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   numero di 24/10/2018
Idee e opinioni

La board diversity nei CdA aiuta le banche in periodo di crisi finanziaria
Casu Lukac (Cass Univ.): in Italia la presenza di donne e di consiglieri stranieri si attesta in media solo al 7% del totale dei consiglieri

Le banche i cui membri dei CdA sono molto diversi tra loro in termini di genere, di età, di rappresentanza dei dipendenti e di internazionalizzazione ottengono risultati migliori e più stabili. É quanto emerge dallo studio della CASS Business School, "The performance effects of board heterogeneity: What works for EU banks?". Lo studio ha preso in considerazione il periodo 2007-2015 (durante e subito dopo la crisi finanziaria mondiale).
I ricercatori F. Arnaboldi, B. Casu Lukic, E. Kalotychou, A. Sarkisyan, hanno tenuto conto di diversi standard propri ai Consigli d'Amministrazione (tipologia, taglia, durata dell'incarico, età dei membri dei CdA) e al contempo hanno preso in considerazione il fattore dell'eterogeneità delle caratteristiche dei loro membri (diversità di genere, età, rappresentanza, internazionalizzazione).
Sui principali risultati abbiamo intervistato Barbara Casu Lukac, direttrice del Centre for Banking Research della CASS Business School.

Perché la diversità di genere non ha impatto sulle performance delle banche?

Le spiegazioni sono molteplici: da un lato le donne non sono né migliori né peggiori degli uomini in termini di capacità gestionali, e quindi il loro operato all'interno dei Consigli di amministrazione non comporta differenze in termini di performance.
Una seconda spiegazione risiede nel numero minimo di donne, e più in generale di rappresentanti di minoranze, che siedono nei CdA. Finché non si raggiunge un valore soglia, la presenza delle donne non può produrre un impatto, perché non orienta le scelte del consiglio.

Quali altri fattori all'interno del sistema bancario migliorano con una maggior presenza femminile?

Nel nostro studio analizziamo specificamente l'impatto di diverse misure di diversità all'interno dei Consigli d'Amministrazione sulla performance delle banche.
I nostri risultati evidenziano come la diversità contribuisca a ridurre il rischio delle banche quando c'è un'elevata percentuale di rappresentanti delle minoranze. Per esempio, in un nuovo articolo a cui stiamo lavorando, troviamo che il rafforzamento della presenza delle donne nei CdA, attraverso l'introduzione di quote o anche semplicemente di regole che favoriscono la diversità di genere, porti ad una riduzione del rischio per le banche. Tale effetto persiste fino a due anni dopo l'introduzione delle riforme.

Oltre alla componente di genere avete analizzato anche quella della presenza di soggetti internazionali. Quali evidenze avete riscontrato?

La presenza di consiglieri internazionali aumenta il rischio in termini di maggiore volatilità dei corsi azionari. Durante il periodo di crisi dell'Eurozona però tale presenza risulta essere meno negativa, come pure nel caso di Paesi culturalmente più aperti alla diversità. Questo indica che duranti periodi di crisi, una maggiore diversità del CdA, anche in termini di internazionalizzazione, diminuisce il rischio.

Tra tutti questi aspetti, quali maggiori differenze avete trovato tra i Paesi della UE?

I CdA delle banche europee del campione analizzato presentano differenze in termini di dimensioni (da una media di 22 consiglieri in Germania a una media di soli 9 a Malta). Riscontriamo anche differenze significative nell'età media dai consiglieri: i più giovani di nuovo a Malta (età media di circa 51 anni) e i più anziani in Ungheria, Spagna e Italia (età media di oltre 60 anni).
La presenza media di donne è più alta in Svezia (il 30% circa del totale) e più bassa in Ungheria dove riscontra solo l'1% di donne sul numero totale di consiglieri, in media, e dove le donne sono presenti solo nel 12.5% dei CdA.


Avete, se potete comunicarli, dei dati specifici sull'Italia?

I CdA delle banche italiane del campione analizzato sono più grandi rispetto alla media europea, formati in media da 19 membri che restano in carica per circa cinque anni (un anno in meno rispetto alla media UE).
I componenti dei CdA sono più anziani rispetto ai colleghi europei. L'età media è pari a 61 anni con una bassa variabilità della stessa. In generale, la diversità dei CdA delle banche italiane è piuttosto bassa rispetto agli altri Paesi europei, come pure l'apertura culturale dell'Italia alla diversità.
Il 64% dei CdA analizzati ha almeno una donna consigliere mentre il 36% dei Consigli vede la presenza di amministratori internazionali. In entrambi i casi, la presenza di donne e di consiglieri stranieri si attesta in media al 7% del totale dei consiglieri, presenza limitata rispetto al resto d'Europa.



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