Usa il mouse, frecce o sfoglia se touch
   numero di 13/12/2017
Fare Business

Per restare competitivi ci vuole l'esperto in internazionalizzazione
Bonaldi (IMIT): il vecchio export manager è stato sostituito da una figura professionale con competenze generali, su più settori e più punti di vista, dotato di cultura di business, capacità di negoziare con la cultura della controparte

L'export è da sempre uno dei punti di forza dell'economia italiana. L'attenzione ai mercati esteri rappresenta uno dei punti di forza delle nostre aziende, che da qualche anno devono far i conti con la sfida della globalizzazione. E in questa trasformazione, anche le figure aziendali e le competenze richieste si sono dovute adeguare.
Anche per questi motivi è nata IMIT (Italian Managers for International Trade), associazione che si propone di garantire la qualificazione degli esperti che operano nel commercio con l'estero e nei processi di internazionalizzazione delle imprese.
IMIT è un'associazione aggregata ad AICE (Associazione Italiana Commercio Estero), che da 70 anni rappresenta specificamente gli interessi delle aziende italiane con una caratteristica comune: il prevalente impegno in attività di commercio con l'estero - trading, import, export, compensazione, gruppi d'acquisto, export management, PMI ecc. - e di supporto a tali attività.
Secondo i dati dell'ultimo rapporto ICE - "L'Italia nell'economia internazionale", nel complesso il numero di esportatori nel 2016 è stato di 215.708 (+0,3 rispetto al 2015) per un valore di beni esportati pari a 406.409 milioni di euro (+1%). Considerato il numero di imprese che operano in Italia (circa 4.400.000), si intuisce che quelle che guardano ai mercati esteri sono soltanto una minima parte, nonostante il forte appeal che in tutto il mondo registrano i prodotti "Made in Italy".
Il fatturato delle partecipate estere è stato nel 2016 pari a 516.930 milioni di euro (-1,8%). Il peso delle esportazioni sul fatturato, inoltre, continua a essere residuale per la gran parte delle aziende e il loro flusso continua a rivolgersi per il 60% verso i Paesi dell'Unione Europea, con la Cina unico Paese non del vecchio continente a essere presente fra i primi 10 (al nono posto con il 2,7%). Ancora, fra le aziende che esportano soltanto circa 10.000 sono quelle che raggiungono un fatturato export annuale superiore ai 5 milioni di euro mentre circa 130.000 esportatori hanno un fatturato export annuale inferiore ai 75.000 euro. Questi numeri sottolineano l'esigenza di avere delle figure professionali preparate a operare in un mondo sempre più globalizzato.
Secondo Andrea Bonardi, presidente di IMIT, "l'internazionalizzazione dei mercati è in continua evoluzione ed è un fenomeno con cui sarà sempre più necessario confrontarsi se si vuole restare competitivi. In un mondo sempre più aperto, infatti, per le imprese non solo italiane ma di qualsiasi nazionalità, guardare solamente al proprio Paese non è più sostenibile nel lungo periodo e anzi espone al rischio di vedersi sottrarre quote anche nel mercato domestico da aziende straniere che hanno già cambiato il loro approccio a guardare ai mercati esteri.
L'Italia è percepita come Paese leader nel settore delle esportazioni e degli investimenti all'estero sebbene alcuni dei dati del rapporto ICE dimostrino che questo è vero solo in parte e che ci sono ampi margini di miglioramento. Questo non sembra essere ancora ben compreso dalle imprese italiane: per poter reagire alla continua trasformazione del mercato, le aziende devono essere ben strutturate.
Oggi la figura dell'export manager, l'uomo con la valigetta, non esiste più: è stato sostituito dal manager dell'internazionalizzazione, una figura professionale con competenze generali, a 360° su più settori e più punti di vista, dotato di cultura di business, capacità di negoziare con la cultura della controparte e sensibilità della gestualità e delle formule della cultura dei Paesi in cui opera.

IMIT, che ha carattere volontario, è apolitica e senza fini di lucro, si pone come obiettivo quello di formare, accompagnare, aggiornare e fare incontrare figure manageriali che possano supportare le aziende italiane che guardano all'estero, fornendo loro la preparazione e le skill necessarie per approcciare in maniera corretta mercati che per modelli di business e normative sono assai diversi da quello italiano e più in generale da quelli europei. Anche imprese di piccole dimensioni, che abbiano caratteristiche adeguate in termini di competenze manageriali e qualificazione dei lavoratori, possono dunque individuare sui mercati internazionali percorsi di successo competitivo e di crescita".
Grazie a IMIT, ai sensi della legge 4/2013, i soci potranno qualificare le loro competenze e diventare "manager dell'internazionalizzazione" con un riconoscimento di natura professionale, coerente con la classificazione EQF in ambito internazionale.



Fare Business


Condividi su LinkedIn numero di 13/12/2017
Torna al SOMMARIO








SEGUICI