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   numero di 31/01/2018
Finanza e investimenti

Non è finita finché le Banche centrali intervengono
Ward (J.P. Morgan AM): dopo un periodo di volatilità eccezionalmente bassa, quest'anno potrebbe essere opportuno adottare un approccio più flessibile

Nel 2017, il contesto macro ha offerto terreno fertile alla maggior parte degli attivi. La ripresa si è rafforzata in termini settoriali e geografici e, sebbene i rischi di deflazione si siano attenuati, l'inflazione non è riuscita ad accelerare in misura sufficiente a rovinare la festa. Le Banche Centrali si sono impegnate a mantenere una politica accomodante nell'immediato futuro, con soddisfazione degli investitori azionari e obbligazionari. L'interrogativo che si pone la maggior parte degli investitori è: è troppo bello per durare?
Riteniamo che vi siano pochi motivi di preoccupazione immediati. La ripresa è probabilmente "matura", ma vi sono ancora spazi per una diffusione dell'espansione sia in Europa che nel mondo emergente. Se non altro, i rischi macroeconomici stanno attenuandosi e vi è addirittura potenziale di rialzo, ammesso che la produttività cominci a risalire di pari passo con gli scambi commerciali e gli investimenti. Anche negli Stati Uniti, dove il ciclo è più maturo, gli indicatori anticipatori si mantengono forti e prospettano utili societari robusti.
Mentre la Federal Reserve (Fed) continuerà lentamente ad aumentare il tasso dei Fed Fund, i tassi a lungo termine sono destinati a essere frenati dalla perdurante politica accomodante della Banca Centrale Europea (BCE) e della Bank of Japan (BoJ). Non si deve sottovalutare l'impatto dello straordinario impegno della BoJ ad ancorare il rendimento dei titoli di Stato decennali allo 0%. Dimentichiamo "non combattere la Fed"; è la BoJ che dovremo tenere sotto controllo.
Nel complesso, ci preoccupa maggiormente il fatto che quest'espansione "Goldilocks" (nè calda nè fredda) diventi "troppo calda", anziché "troppo fredda" nel 2018. Vediamo poche ragioni per uscire da un portafoglio orientato verso gli asset rischiosi. Poiché tutti gli strumenti sembrano avere valutazioni elevate, continuiamo a preferire le azioni al credito e ai titoli di Stato. La liquidità genererà prevedibilmente un rendimento reale negativo per un altro anno.
Vi sono ancora elementi cui guardare con cautela. In particolare, non si sa con certezza se l'inflazione sia spenta o semplicemente dormiente. Analogamente, le Banche Centrali potrebbero innervosirsi per il timore di ripetere gli errori del primo decennio del 2000. Un aumento più marcato dell'inflazione e/o una maggiore aggressività delle Banche Centrali potrebbero determinare significative oscillazioni dei mercati.

Per proteggersi da tali fluttuazioni, gli investitori devono pensare non solo alla diversificazione, ma anche alla liquidità del loro portafoglio. Potrebbe anche valere la pena istituire posizioni in asset meno vulnerabili all'inflazione e a rendimenti più elevati, come i titoli finanziari e i settori "value", a scapito dei "growth".
Dopo un periodo di volatilità eccezionalmente bassa, quest'anno potrebbe essere opportuno adottare un approccio più flessibile.

Karen Ward, Managing Director, Chief Market Strategist per il Regno Unito e l'Europa presso J.P. Morgan AM



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