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   numero di 25/07/2018
Leisure

La nuova élite che detta la linea
C'è una nuova classe che si sta imponendo: principalmente urbana, si dedica a un consumo discreto, non ostentativo, orientando gli acquisti verso prodotti eco-compatibili e cibi biologici

Dalle nostre parti si è discusso - e lo si fa ancora - di decrescita felice. Molto spesso per bocca di gente che lo deve ripetere più volte come incipit ai propri proclami, "per essere chiari". Segno lampante che chiari non lo si è per nulla, riflettendo forse confusione mentale.
Tornando alla decrescita felice, diveniamo tutti più poveri, abbandoniamo parte dell'eccesso che aleggia in molte delle nostre vite, e staremo tutti meglio. L'ambiente e il pianeta in primis, ma anche la società.
Ogni idea si può rispettare, ma non per questo è esente da critiche. Se non altro per la mancanza di basi solide su cui poggia l'assunto esistenziale.
Dall'altra parte dell'oceano, dove tutto si può dire tranne che non abbiano concorso alla crescita dell'umanità, di questi temi si dibatte in modo più profondo e scientifico. Non per questo scevro di critiche e dissenso, ma almeno solido della sua teorizzazione.
Un esempio interessante in tale senso è il recente scritto "Una somma di piccole cose. La teoria della classe aspirazionale", di Elizabeth Currid-Halkett edito da FrancoAngeli.
L'autrice, non nuova a questo filone di studio, parte dall'assunto secondo il quale la classe agiata sta per essere soppiantata da una nuova élite. In possesso di un alto livello di istruzione e di capitale culturale prima ancora che di capitale economico, i rappresentanti di questa nuova élite, principalmente urbana, si dedicano a un consumo discreto, non ostentativo, orientando i loro acquisti verso prodotti eco-compatibili e cibi biologici.
Soggetti, ve ne sono molti anche nelle nostre strade, sensibili ed attenti alla qualità del tempo libero, focalizzano sulla propria realizzazione il mondo che ci circonda.
Un modo nuovo di porsi in relazione con la società che ci circonda, pronti a rinunciare a certi comportamenti di consumo, pur di essere appagati ed in pace con sé stessi.
Non a caso il fenomeno cresce di pari passo con la trasformazione profonda del Dna di molte città. Perdura la vocazione produttiva, a tutto vantaggio di altre aree del mondo, le nostre città ritornano centrali sul pensiero e le idee del futuro. Il know how e la cultura guidano lo sviluppo. Logico, quindi, che in questo percorso trovi spazio molto contenuto e valore aspirazionale, intorno al quale si costruiscono anche mode che generano ed alimentano consumi e business conseguenti.
Secondo l'autrice questa nuova élite ha mutato le sue abitudini di consumo passando da un materialismo manifesto a forme di distinzione più sottili, ma forzatamente restrittive e chiuse.

Andiamo verso un mondo davvero migliore?

Titolo: Una somma di piccole cose. La teoria della classe aspirazionale
Autore: Elizabeth Currid-Halkett
Editore: FrancoAngeli
Pagine: 310

@federicounnia - Consulente in comunicazione
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Leisure

numero di 25/07/2018
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