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   numero di 25/07/2018
Finanza e investimenti

Il principale rischio delle FANG sono se stesse: come salvarle?
Murray (Hermes IM): gli investitori devono chiedersi se Facebook, Amazon, Apple, Netflix e Google stiano affrontando adeguatamente i temi legati alla governance e una miriade di altre questioni

La tempesta che si è abbattuta sui mercati finanziari all'inizio di quest'anno non è riuscita a far deragliare i protagonisti della Big Tech dalla loro traiettoria. Il settore è stato caratterizzato da una forte sovraperformance dei giganti tecnologici e dei titoli FANG (Facebook, Amazon, Apple, Netflix e Google) che beneficiano della continua crescita del commercio via internet. Se escludessimo le FANG dall'indice S&P 500 (comprese Nvidia e Microsoft), questo risulterebbe in discesa nel corso dell'anno, tale è l'influenza dello slancio dei titoli FANG. Anche da un punto di vista globale, le azioni FANG rappresentano una storia positiva importantissima, considerato il leggero calo registrato dai mercati a livello generale.
Tuttavia, secondo l'analisi Sickly Tech, le preoccupazioni sulla riservatezza dei dati hanno gettato un'ombra sui forti ritorni di queste azioni. La relazione sottolinea, infatti, lo scandalo di Cambridge Analytica (CA) quale esempio della potenziale vulnerabilità delle FANG. CA ha ottenuto dati da oltre 50 milioni di utenti di Facebook e molto probabilmente li ha usati per scopi politici. Ciò che sembra fuor di dubbio è che ha utilizzato queste informazioni senza che Facebook ne fosse a conoscenza, né avesse dato il proprio consenso.
Secondo Eoin Murray, responsabile degli investimenti di Hermes Investment Management, "Facebook afferma che tecnicamente non si è trattato di una violazione dei dati, ma che la vicenda ha acceso i riflettori sui sofisticati algoritmi utilizzati per indirizzare gli annunci pubblicitari - e strumenti simili in uso presso altri fornitori di Big Tech. Non è ancora chiaro cosa abbia fatto esattamente CA con tutti i dati, ma la reazione del pubblico è stata finora in gran parte di incredulità sul fatto che Facebook non fosse in grado di capire che i dati potevano essere usati in modo pericoloso".

Lezioni di responsabilità

Ciò che è sempre più evidente è che gli investitori devono riflettere più a fondo sui titoli delle FANG e mettere in discussione i loro standard di responsabilità.
Murray continua: "Le FANG sono una parte importante del business statunitense e globale, e influenzano le sorti di un vasto ecosistema di aziende. Essi dominano la crescita dei consumatori, l'innovazione tecnica e le tendenze economiche. Inoltre, influenzano la nostra comunicazione, sono preminenti nella logistica e stanno cercando di espandersi in nuovi settori, tra cui l'assistenza sanitaria e le assicurazioni. Tuttavia, la domanda è: sono amministratori responsabili del potere che controllano?
Vi sono seri interrogativi in merito alla responsabilità, che è stata chiaramente affrontata nell'ambito dell'editoria. Aziende come Facebook e Google diffondono contenuti, ma senza gli stessi pesi e contrappesi dell'editoria tradizionale. Ciò ha portato ad affrontare le questioni ben note relative a notizie false e alla promozione di contenuti legati ad attività terroristiche o pedofilia.
Lo scorso giugno, l'Unione Europea ha multato Google per 2,42 miliardi di euro dopo aver scoperto che il gigante della tecnologia aveva abusato del suo monopolio come motore di ricerca su Internet, promuovendo il proprio servizio di shopping a scapito dei siti comparatori di prezzi. Si tratta della più grande multa finora inflitta dalla Commissione Europea in materia di concorrenza e, secondo la relazione, le aziende Big Tech non sarebbero necessariamente affidabili.

