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   numero di 21/03/2018
Finanza e investimenti

I Mercati Emergenti si sono diversificati
Botoucharov (T. Rowe Price): alcuni Paesi sono ormai vicini a quelli sviluppati. Per il 2018 le asset class interessanti sono l'azionario e le obbligazioni sovrane denominate in valuta locale

I Mercati Emergenti sono un tema sempre più attuale per chi cerca diversificazione negli investimenti e, sapendo cercare, anche una buona fonte di rendimenti. Ne abbiamo parlato con Peter Botoucharov, EM Credit Analyst presso T. Rowe Price.
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Qual è l'outlook per i Mercati Emergenti quest'anno?

I Mercati Emergenti entrano nel 2018 con buone prospettive e sono già a pieno titolo tra i mercati obbligazionari mondiali. Sono ovviamente tra i principali beneficiari della crescita globale. Abbiamo fattori importanti come una crescita solida e sincronizzata tra Paesi e regioni, flussi commerciali forti e anche i prezzi delle materie prime si sono stabilizzati e offrono una opportunità ai Mercati Emergenti di restare più a galla.
Però, quando pensiamo a questi mercati, vediamo meno omogeneità rispetto al passato, poiché questi si sono diversificati. Abbiamo Paesi che sono più vicini a quelli sviluppati, come Cile, Repubblica Ceca e Corea del Sud. Dall'altra parte ci sono i Paesi dei cosiddetti Mercati di Frontiera, come Angola, Georgia e Armenia nell'Europa dell'Est, e Bolivia. Questa opportunità di investimenti esiste e offre l'occasione di andare oltre ai cicli dei tassi di interesse oppure per la qualità del credito sovrano.

Il fattore dollaro può rappresentare un rischio?

Si, poiché quando abbiamo un dollaro più forte i mercati Emergenti che dipendono dai finanziamenti globali devono pagare di più e poi anche il prezzo del credito può essere più alto, visto che entriamo in un momento di normalizzazione delle politiche monetarie. Però ci sono diversi fattori che spingono il dollaro ad esser più forte o più debole. Posso fare un esempio: quando si fa un confronto tra la bilancia dei pagamenti e il livello degli investimenti dell'Europa verso gli USA, questo spinge verso un euro più forte.
Quindi, guardando al futuro, noi vediamo l'opportunità di un euro più forte nei prossimi 1-2 anni. Ovviamente, nel breve periodo il dollaro si può rafforzare, come dopo la caduta osservata negli ultimi 2-3 mesi, però in un periodo più lungo vediamo l'euro come una valuta più forte.

Le Economie Emergenti rischiano di essere impattate negativamente dal processo di normalizzazione della politica monetaria avviato dalla Fed?

Nel 2018 entriamo in periodo di transizione delle politiche monetarie, soprattutto nei Paesi sviluppati. Ci aspettiamo che le principali banche centrali dei Paesi sviluppati incominceranno ad uscire dal quantitative easing e ridurre i loro bilanci. Si aprono anche più spazi per aumentare i tassi di interesse. Cosa significa questo per il mondo? Ovviamente, tassi di interesse più alti - soprattutto per mercati emergenti come Paesi o come regioni che dipendono tanto dal capitale estero - costringono a fare nuovi conti. Ricordo che i mercati emergenti adesso sono meno omogenei.
Siamo in un momento in cui ci sono Paesi che dipendono molto meno dai tassi di interesse internazionali, come Russia, Corea del Sud, Cile o Brasile. Questi dipendono meno dai mercati.
Mentre dall'altra parte ci sono Paesi in un momento di forte crescita e sviluppo come Turchia, Sudafrica e Indonesia che dipendono dai capitali stranieri. E quando si alza il prezzo del capitale, ovviamente, porterà a una maggior difficoltà a reagire.

Dove vede le opportunità più interessanti al momento tra gli Emergenti?

Nel 2018, se guardiamo alla crescita globale e a quella dei flussi commerciali, i Paesi Emergenti nel loro complesso ne beneficeranno. Il risultato è che avremo due asset probabilmente all'avanguardia delle performance. Il primo sono i mercati azionari, che possono beneficiare della crescita globale. Il secondo sono le valute dei mercati emergenti, e soprattutto le obbligazioni sovrane denominate in valuta locale. Questo a livello di asset. Se parliamo di Paesi, vediamo opportunità interessanti sia in Paesi più sviluppati sia in quelli meno sviluppati. Per esempio, tra questi ultimi, possiamo vedere Paesi come Egitto, Serbia o Sri Lanka che offrono buoni rendimenti sulle loro obbligazioni sovrane in valuta locale.

Se guardiamo ai mercati azionari, l'Europa dell'Est offre buone opportunità. Tanti Paesi crescono in modo simile ai Paesi asiatici negli anni 2000 come, per esempio, la Romania che cresce più del 5%, la Turchia con più del 7%.
Quindi abbiamo una buona diversificazione per via della crescita globale, ma anche per i diversi stati e tra i tassi di interesse dei Paesi in via di sviluppo.



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