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   numero di 26/09/2018
Digital Business

Retail banking e fintech: un matrimonio inevitabile
Demarchi (Roland Berger): la vera sfida è scegliere un posizionamento sostenibile e realistico. La clientela stenta ad abbandonare il "vecchio" per il "nuovo". Unica soluzione: la convergenza in una ottica win-win

Il livello di digitalizzazione nel mondo del Retail Banking europeo sta crescendo ma i player del settore faticano, e non poco, a reggere il ritmo spedito della trasformazione digitale. A dirlo sono loro stessi. Solo il 2% delle banche retail tradizionali si considera un motore d'innovazione sostanziale. È quanto emerge dallo studio Roland Berger "The digitalization race: can financial service providers hack the pace? Third European Retail Banking Survey - Findings and recommendations", che ha interpellato 60 decision maker di banche di tutte le dimensioni dislocate in 10 paesi del Vecchio Continente. Obiettivo: fotografarne lo status quo della maturità digitale e tracciare i possibili scenari evolutivi. Quanto emerge non lascia spazio a dubbi: gli operatori tradizionali non potranno fare a meno dei giganti tecnologici e FinTech.

Status quo digitale

L'impatto della digitalizzazione nel settore bancario ha portato all'introduzione dei processi cosiddetti end-to-end che permettono agli utenti finali di svolgere tutte le attività in remoto utilizzando i soli canali digitali. Grazie all'affermarsi dell'home-banking. Ma non solo. Online ormai si accendono conti correnti e si richiedono/concedono prestiti o persino mutui. Bypassando in toto (o quasi) lo sportello tradizionale.
Tuttavia, la maturità digitale del settore bancario sembra ancora molto lontana. Secondo Roland Berger, gli istituti finanziari sono ben consapevoli delle loro carenze. Solo il 2% degli intervistati del sondaggio infatti ha menzionato le banche come "innovatori". Appunto.
Mentre per il 47% del campione a fare la vera differenza tracciando i trend futuri sono i giganti hi-tech come Apple e Google. Seguono i player FinTech con il 42% dei consensi. Secondo gli esperti della società di consulenza tedesca non è sufficiente digitalizzare i modelli di business esistenti. L'intelligenza artificiale, il banking a comando vocale e la realtà virtuale sono solo alcune delle aree che caratterizzeranno il futuro del settore, e ad oggi il mondo bancario sembra molto lontano dall'essere in grado di integrare queste nuove tecnologie nel proprio modus operandi. Occhi puntati soprattutto sull'Intelligenza Artificiale: per oltre il 50% del campione è l'IA la tecnologia in grado di imprimere la vera svolta. Mentre risulta meno chiaro l'impatto della Blockchain: i player di settore oscillano fra scetticismo e indifferenza.

Luci e ombre del fintech

Gli operatori FinTech sono considerati dalle banche come pionieri dell'innovazione di settore e ben il 73% degli intervistati li considera artefici delle piattaforme e delle soluzioni digitali del futuro. Ad oggi, però, la grande rivoluzione paventata dagli operatori FinTech in grado di offrire lo spettro completo dei servizi bancari "cliente-centrici" a costi irrisori rispetto ai competitor tradizionali non si è ancora concretizzata. Per un motivo semplice: la clientela stenta ad abbandonare il "vecchio" per il "nuovo". La stragrande maggioranza degli utenti preferisce infatti rimanere dov'è piuttosto che affidarsi ai protagonisti della tecnofinanza. Per consuetudine o diffidenza verso il nuovo che sia. In altre parole: gli uni hanno la base cliente; gli altri la tecnologia avanzata. Non a caso per l'86% degli intervistati Roland Berger il futuro del Retail Banking sta nella convergenza tra i due settori in una ottica win-win. Solo così l'attesa trasformazione digitale potrà davvero verificarsi.

Le strategie per vincere la sfida

Non bastano le buone intenzioni. Perché il matrimonio d'interesse possa davvero celebrarsi è necessaria una revisione pressoché totale della struttura organizzativa tipica del mondo banche. All'insegna della trasformazione digitale. E persino i diretti interessati ne sono consapevoli. Per il 53% del campione, infatti, l'inflessibilità organizzativa delle banche è "un fattore di rischio grave". Così come il disinteresse verso l'adeguamento dell'architettura IT alla base del funzionamento di ogni banca. A pensarlo è il 31% degli intervistati.
Ma chi dovrebbe ridisegnare il mondo banche? E sulla base di quali criteri? Stando agli esperti Roland Berger non esiste una ricetta valida per tutti. Ma ci sono due priorità:
1. individuare un posizionamento chiaro lato offerta e target.
2. adottare modelli di organizzazione flessibili e facilmente modificabili sulla base delle esigenze che man mano si presenteranno.

Secondo Edoardo Demarchi, partner di Roland Berger, "la vera sfida è scegliere un posizionamento sostenibile e realistico. In particolare, due terzi dei player di settore si aspettano di potere mantenere o rafforzare il proprio ruolo di interfaccia cliente, eventualmente integrando offerte e servizi di partner terzi. In questo modo però fanno poco più che innovare inerzialmente il loro business model".
Ed è un rischio. Perché già oggi stiamo assistendo al progressivo affermarsi di grandi piattaforme aperte in grado di disintermediare la relazione con le banche e offrire le migliori soluzioni ai clienti. Non a caso per il 50% degli intervistati dell'indagine Roland Berger queste nuove piattaforme avranno un impatto dirompente sul settore come già avvenuto in altri mercati. Prosegue Demarchi: "Un banco di prova importante sarà la piena implementazione della PSD2: quasi tutte le banche coinvolte nella ricerca stanno lavorando a un loro progetto di aggregazione di conti di altri istituti, ma solo poche di loro riusciranno realmente a tradurla in un'opportunità in grado di aumentare quota di mercato, ricavi e controllo della relazione con il cliente finale".



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numero di 26/09/2018
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