Il dominio dei dati

Passando dalle questioni commerciali a quelle politiche, la questione si sposta sui dati in possesso dei Big Tech. I policy maker europei si sono preoccupati a tal punto da introdurre il nuovo regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR), che introduce una serie di requisiti rigorosi per la protezione dei dati personali.
"Questo ha spinto Facebook a pubblicare per la prima volta i principi della privacy e a realizzare video educativi che aiutassero gli utenti a capire ed esercitare un certo controllo su chi ha accesso alle loro informazioni. Inoltre, le Big Tech hanno l'appoggio di una potente lobby che cerca di limitare le riforme future. Mentre è meno potente in Europa, l'orientamento della Federal Communication Commission statunitense di ridurre le regole di "neutralità della rete" dimostra il potere di questa lobby", afferma Murray.
Inoltre, le azioni FANG stanno incrementando il loro monopolio nell'ambito delle sfere individuali e il dominio di Amazon è stato responsabile del fallimento dei propri rivali.
Murray continua: "La politica antitrust degli Stati Uniti è chiara: se un'azienda porta evidenti benefici ai consumatori, può essere grande e potente come vuole. A breve termine, Amazon spingerà verso il basso i prezzi e offrirà ai consumatori la possibilità di scegliere, ma sarà incentivata a farlo se opera in condizioni di monopolio? Ci si chiede se la legislazione antitrust sia adatta a perseguire i propri scopi nell'era digitale".

Azioni di engagement limitate per gli azionisti

Secondo il report, gli azionisti possono giocare un ruolo importante nella responsabilizzazione delle società in cui hanno investito, ma solo se la società ha veramente bisogno di loro e di ascoltarli.
Murray afferma che "In molti casi, le grandi aziende tecnologiche non hanno bisogno di capitale aggiuntivo. Hanno un ampio flusso di cassa e una quantità di contante abbastanza ingente in grado di sostenere qualsiasi innovazione (o acquisizione aziendale) che si sceglie di fare. Molte di queste società hanno una struttura azionaria con più classi (multi-class) che rende più difficile per gli azionisti richiamare il management e i consigli di amministrazione dell'azienda, dato che il controllo del voto è concentrato sul fondatore".
La gestione aggressiva della pianificazione fiscale delle imprese tecnologiche è sempre più preoccupante. Molte società tecnologiche hanno strutturato i loro accordi finanziari in modo da evitare la tassazione interna nei paesi in cui operano. Ad esempio, Amazon ha pagato solo 16,5 milioni di euro di imposte sui ricavi europei, pari a 21,6 miliardi di euro realizzati attraverso il Lussemburgo nel 2016.

I rischi per gli investitori

Mentre le Big Tech hanno registrato una crescita significativa del prezzo delle azioni, i problemi di sostenibilità mettono a rischio le loro capacità di aumentare i ricavi, la redditività e, in ultima analisi, le capacità di operare in modo efficace in un contesto sociale.

Il report sottolinea tre rischi per le Big Tech:
1) Aumento di interventi normativi stringenti, in particolare quelli per combattere le iniziative sulla rete legate al terrorismo.
Il primo ministro britannico Theresa May ha riconosciuto a settembre che Facebook e altre aziende tecnologiche hanno compiuto progressi nei loro sforzi per affrontare questi problemi, ma ha aggiunto che devono ancora andare "oltre e più velocemente". In particolare, la velocità di cancellazione del materiale connesso al terrorismo è una questione controversa e indica le possibilità future di interventi normativi.
2) Disinnesto della crescita.
Gli inserzionisti sono sensibili e non vogliono che a livello reputazionale i loro prodotti siano associati a contenuti illeciti. Infine, alcune aziende come Facebook o Amazon dipendono dall'engagement dei consumatori che, se dovessero diventare disillusi, o scollegarsi, potrebbero mettere a rischio il business di queste società.
3) Disgregazione/nazionalizzazione forzata.
Si tratta di un rischio indotto, con bassa probabilità che l'evento si realizzi, ma con un elevato impatto potenziale. Per il momento, la maggior parte di queste imprese non ha adottato il tipo di comportamento anticoncorrenziale che le sottoporrebbe all'attenzione della legislazione antitrust. Tuttavia, ci sono segnali di maggiore aggressività. Amazon ha lanciato una campagna per avvicinare i piccoli editori denominandola "The Gazelle Project", guardandoli "allo stesso modo in cui un ghepardo guarderebbe una gazzella malaticcia".

