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   numero di 18/04/2018
Fare Business

Andamento positivo per le PMI italiane della meccanica
Sabato (MECSPE): fatturati in crescita per oltre la metà delle imprese e buona situazione occupazionale. Una azienda su 2 è protagonista della trasformazione digitale e il 37% è in linea con il processo di Industria 4.0

Ritrovata fiducia nel futuro, ottimi dati economici e percorso di innovazione e digitalizzazione saldamente avviato. Sono le principali indicazioni che provengono dal comparto della meccanica italiana raccolte dall'Osservatorio MECSPE, realizzato da Senaf.
Per le PMI della meccanica il 2017 si è chiuso con fatturati in crescita per oltre la metà delle imprese (61,4%) e una situazione occupazionale positiva: se nel 43,8% dei casi il numero di addetti non è variato, ben il 50% delle imprese intervistate ha assunto nuovo personale e il 48,4% dichiara che il numero dei dipendenti in azienda aumenterà anche nel corso del 2018.
Molto buone anche le aspettative sulla variazione di fatturato per il 2018: il 63,1% del campione intervistato prevede un incremento mentre solo il 5,4% ritiene che ci sarà calo. Un contesto che soddisfa gli imprenditori, con quasi sette su dieci (69,4%) ampiamente appagati dall'andamento attuale della propria azienda, un grado di soddisfazione superiore di circa 10 punti percentuali rispetto a quello registrato dall'Osservatorio MECSPE dello scorso anno (59,9%).
Si respira una consapevolezza positiva, anche tirando le somme sul proprio percorso verso l'innovazione e la valutazione della propria posizione aziendale in rapporto al processo di Industria 4.0: più di un terzo degli intervistati (36,9%) si sente in linea con le competenze richieste, mentre il 17,2% ritiene di stare precedendo le azioni dei competitor.
Capitolo particolarmente importante è quello relativo alla trasformazione digitale in corso nelle aziende: il 49,7% del campione analizzato ritiene che negli ultimi anni la propria azienda abbia avuto un'evoluzione digitale e il 51,4% ritiene di avere un livello di conoscenza alto o sufficiente rispetto alle opportunità tecnologiche digitali presenti sul mercato. La medesima percentuale delle imprese (51,4%) percepisce la propria azienda come annoverabile tra quelle innovative.
A più di un anno di distanza dalla presentazione del Piano Nazionale Industria 4.0 ben il 67,1% degli imprenditori giudica positivamente o discretamente gli effetti sul settore, seppur esprimendo la necessità di un piano pluriennale e di una minore attenzione rivolta alle grandi imprese. In particolare, tra le iniziative previste, si attribuisce grande rilevanza all'iperammortamento di macchinari funzionali alla digitalizzazione (71,5%), al credito d'imposta per attività di ricerca e sviluppo (67,8%), al miglioramento delle infrastrutture digitali abilitanti (63%) e al potenziamento del fondo di garanzia per le PMI (52,8%).
"La consapevolezza che innovazione e formazione possano rappresentare il volano per la propria azienda è oramai matura nelle imprese italiane che operano nel comparto della meccanica", ha commentato Maruska Sabato, Project Manager di MECSPE. "Le aziende hanno accettato la sfida della digitalizzazione e stanno mettendo in campo risorse e strumenti per essere protagonisti della Fabbrica Digitale 4.0, un modello che mira sempre di più verso l'efficienza dei processi, il miglioramento della performance e la valorizzazione dell'uomo, che deve continuare a rimanere il protagonista di ogni processo".
Positivi anche i giudizi sulla riconferma e il rafforzamento degli strumenti di impresa 4.0 per il triennio 2018-2020: il 41,8% delle aziende dichiara che possono fare la differenza, consentendo alle aziende di fare un notevole passo in avanti, mentre il 31% del campione li valuta discretamente, asserendo come siano una buona base di partenza, per quanto non esaustiva.
La formazione in azienda è sempre di più percepita come una priorità, con il 63,1% delle imprese intervistate che ha dedicato più di 10 ore per dipendente alla formazione interna e il 12,6% che ne dedica oltre 40.
I fattori considerati come critici dalle imprese riguardano i tempi giudiziari in caso di controversia, considerati troppo lunghi (31,7%), la burocrazia (26,7%) e gli aspetti fiscali (16,3%). Seguono la carenza di formazione tecnico professionale (11,2%) e la forte concorrenza nel mercato, che influisce sul prezzo di vendita (10,6%).
Dal punto di vista della preparazione complessiva che la quarta rivoluzione industriale richiede al personale nell'analisi e gestione dei dati, il livello di competenze è giudicato alto dal 29,3% degli intervistati e medio da circa la metà degli imprenditori (52,1%).
Le PMI della meccanica che a oggi hanno introdotto nuove tecnologie abilitanti, hanno privilegiato soluzioni per la sicurezza informatica (59,9%) e la connettività (53,1%) - settori in cui si registra anche il livello di conoscenza maggiore da parte delle aziende - la simulazione (29,3%), l'Internet of Things- IoT (28,6%), il cloud computing (24,5%) e la produzione additiva (19%). Entro la fine dell'anno in corso, inoltre, il cloud computing e la connettività saranno presenti in un ulteriore 17,7% delle imprese intervistate. L'Internet of Things nel 16,3% delle aziende e la produzione additiva e la sicurezza informatica nel 15%.
Rispetto alla ricerca di nuove professionalità che facciano fronte alle sfide dell'industria 4.0, il 37,1% si indirizza perlopiù verso le Università, il 36,4% verso Agenzie di ricerca del personale, il 35,8% utilizza come bacino gli istituti tecnici e il 23,8% le società di consulenza.
Per quanto riguarda gli investimenti in Ricerca & Innovazione per il 2018, il 22,5% delle imprese intervistate dichiara che destinerà a questa voce nel corso dell'anno dal 10% al 20% del proprio fatturato e l'11% del campione esaminato dedicherà una percentuale superiore al 20%.
Per accelerare il processo di avvicinamento all'innovazione della propria azienda, il 50,6% delle imprese punta su consulenze mirate, il 40,3% utilizza il metodo della comparazione con le aziende analoghe e il 34,1% punta sul trasferimento di conoscenza. Il processo di digitalizzazione è, secondo il 79,7% degli imprenditori del comparto della meccanica, un percorso che deve coinvolgere l'azienda nella sua totalità o perlomeno una sua buona parte.
La digitalizzazione generale raggiunta in azienda è alta, soprattutto quando si parla della relazione con il cliente e dei canali di vendita e marketing (62,4%), di progettazione e sviluppo del prodotto (51,5%) e di relazione con il fornitore di macchine (49,1%). Tra gli effetti maggiormente attesi, il 60% prevede fino al 15% di aumento dei ricavi, mentre il 69,7% prospetta lo stesso risultato per quanto riguarda la riduzione dei costi.
Al momento, i principali fattori di rallentamento della digitalizzazione sono rappresentati da un rapporto incerto tra investimenti e benefici (per il 48,4% delle aziende), dalla mancanza di competenze interne (36,8%), dall'arretratezza delle imprese con cui si collabora (31%), nonché dagli investimenti richiesti troppo alti (29,7%). Non c'è invece dubbio su quale sia la figura driver preposta a stimolare/guidare il processo di innovazione digitale in azienda: il 55,2% indica l'imprenditore. A seguire, il Direttore IT/Responsabile di Sistemi Informativi (10,9%), il Direttore tecnico (7,3%) e il Direttore Ricerca & Sviluppo (6,1%).

