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   numero di 18/07/2018
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Castiglioni (DWS): i BTP italiani sono una buona opportunità

La crescita mondiale nel 2019 sarà al 3,9%, mentre quella USA al 2,4% e in eurolandia sotto il 2%. Il nostro governo ha spazi per poter tagliare il cuneo fiscale

A dispetto delle tensioni in corso tra USA e Cina, DWS non si aspetta un inasprimento dei conflitti commerciali e quindi prevede che l'economia globale continuerà a crescere nei prossimi dodici mesi. Il 2019 sarà il decimo anno consecutivo di crescita sincronizzata di tutte le aree dell'economia globale. Nonostante DWS si aspetti un declassamento del merito di credito dell'Italia, non è detto che il Paese debba necessariamente perdere lo status di investment grade. Questi sono alcuni dei punti salienti dell'outlook DWS presentato recentemente dal CIO Stefan Kreuzkamp. Per approfondire qualche tema, ne abbiamo parlato con Mauro Alberto Castiglioni, Managing Director e Head of Asset Management di DWS Italia.

Quali sono i punti salienti del vostro outlook per il 2019?

É un outlook consapevole e sostanzialmente positivo. Ci aspettiamo infatti per il 2019, con una pianificazione in questo momento a 18 mesi, che la crescita rimanga sostenuta a livello globale. Vediamo sicuramente i mercati asiatici ancora in crescita e non ci sono grosse preoccupazione per quel che riguarda la crescita dell'economia cinese, la più importante dell'Asia. Quindi, per noi vedrà una crescita superiore al 6%. É un dato importantissimo poiché ormai una crescita di questo genere su un Pil che negli anni si è triplicato, impatta fortemente su quella a livello mondiale, che per noi sarà superiore al 3,9%. Vediamo quindi un mondo che continua ad essere impostato costruttivamente e con crescita, ancora buona e sostenuta in America al 2,4% mentre l'eurolandia dovrebbe essere sotto il 2%.
C'è in questo momento una tensione sui mercati dovuta ad una competizione su dazi. Ancora in questa fase non è una guerra, e quindi una fase negoziale così forte ha delle ripercussioni sui mercati, per ora gestibili, e l'incidenza percentuale sulla crescita globale resta limitata. Sarebbero diverse la valutazione e l'impatto se questa tensione diventasse una vera e propria guerra commerciale. Ad oggi non c'è questa preoccupazione.

Possiamo analizzare i diversi comparti partendo dall'obbligazionario?

L'inflazione sta crescendo come volevano e si aspettavano le Banche centrali e quindi la politica monetaria sta proseguendo in questa direzione. Quindi in America abbiamo i tassi che ormai si muovono in maniera decisa e ci aspettiamo rialzi anche nel corso del 2019, l'inflazione dovrebbe tornare ad essere inferiore ai tassi a breve USA, e ci dovrebbe essere per la prima volta dopo lunghi anni un tasso reale di interesse. Fino adesso abbiamo vissuto in un mondo in cui, di fatto, i tassi reali erano negativi.
Per quanto riguarda la BCE, il percorso è ancora più lento poiché l'anno prossimo si vedranno probabilmente i tassi a zero e non più negativi, però siamo ancora su aspettative di movimenti dei tassi che vengono rimandati all'ultimo quadrimestre del 2019. L'economia ha ancora bisogno di avere questo supporto e questo ossigeno di tassi bassi e costo del denaro bassissimo.
Detto ciò, diventa ovviamente complicato realizzare rendimenti molto positivi sulla parte bond, dove occorre essere molto cauti e guardare un po' più in là, perché saranno ancora trimestri di transizione, con rendimenti modesti. Per chi andrà ad investire sul dollaro, c'è da mettere in conto l'elemento del rischio cambio: il biglietto verde si è in questo momento rinforzato contro l'euro e ha raggiunto quello che era un target per noi importante di 1,16. Potrebbe diventare più forte, andando verso 1,10 (rappresentando per l'investitore europeo un'ulteriore opportunità). Certo è che oggi volesse coprirsi dal "rischio dollaro" e quindi investire in obbligazioni americane che offrono dei tassi interessanti, dovrebbe comunque sopportare un costo (l'edge ha un costo), che a livello annuale è di circa 300 bp, cioè del 3%. Quindi anche qui, se non vogliamo mantenere il rischio valutario all'interno del portafoglio, il rendimento crolla in maniera pesante.
Sui Mercati Emergenti esistono opportunità interessanti con tassi alti, anche in hard currencies, e anche qui c'è il tema dell'investire in divise locali. Ma diciamo che esistono sia dalla parte corporate, sia dalla parte Stato, opportunità nei Paesi emergenti in termini di qualità assolutamente delle obbligazioni e del credito.

