offerto dall'indice STOXX Europe 600 più generale. Tuttavia, l'andamento di questo indice tecnologico segna comunque il passo rispetto al Dow Jones US Technology Index.

Stando alle proiezioni della società di servizi professionali PwC, nei prossimi quattro anni il TMT (tecnologia, media e telecomunicazioni) sarà il settore in più rapida crescita in Europa e, al suo interno, i risultati più solidi sono attesi dai software. Su queste premesse, il P/E prospettico dello STOXX Europe 600 Technology Index, pari a 23 volte (rispetto alle circa 14 per lo STOXX Europe 600 più generale), potrebbe non apparire eccessivamente oneroso.
Quello tecnologico è un settore in cui l'innovazione promuove una crescita rapida e in cui le sorti cambiano in fretta. Alcune delle aziende più piccole potrebbero diventare i giganti di domani, e qualcuna di esse potrebbe avere sede in Europa

Philip Dicken, Responsabile azionario Europa, Columbia Threadneedle Investments



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