L'andamento economico del comparto della meccanica

L'andamento aziendale attuale risulta complessivamente soddisfacente per le imprese del comparto della meccanica con il 69,4% degli imprenditori che parla di performance aziendale molto positiva, il 27,2% che si dice mediamente appagato e solo il 3,4% contrariato.

Soddisfazione che si può in parte spiegare guardando, in prima battuta, all'andamento generale nel 2017 e alle previsioni per l'anno in corso.
Nel 2017 rispetto al 2016, infatti, i fatturati sono stati in crescita per il 61,4% delle aziende, mentre il 28,7% dichiara stabilità e il 9,9% un calo.
Sul fronte occupazione, il numero di addetti è aumentato per il 50% delle imprese, mentre si è mantenuto complessivamente stabile per il 43,8%; solo un 6,3% ha dovuto ridurre il personale.
Il portfolio ordini è giudicato "adeguato" ai propri livelli di sostenibilità finanziaria dal 77,3% delle imprese, contro un 22,7% per cui è insufficiente.
Per quanto riguarda le previsioni per il 2018, il 63,1% si aspetta una crescita del fatturato, il 31,6% stabilità, mentre solo il 5,4% prospetta un calo; rispetto al livello di occupazione in azienda, il 48,4% dichiara di voler mantenere stabile il numero di addetti, sempre il 48,4% prospetta incrementi e solo il 3,2% prevede cali.
L'export rimane fattore di traino per le PMI italiane con quasi 8 su 10 (78,6%) che dichiarano di esportare i propri prodotti e servizi, con un'incidenza variabile. Il 36,9% dichiara di realizzare all'estero meno del 10% del proprio fatturato, il 12,1% "dall'11% al 25%", il 10,2% "dal 26% al 45%", l'11,2% "dal 46% al 70%" e l'8,3% "oltre il 70%".
Chi esporta punta prevalentemente verso gli Stati dell'Europa Centro-Occidentale (77,5%), seguiti da quelli dell'Europa dell'Est (31,8%) e dell'Asia (23,2%). Il 21,9% esporta in Nord America, mentre il Medio Oriente con il 18,5%, la Russia con il 15,2% e il Sud America con l'11,9% rappresentano gli altri principali mercati di sbocco.
Non ci sono dubbi sul futuro del mercato in cui si trovano a operare le singole aziende: nei prossimi 3 anni, solo il 4,1% si aspetta una contrazione del mercato contro un 61,4% apertamente convinto del suo sviluppo.



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