Le azioni da compiere a supporto di un cambiamento positivo

Un cambiamento positivo nelle Big Tech può essere raggiunto attraverso un'azione di collaborazione tra le aziende, i governi e i gestori di fondi al fine di individuare i settori in cui è necessario compiere progressi.

Controlli e equilibri
Le sorti di molte di queste aziende sono legate a quelle dei loro carismatici fondatori, che possono avere o meno ambizioni politiche, ma che hanno sicuramente ambizioni filantropiche. Per molte aziende è importante che questo potere e queste ambizioni siano controllabili. Ma è sufficiente? Dopotutto, questo riguarda una persona. Data la prevalenza dei dati, non sembra irragionevole dare alle Big Tech l'incarico di agire come un fiduciario dell'informazione.

Convenzione di Ginevra digitale o Magna Carta tecnologica

Abbiamo dovuto aspettare fino al 2015 affinché l'ONU seguisse il suggerimento di Microsoft secondo cui il diritto internazionale vigente si applicherebbe anche al cyberspazio. Microsoft, tra gli altri, ha proposto una convenzione di Ginevra digitale. In base alle loro proposte, vi sarebbe ampio spazio per il coinvolgimento di tutte le parti interessate, siano esse governi, singoli cittadini o Big Tech. L'accordo su una serie di principi di base è un primo passo ovvio.

L'impegno con i Governi


Queste imprese riconoscono sempre più la necessità di impegnarsi con i governi e le autorità fiscali al fine di evitare una repressione più onerosa e invadente. Google ha siglato un accordo con le autorità fiscali britanniche nel 2016 per pagare 130 milioni di sterline di imposte arretrate e ha promesso di sostenere un onere fiscale maggiore in futuro. Tuttavia, i paesi possono continuare ad arbitrare le leggi fiscali, pertanto un accordo internazionale può essere difficile.

Modifiche ai modelli di business

Apple e IBM hanno recentemente avviato iniziative di pubbliche relazioni per dimostrare il loro uso responsabile dei dati. Il nuovo sito web sulla privacy di Apple presenta funzionalità che lo differenziano, ad esempio, da Google - algoritmi che funzionano a livello di singoli dispositivi piuttosto che in-the-cloud. Si tratta di un aumento degli sforzi al fine di essere visti come utilizzatori di dati responsabili.

Ruolo dei gestori

In qualità di gestori e detentori di patrimoni, non è sufficiente inserire le Big Tech in una lista di società bandite a meno che queste non decidano di riformarsi - il ruolo di gestori di patrimoni come amministratori del capitale deve essere quello di impegnarsi direttamente con queste società al fine di contribuire a cambiare il loro modus operandi, fargli meritare la loro patente sociale, e di cercare l'aiuto dei governi nel reclamare la proprietà dei nostri dati. Gli azionisti hanno la capacità di rafforzare la necessità di gestire i dati personali con maggiore attenzione, di essere consapevoli degli effetti indesiderati sulla democrazia e di mettere in discussione la proprietà sociale dei social media.

Conclude Murray: "Le strutture azionarie esistenti che sono imperniate su fondatori dominanti rendono queste azioni impegnative, ma azioni di engagement attente e ben strutturate su questi temi difficili dovrebbero essere in grado di fare la differenza. É facile considerare le Big Tech come una scommessa a senso unico con un impatto sociale positivo unidirezionale, ma le considerazioni sulla sostenibilità sono il suo tallone d'achille e rappresentano un rischio solo recentemente riconosciuto dagli investitori. Diventando una componente sempre più importante degli indici statunitensi, gli investitori devono chiedersi se queste società stiano affrontando adeguatamente i temi legati alla governance e una miriade di altre questioni".



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