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   numero di 09/05/2018
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Cassanelli (Laborest): perchè la nutraceutica è in forte crescita

Integratori specifici frutto di ricerca e sviluppo in controtendenza rispetto ad altri settori del canale farmacia. I consumatori ne acquistano sempre di più su consiglio del medico e del farmacista

C'è un mercato in forte espansione in Italia e riguarda salute e benessere. C'è infatti una sempre crescente richiesta di prodotti naturali, efficaci ma non farmacologici, che rappresentano un settore che vedrà un sempre maggior sviluppo in futuro, grazie ad una sempre maggior conoscenza delle possibilità della nutraceutica. Ne abbiamo parlato con Roberto Cassanelli, Direttore Generale di Laborest Italia.

Cosa si intende per nutraceutica?

É la fusione di due parole: nutrizione e farmaceutica. Il termine è stato coniato dal dottor Stephen de Felice nel 1989. Operiamo in questo settore poiché siamo classificati nel mondo della nutrizione, ma completamente distribuiti a livello farmaceutico. Per integratori alimentari, o nutraceutici, si intendono tutti i prodotti che hanno le peculiarità e la capacità di poter integrare le normali diete che vengono fatte dai consumatori.
Questo mondo è ad oggi piuttosto variegato ed è molto importante a livello italiano: il mercato vale ormai più di tre miliardi di euro. E con i dati di febbraio 2018 vediamo che continua a crescere in controtendenza rispetto a tutti una serie di mercati, con un +6,3% y/y a valore.
Noi come azienda riusciamo ad andare anche oltre, con un +8,3%, e siamo tra le prime 10-12 imprese del mercato. Tutti i prodotti inseriti in questo settore hanno la possibilità di coadiuvare alcune terapie, piuttosto che prevenire tutta una serie di disfunzioni che riguardano la salute delle persone.

Come arriva il cliente alla nutraceutica?

Si avvicina sostanzialmente attraverso due modi. O tramite consiglio del medico (sia di base, sia specialista) o quello del farmacista. Questi sono generalmente i due key opinion leader che influenzano e avvicinano i consumatori finali a questo tipo di prodotti.

Come evolverà questo mercato, considerato che è molto frammentato a livello di aziende?

Le barriere all'ingresso sono molto basse e ci sono tantissime aziende che stanno nascendo e che si stanno inserendo in questo mercato. Ma soprattutto le grandi realtà, vedendo quali sviluppi di trend positivi stanno avendo questi prodotti, stanno entrando anch'esse. La nostra idea è che ci sarà una grande concentrazione. Soprattutto le grandi aziende cercheranno di acquisire le realtà più piccole in grande sviluppo per cercare di creare grandi gruppi a livello globale.

Ci sono differenze tra l'Europa e altre realtà a livello mondiale?

Certamente. Se per esempio guardiamo il mercato europeo rispetto a quello USA c'è una differenza sostanziale: negli Stati Uniti ci sono i cosiddetti "drugstore", che rappresentano i canali distributivi principali per questi prodotti, mentre invece per l'Europa il canale è la farmacia pura. Facciamo l'esempio italiano: circa il 90% di tutti prodotti nutraceutici viene veicolato attraverso il canale farmacia, coinvolgendo il consiglio del medico o del farmacista.

Possiamo fare qualche esempio di ambiti di utilizzo di prodotti nutraceutici?

Per quanto ci riguarda, noi siamo molto raccomandati da specialisti quali neurologi, ortopedici e fisiatri, ma anche da urologi e ginecologi. Quindi, per fare qualche esempio pratico, patologie come cistiti, neuropatie, disturbi delle articolazioni (magari che interessano tendini o legamenti) possono essere coadiuvate o addirittura prevenute attraverso l'assunzione di queste tipologie di prodotti.

Come si arriva a definire e commercializzare un prodotto di nutraceutica?

Attraverso la ricerca scientifica, con molti studi su principi attivi ed ingredienti. Noi, per esempio abbiamo un fortissimo settore di ricerca e sviluppo interno, che è continuamente attivo, non solo a livello locale ma anche mondiale, su cosa sta accadendo e su quali studi clinici vengono fatti su determinate sostanze. Ne posso citare due a titolo di esempio: l'acido alfa-lipoico, o i componenti del cranberry (mirtillo). Questi principi si possono introdurre in alcuni prodotti, e le loro peculiarità e gli aspetti positivi possono portare alla salute le persone.
Innovazione e qualità sono i due termini principali su cui si deve fondare la nutraceutica.

A livello occupazionale, quali sono le opportunità che offre la nutraceutica?

Ci sono ottime opportunità soprattutto per persone con una laurea scientifica, quindi farmacia, chimica, piuttosto che biologia. La tendenza rispetto ad altri ambiti, chiamiamoli "mondi", del canale farmacia è che molti informatori hanno la possibilità di impego nelle aziende che operano nella nutraceutica. Questo proprio visto il grande sviluppo che stanno avendo questi prodotti, e anche l'accettazione da parte di consumatori, farmacisti e medici con il riconoscimento verso questa nuova scienza, in controtendenza rispetto alla medicina classica. Quindi le opportunità ci sono, al punto che noi stessi abbiamo una previsione di impiegare 40-50 nuovi informatori nel giro dei prossimi due anni.

Perché il comparto è in controtendenza rispetto al settore farmaceutico?

Il mercato è in forte espansione e quindi se le aziende vogliono avere come target il medico, sia di base, ma soprattutto lo specialista, hanno necessità di avere persone che vadano ad informare i professionisti sulle peculiarità dei prodotti e dei principi attivi che sono contenuti nei nutraceutici.
É questa la vera novità rispetto alla medicina di base, dove la difficoltà di scoprire nuove molecole, anche attraverso grandi investimenti delle multinazionali, sta andando verso l'appiattimento del mercato o addirittura una sua decrescita.
Se pensiamo a cosa accade quando scadono i brevetti e alla regolamentazione dei generici, ovviamente il mercato perde spesso di valore. A volumi magari rimangono stabili, ma come mercato il valore decresce, e di conseguenza le grandi aziende non fanno nient'altro che chiudere le relative linee di informazione poiché non hanno più gli introiti e i margini che avevano in precedenza.


Come si posiziona Laborest Italia in questo mercato e quali sono i vostri progetti per il futuro?

Come già detto, siamo una delle 10-12 aziende del mercato. Stiamo crescendo in misura molto importante, soprattutto negli ultimi due anni (+34%), arrivando ad un fatturato di oltre 32 milioni di euro e pensiamo di crescere ancora in doppia cifra quest'anno.
I progetti futuri sono importanti: ci stiamo guardando intorno e stiamo cercando di capire come fare un ulteriore salto per poter arrivare ad essere una delle prime 5-6 aziende del mercato. Prenderemo in considerazione nuove specialità, magari attraverso altri prodotti di qualità e innovativi, da introdurre in farmacia.

Ma Laborest non è solo nel mercato italiano?

No. Da ottobre 2015 facciamo parte di una famiglia più grande, siamo di proprietà di Uriach, un'azienda che ha appena compiuto 180 anni di storia, la più antica farmaceutica di Spagna e la seconda in Europa. Grazie anche agli investimenti che provengono dalla Spagna, e da questa famiglia proprietaria che è alla quinta generazione, stiamo espandendoci in altri Paesi. I prodotti Laborest sono presenti in Spagna dal 2017 e in Grecia dal gennaio 2018. Pensiamo di continuare ad espanderci principalmente in Europa, ma anche al di fuori.

 



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