Passiamo all'azionario

Sul fronte equity, con un mercato che cresce ed aspettative positive, la nostra visione rimane ancora positiva. Certo è che sono ormai 10 anni che i mercati regalano, tutto sommato, ottime soddisfazioni però abbiamo di fronte a noi temi come i settori IT e delle tecnologie che, pur avendo cavalcato risultati eccezionali, hanno davanti a sé prospettive di crescita degli utili importanti. Quindi non possiamo parlare certamente di una bolla, ma possiamo al limite dire che ci sono aziende che sono sicuramente quotate nella fascia alta storica, ma non esistono ancora grandi preoccupazioni. Certo che nel corso del 2019 un certo "turnaround" in termini settoriali è da aspettarsi, perché alcuni comparti che hanno meno performato rappresenteranno una "value story" su cui i gestori cercheranno magari di portare parte degli investimenti e di ridurre anche la volatilità del portafoglio.
Per quanto riguarda le materie prime, rimane un comparto sicuramente interessante e probabilmente da qui usciranno ancora buone possibilità di utili. Anche da qui si genererà un po' di quella sana inflazione i governi e le banche centrali si aspettano.
Quindi si prospetta un quadro con un po' di volatilità - e questa l'avevamo chiesta, poiché non c'era - che creerà opportunità per chi investe, e magari lo fa in maniera sistematica, di avere dei ritorni anche più interessanti da mercati che non hanno ovviamente possibilità di crescita a due cifre, ma che comunque sono ancora impostati positivamente.

Uno dei rischi geopolitici dell'outlook fa esplicito riferimento all'Italia. Perché?

In realtà si riferisce al populismo. Sono indicatori in crescita in tutte le realtà europee, e sono situazioni che si possono anche confrontare con la perdita di potere di acquisto che le famiglie hanno avuto in questi anni. In effetti, questa è una crescita molto lenta, da 10 anni, ma se la andiamo a confrontare con crescite precedenti, siamo su valori contenuti: potrebbe durare a lungo, proprio perchè è stata inferiore per intensità. Anche la capacità reddituale delle famiglie, che è molto scesa: in alcuni stati di 1.500-2.000 euro all'anno, in Italia si fa una valutazione di 9.000 euro. Sono dati forti che ovviamente incidono sui consumi. In questo senso c'è una correlazione tra perdita di potere d'acquisto delle famiglie e una crescita del populismo.
In realtà, per quel che riguarda l'Europa, non vediamo grossi rischi.

Sempre nel vostro outlook, avete consigliato di mettere in portafoglio l'acquisto di titoli di stato italiani.

Da sempre i gestori DWS, guardando al mercato italiano, hanno visto la capacità di produrre rendimenti che sono interessanti. La struttura dei tassi a breve termine - fortemente negativa in Europa - ha fatto si che sulla curva a uno, due e tre anni esistesse un grosso valore sui BTP italiani. Diciamo che non essendoci grossi rischi a breve termine ad investire sull'Italia, questa è stata un'area che sicuramente abbiamo privilegiato.
Certo che c'è volatilità anche su quest'area, poiché l'abbiamo vista proprio in queste settimane. Però il tema è: non comprare oggi BTP nella parte breve della curva può diventare un costo per il portafoglio, poiché questi hanno rendimenti interessanti. Bisogna valutare i rischi, ma anche i costi del non comprare una asset class che è redditizia.

Avete espresso giudizi positivi sull'Italia. Forse dall'estero vedono qualcosa che ad altri sfugge?

