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   numero di 18/04/2018
Finanza e investimenti

Dollaro debole e inflazione non saranno un problema
Toschi (JP Morgan): non vediamo segnali di rischio o di un arrivo di una recessione. Al contrario, vediamo ancora un contesto favorevole che alimenta una fase di espansione globale

Il 2018 si è aperto con una fase di normalizzazione monetaria, con un calo dei titoli tecnologici, e il tema dell'inflazione che potrebbe ritornare. Tuttavia permane un certo ottimismo sulla crescita mondiale, nonostante i dazi di Trump, il rischio politico in Europa. Ne abbiamo parlato con Maria Paola Toschi, Market Strategist di J.P. Morgan Asset Management.

Crescita globale 2018: quali previsioni dopo il I trimestre?

Questo è un anno in cui noi ci aspettiamo ancora un contesto di crescita favorevole. Nell'ultimo periodo abbiamo visto qualche segnale, che forse è tra quelli che sta un po' preoccupando il mercato, è tornata un po' di volatilità. Questi segnali sono stati un po' di attenuazione su quegli indicatori di tendenza, indici anticipatori, che vengono molto seguiti dai mercati. Abbiamo visto una fase di moderazione in alcune aree, tra cui anche in Europa, ma pensiamo che questo sia naturale, dopo i livelli molto elevati che questi indici avevano raggiunto.
Siamo però ancora in un'area di espansione e abbiamo anche già visto che molte delle stime di crescita per le principali aree di riferimento sono state riviste al rialzo. In particolare, negli Stati Uniti, per l'effetto degli stimoli fiscali annunciati, ma anche in molte altre aree. Quindi questo forse ci dice che non c'è più tanto spazio per un'ulteriore revisione al rialzo, però il momentum economico resta positivo, quindi continuiamo a pensare che siamo ancora in un ciclo espansivo, anche nel contesto americano.
Non vediamo segnali di rischio o di un arrivo di una recessione. Al contrario, vediamo ancora un contesto favorevole che alimenta una fase di espansione globale, che è il tema che ha caratterizzato i mercati nel 2017 e che pensiamo possa proseguire - magari con una forza minore - anche nel 2018

Si parla di ritorno dell'inflazione: quanto è probabile?

L'inflazione è il tema centrale di quest'anno. É importante perché finora abbiamo visto un disallineamento tra l'andamento di una crescita che è stato convincente e un trend di inflazione molto più moderato. Anche le Banche centrali hanno sempre messo in evidenza il fatto che l'inflazione rimanesse al di sotto delle previsioni e le aspettative. Pensiamo che ci siano una serie di fattori che stanno mantenendo un'inflazione piuttosto moderata: fattori globali, anche legati a questo lungo periodo di crisi che abbiamo vissuto, che ha un po' modificato certe dinamiche e certi approcci anche legati ai consumi.
Oggi l'inflazione sta un po' risalendo, e questo è normale in un contesto di espansione. Ma non vediamo quei segnali di rischio, con una inflazione fuori controllo, che è poi uno dei temi che sta mantenendo i mercati in una fase di volatilità proprio per l'incertezza legata a queste dinamiche.
L'inflazione è molto importante per le sue implicazioni sulle banche centrali, sui tassi. Ma anche in questo caso dobbiamo dire che gli ultimi meeting cui abbiamo assistito delle banche centrali in Europa e negli USA, alla fine hanno messo in evidenza un contesto di proseguimento di quel trend di gradualità nel processo di normalizzazione monetaria che i mercati si attendevano. Quindi, non abbiamo visto segnali di grande rottura rispetto al passato ma un contesto di graduale normalizzazione in cui qualche segnale di inflazione sta tornando, ma pensiamo che questo sia compatibile con la fase di espansione senza però che ci siano quelle preoccupazioni che l'inflazione sia fuori controllo.

Sarà un problema maggiore la guerra dei dazi di Trump oppure un dollaro più debole?

I dazi di Trump sono uno di quei fattori di disturbo che in questo periodo stanno alimentando un po' di ritorno di tensioni a livello globale. Anche tensioni politiche, poiché sappiamo che dietro questi temi ci sono più implicazioni politiche che non implicazioni economiche. Chiaramente c'è anche una parte di questi ultimi, ma è abbastanza moderata rispetto forse alle preoccupazioni che abbiamo visto sui mercati. Questo tema delle tariffe chiaramente non piace agli investitori, è uno dei possibili fattori di rischio, ma anche un tema politico nelle relazioni tra i grandi gruppi e i grandi stati, come USA, Cina e Unione Europea. Ha riportato un po' di ansia politica dopo un periodo in cui avevamo visto che questi elementi avevano perso forte presa sui mercati.
Abbiamo vissuto un lungo periodo in cui i temi politici erano stati decisamente trascurati dai mercati, mentre oggi sono tornati in primo piano e potrebbero continuare ad alimentare la fase di volatilità che stiamo vedendo oggi.
Un dollaro debole, tutto sommato, noi pensiamo che non sia un rischio per i mercati. Anzi, tendenzialmente ha più implicazioni positive che negative. Soprattutto perché, per esempio, alimenta una grande fase di distensione nei confronti del mondo emergente, che in questo periodo è favorito da una serie di indicazioni fondamentali posiitve.
E anche per l'Europa, questo è un tema molto importante, la forza relativa dell'euro rispetto al dollaro non la stiamo vedendo come un rischio o una sfida. In realtà è proprio la conseguenza di un momento economico che in Europa è positivo e ha alimentato una crescita degli utili delle società. Quindi non lo vediamo come un fattore di disturbo o di rischio, quanto una conseguenza di un momento economico che resta favorevole e che ha visto un'Europa in primo piano in quest'ultimo periodo.

