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   numero di 07/02/2018
Cover story

Dwane (AllianzGI): l'India sarà la star dei mercati emergenti

Con la fine delle politiche accomodanti delle banche centrali, tra le possibili sorprese del 2018 il fallimento della riforma fiscale di Trump e i progressi dell'Europa

Per molti analisti l'andamento del 2018 non si discosterà di molto dall'anno appena finito. Ma il 2017 ha visto molti cambiamenti, che vedranno i loro effetti probabilmente in questi 12 mesi, alcuni dei quali potrebbero incidere sull'andamento dell'economia globale. A partire dal tapering della BCE. Ne abbiamo parlato con Neil Dwane, Global Strategist di AllianzGI.

Quali potranno essere i cigni neri del 2018?

Io penso che i rischi a cui potremmo andare incontro siano, in primo luogo, una tax return deludente derivante dalla riforma fiscale USA, rispetto ad un elevato ottimismo sulla crescita economica americana, che è stato provato essere infondato.
Se poi guardiamo al resto del mondo, penso che in Europa si sia fatto un passo in avanti con l'attivismo di Macron, e questo può essere un "cigno nero" positivo, con la Germania nuovamente coinvolta con l'Italia in questo. Nonostante le difficoltà della Brexit, l'Europa può fare costruttivi progressi quest'anno.
Quindi, in sintesi, una delusione di Trump e i possibili progressi dell'Europa possono essere un paio di interessanti "cigni neri".

Che cosa potrà accadere con la nomina di Powell alla Fed? Trump avrà più le mani libere rispetto a Yellen?

Noi vediamo il nuovo chairman della Fed molto simile a chi l'ha preceduto. E questo perché, in generale, la politica dovrebbe essere molto simile a quella che abbiamo visto in precedenza. Loro sono molto consapevoli che i mercati si aspettano chiaramente una stretta nelle condizioni finanziarie e che l'economia americana cresca, continuando la lunga corsa. Ci si aspetta anche di vedere una certa inflazione nei salari e pensiamo che l'economia USA continui a macinare per via della costante ripetizione della curva di Phillips (ndr: una relazione inversa tra il tasso di inflazione e il tasso di disoccupazione), che alla fine funzionerà.
Noi pensiamo che al momento il mercato sia convergente su quanti aumenti dei tassi di interesse vedremo. Io spero che il modo in cui sia coinvolto il presidente Trump sarà attraverso lo stimolo della riforma fiscale, che dovrebbe essere poi il suo approccio alla Federal Reserve. Le due cose sono complementari: se si vede di più Trump, si vede meno la Fed. E viceversa.
Nel breve periodo, siamo positivi sul dollaro, ma nel lungo termine pensiamo che il biglietto verde sia sopravvalutato, e pensiamo che l'euro sia sottovalutato del 10%. Chiaramente le persone rimangono nervose - come per le elezioni italiane, che spaventano l'Europa - per la paura che si rafforzi ulteriormente.

Che cosa vi aspettate con il tapering della BCE di Draghi?

Possiamo affermare che per la BCE è arrivato il tempo di ridurre il Quantitative Easing, che continua ad avere un impatto positivo sulle economie dell'eurozona. Noi pensiamo che questo rimanga e venga diminuito molto gradatamente. Ma io credo che quest'anno il focus sarà sul prossimo chairman della BCE, visto che il mandato di Draghi scadrà, e le dinamiche che lui ha voluto che fossero in atto fino al 2019 continueranno indipendentemente da chi sarà il suo sostituto. La politica rimarrà la stessa di questi anni, molto di supporto, molto stimolante. Per alcuni versi si cercherà di fermare l'apprezzamento troppo veloce dell'euro e poi dislocare alcune parti dell'economie vocate all'export.
Io penso che per la BCE la sfida principale per affrontare la questione euro sia data dall'affidabilità dell'economia tedesca, che ha bisogno che il resto del mondo cresca. E questo farà in modo da spingere le altre economie dell'eurozona. Come oggi non mai l'economia della Germania è sempre più dipendente dal resto del mondo che non dagli altri Paesi dell'Eurozona.

Chi sarà la star dei mercati emergenti?

La star sarà certamente l'India. Il Paese ha avuto una seconda metà del 2017 povera poiché le aspettative erano cresciute moltissimo e sono stati pubblicati report non molto buoni. Avevamo previsto che il Primo ministro Modi nella dislocazione dalla monetizzazione e nell'implementazione, a luglio, della nuova imposta su beni e servizi (Goods and Services Tax o GST) avrebbe avuto difficoltà. Adesso ci aspettiamo che i guadagni salgano di nuovo e portino l'India al top della graduatoria dei mercati emergenti.

E secondo l'outlook 2018 di AllianzGI, quest'anno dovrebbe esser caratterizzato dalla fine delle politiche monetarie ultra-accomodanti che hanno sostenuto mercati e valutazioni dalla grande crisi finanziaria. Il cambiamento sarà graduale: le Banche Centrali staranno "dietro la curva dei tassi" e la financial repression sarà ancora presente. Di conseguenza, tra le priorità nelle decisioni di investimento dovrebbe esserci la protezione del potere di acquisto.
Dieci anni fa, le Banche Centrali hanno iniziato a far fronte alla crisi finanziaria globale con misure di stimolo monetario senza precedenti. Nel complesso, i loro interventi hanno avuto l'effetto desiderato di ripristinare la fiducia degli investitori, ma i livelli di indebitamento sono ancora eccessivi e molti asset presentano valutazioni onerose. Con una crescita ciclica ormai solida, i tempi sono maturi per un cambio di rotta nel 2018. Le Banche Centrali sono pronte per dare il via alla normalizzazione delle politiche monetarie, seppure in modo molto lento e graduale.
Con tutta probabilità resteranno "dietro la curva" mantenendo i tassi di interesse complessivamente contenuti, ma è prevedibile una maggiore divergenza degli interventi monetari:

a) Negli Stati Uniti, verosimilmente la Federal Reserve alzerà ancora i tassi: per il 2018 si prevedono tre rialzi, non tutti scontati dal mercato.
b) La Banca Centrale Europea molto probabilmente si focalizzerà sulla riduzione del programma di acquisto titoli mantenendo tassi di riferimento invariati.
c) In Giappone dovrebbe proseguire la riduzione "discreta" del programma di acquisto mensile di asset avviata dalla Bank of Japan.
d) Bank of England ha alzato i tassi per la prima volta dopo 10 anni, ma sono in aumento le preoccupazioni per le prospettive di crescita e l'inflazione superiore al target.

La traiettoria esatta della politica monetaria nel 2018 è importante perché i mercati finanziari continueranno a guardare alle dichiarazioni e agli interventi delle Banche Centrali. Anni di politiche ultraaccomodanti hanno gonfiato i prezzi degli asset rischiosi e non. Il superamento di questa fase e i diversi approcci che adotteranno le autorità monetarie potrebbero essere "disruptive" per i mercati e scatenare aumenti improvvisi della volatilità.
Secondo AllianzGI la volatilità dovrebbe comunque mantenersi relativamente contenuta, soprattutto perché la stabilità del contesto finanziario sarà una delle priorità delle Banche Centrali. La gestione attiva risulta fondamentale in questo scenario di bassa volatilità: ogni movimento può rappresentare infatti un'opportunità.



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