DWS essendo parte del Gruppo Deutsche Bank ha una presenza in Italia molto forte. Finanzia imprese italiane, aziende di successo, partecipando alla loro crescita economica e quindi anche del Pil nazionale. Quindi conosciamo bene la forza delle aziende italiane. Inoltre, a livello complessivo, ci sono dati come l'export che fanno vedere quanto l'Italia sia in Europa un Paese forte. In questo senso è un indicatore di solidità.
L'anno scorso abbiamo avuto una stagione con flussi turistici molto forti e l'aspettativa per quest'anno è altrettanto solida e valida. Questa è un'impresa che l'Italia ha, che in parte ci ha regalato madre natura fornendoci la più bella terra che esista al mondo, e che nella storia abbiamo arricchito con i più bei siti di attrazione. Questa industria rimane una delle più potenti al mondo con possibilità di sviluppo enormi. Sono quindi esempi di indicatori estremamente positivi.
Peraltro, i nostri economisti vedono la possibilità già oggi nei conti, che sono comunque un po' pesanti (non possiamo nasconderlo), dei possibili spazi per poter tagliare il cuneo fiscale. É evidente che dipenderà dall'intensità di questo taglio la reazione che i mercati avranno. Quindi se sarà un taglio graduale, sostenibile e credibile sarà anche molto positiva, poiché parliamo di soldi che andranno a finire nelle tasche delle famiglie italiane e che genereranno nuovi consumi. Se dovesse essere un taglio troppo violento, ci potrebbe essere una ripercussione su quello che è il rating dei titoli di stato e potrebbe esserci un downrate, che è una delle aspettative.
Ma quello che affermiamo è che i titoli di stato non scenderanno a livello "junk bonds" perché lì sarebbe un grande problema. Sarebbe però un problema a livello obbligazionario europeo, e quindi come dico io spesso e volentieri: l'Italia è il un Paese che produce i migliori freni al mondo, quelli della Brembo. E visto che tutte le migliori sport car (Ferrari, Porsche, Maserati ecc.) hanno freni italiani, anche il Paese sarà in grado di frenare. Magari freniamo all'ultimo, ma non finiamo fuori pista.

Ai giornalisti inglesi che ogni tanto ci attaccano, possiamo dire che l'Italia ha la capacità di frenare all'ultimo e di non finire fuori pista. Con la Brexit, per ora, è l'auto inglese che è uscita.

Il risparmio è nel nostro DNA. Quali sono le opportunità dei PIR?

Questa è la vera forza. Ci sono delle industrie strategiche e quella del risparmio gestito lo è in Italia. Un'iniziativa di straordinario successo - per cui bisogna ringraziare l'ex ministro Padoan e Assogestioni, che ne hanno sviluppato il progetto - è quella di creare un circolo virtuoso attraverso i PIR. C'è un risparmio molto ricco che a volte non è investito nel migliore dei modi e non crea quell'occupazione e quella crescita che potrebbe. Una situazione invece tipica dei Paesi anglosassoni e negli USA. Questo progetto va nella direzione di far diventare più produttivo il risparmio degli italiani. Il governo ha dato un vantaggio fiscale enorme: tenendo per 5 anni questo investimento non si pagano tasse di successione e sul capital gain. Parliamo quindi di un risparmio molto importante e allo stesso tempo questi flussi vengono indirizzati verso l'industria italiana, per la grande maggioranza.
Anche noi come DWS abbiamo creduto in questo progetto fin dall'inizio e lanciato il nostro PIR Fund, che è stato un grande successo, sia in termini di raccolta, sia in termini di apprezzamento da parte dei risparmiatori. Siamo solo agli inizi pur con flussi importanti, e potremmo nei prossimi 4-5 anni vedere crescere questa massa.
Già ci sono indicazioni positive: per esempio, il mercato azionario italiano sta performando molto bene, attraendo il risparmio anche dall'estero; c'è più liquidità e ci sono aziende medio-piccole che sono state premiate. Queste sono la colonna portante di questo Paese, che a volte si nasconde, ma che invece ha un tessuto industriale importantissimo. Si possono creare le premesse perché molti altri imprenditori decidano di allargare la propria base sociale e quindi di far entrare anche le famiglie italiane nel capitale delle loro aziende, creando così più investimenti e occupazione.
Il nostro fondo a oggi ha il 24% investito in small cup. É solo una partenza e io sono sicuro che questa sarà una storia che farà del bene anche all'impresa Italia.



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