Azionario Europa vs Azionario USA: quali scenari?

In quest'ultimo periodo, da inizio anno, ci sono stati dei fattori che hanno rilanciato il tema dell'azionario americano, soprattutto legati agli stimoli fiscali introdotti: riforma della tassazione, taglio delle tasse, ma anche aumento degli investimenti pubblici. Questo ha riportato l'attenzione sugli USA. Tanto che abbiamo visto, secondo le stime di consensus, c'è stato un forte rialzo sulle aspettative degli utili aziendali americani, che ad inizio anno erano circa al 10-12% mentre adesso sono arrivate quasi al 20%. L'azionario USA resta ancora una delle prime scelte a livello globale.
Recentemente abbiamo visto qualche preoccupazione legata alla tecnologia. Sappiamo che questa era stato forse uno di quei fattori di eccesso che abbiamo visto sui mercati. Noi su questi temi abbiamo sempre tenuto un approccio molto cauto, poichè la nostra attenzione al mondo dei titoli tecnologici è sempre stata guidata anche dalla ricerca di valore, quindi di quelle opportunità che presentassero anche delle valutazioni adeguate. Quello che stiamo vedendo oggi è anche un po' un ridimensionamento di alcuni eccessi che si erano manifestati.
In realtà, a livello globale il mercato USA resta per noi interessante e una delle nostre prime opzioni. Tuttavia, anche il mercato azionario europeo quest'anno può ancora esprimere degli spunti positivi. Abbiamo osservato ancora una buona tenuta delle stime degli utili, cosa che nel passato non sempre si è verificata nel contesto europeo. É ancora in corso una fase di ripresa, c'è ancora una Banca Centrale che è molto attenta, cauta e molto espansiva. Questi sono una serie di temi che, secondo noi, continueranno a mantenere l'attenzione sul mercato europeo.
Chiaramente, c'è qualche elemento di disturbo, anche sui temi politici, che magari potrebbero tornare più in primo piano. Abbiamo visto il ritorno di un certo populismo in alcuni Paesi, in particolare anche dopo le elezioni italiane. Questo potrebbe essere uno di quegli elementi che potrebbe continuare ad alimentare la fase di volatilità che continuiamo a vedere in questi giorni.

Quali outlook per Cina e India ?

Questo è sicuramente un momento molto importante per i Mercati Emergenti. Questi sono una delle nostre priorità delle nostre asset allocation, in questo periodo sia dal lato azionario, sia obbligazionario, forse per motivi diversi.
Sicuramente la Cina sta portando avanti un piano di grande rinnovamento, sia economico sia anche in termini di immagine. Il suo leader Xi Jinping ha aumentato la sua forza in questo ultimo periodo, proponendosi come una guida di grande stabilità per il futuro. Questo tema forse non è in linea con l'idea democratica che si ha in certi Paesi, ma che in Cina significa stabilità ed aspettativa di piani che vengono portati avanti con grande determinazione. Forse anche quell'apertura al dialogo con il Presidente Trump che abbiamo visto recentemente sul tema tariffario, è proprio nella linea del cambiamento di immagine della Cina, che intanto sta diventando più aperta ai mercati internazionali, ma anche a temi anche più qualitativi. Questo secondo noi è positivo per i mercati, ma non trascuriamo anche i temi più strettamente economici: è stato confermato quel target di crescita del 6,5%, che sembra credibile e sostenibile. Questo continua ad alimentare una grande attenzione verso il mercato cinese.

Anche l'India è una dei grandi Paesi emergenti asiatici che continua per noi a rivestire un grande interesse. La storia è chiaramente diversa da quella cinese. Parliamo di una delle più grandi democrazie del mondo, con un piano di riforme molto lungo, che avrà dei tempi di sviluppo molto ampi. Però questi sono quei Paesi che secondo noi hanno tra l'altro ripreso in mani i temi legati alla crescita. L'India è ormai il Paese che cresce di più al mondo, anche tra i Paesi emergenti, e quindi è ancora una storia da cavalcare, anche con un'ottica di lungo termine. Questo poi alla fine è il nostro approccio di investitori, proprio perché questi grandi Paesi emergenti sono destinati a rivestire un ruolo importante, anche in termini di portafogli e di strategie di investimento di lungo termine.
A ciò si aggiunge il tema dollaro: un dollaro relativamente debole, come sappiamo, è sempre un elemento in più di attenzione e di favore per i Mercati Emergenti, che aggiunge ai fattori di lungo termine anche un elemento più ciclico di breve termine, che è rappresentato da un minor rischio rappresentata dalla debolezza del biglietto verde.

 



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