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   numero di 13/12/2017
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In Italia il mercato dei servizi immobiliari sfiora i 40 miliardi di euro

Le attività del comparto valgono quasi il 12% del PIL italiano, ma siamo molto lontani dagli altri principali Paesi europei. Pesano la frammentazione delle aziende e la mancanza di investimenti

I settori delle costruzioni e delle attività immobiliari sono una delle componenti più rilevanti del Prodotto interno lordo in Italia, con un peso pari al 19,1%. Il nostro Paese conferma la centralità del settore dei servizi immobiliari all'interno del suo scenario economico generale, con un peso sul Pil pari all'11,8%, per un fatturato di 37 miliardi di euro, quasi 240 mila imprese e 300 mila addetti. Questi sono alcuni dei dati che emergono dalla ricerca "I servizi immobiliari in Italia e in Europa", realizzata da Scenari Immobiliari con la collaborazione del gruppo Innovation RE/Yard.
Per quanto riguarda gli altri Paesi europei, un caso simile a quello italiano è rappresentato dalla Spagna, dove si è registrata una forte crescita del settore dei servizi, che vent'anni fa rappresentavano poco più del 5% dell'intero sistema produttivo, mentre oggi superano l'11%. Anche nel caso spagnolo il settore delle costruzioni ha visto nello stesso periodo un netto ridimensionamento, scendendo dal 9,3% del 1995 al 5,5% attuale. In Francia il settore delle costruzioni ha mantenuto un peso stabile, di poco superiore al cinque per cento, mentre i servizi immobiliari hanno registrato un lieve aumento, in linea con il resto d'Europa.
Il fatturato dei servizi immobiliari nei cinque principali Paesi europei è stimato in circa 367 miliardi di euro, con Regno Unito e Germania che costituiscono i due mercati più importanti, mentre l'Italia risulta ancora in una posizione arretrata, con un mercato superiore solo a quello della Spagna. Le dimensioni di Italia e Spagna sono limitate anche quando consideriamo il fatturato per occupato, evidenziando una scarsa efficienza del settore. I mercati più efficienti sono quello tedesco, con 270mila euro per occupato, e quello francese, con 256mila euro per occupato. Il Regno Unito segue a breve distanza, ma sempre con un fatturato pro-capite superiore ai 215mila euro, mentre Italia e Spagna si attestano attorno ai 125mila euro.
Nel settore dei servizi immobiliari i cinque Paesi oggetto dell'analisi contano oltre 930mila imprese, per un totale di 1,7 milioni di addetti diretti, pari all'1,3% della forza lavoro totale. L'Italia è il Paese con la maggior frammentazione delle imprese, con una media di 1,3 addetti a società, appena al di sotto di Spagna, Francia e Germania. La situazione italiana deriva da una minore strutturazione del settore, con la presenza di molte società individuali o a conduzione familiare. Lo scenario competitivo porterà a una progressiva diminuzione del peso di tali società, che rispetto alle imprese più strutturate faticano a introdurre innovazioni, sia di prodotto che di processo.
"Mentre nel Regno Unito, in Germania e in Francia - ha dichiarato Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari - il percorso verso la professionalizzazione nella gestione dei patrimoni immobiliari è già avviato da tempo, in Italia il settore risulta ancora ?artigianale', con una diffusa presenza di società di dimensioni limitate e poco specializzate, spesso nate come studi professionali poi evolute e adattate al mondo dei servizi. Serve una nuova fase di ?industrializzazione' del settore che porti le società a raggiungere una necessaria massa critica e sviluppare economie di scala. Oggi, inoltre, è sempre più importante portare l'evoluzione tecnologica nel mondo dei servizi immobiliari, poiché non è più possibile gestire grandi patrimoni con software tradizionali ma occorrono sistemi di analisi e supporto alle decisioni sempre più complessi e adatti alle nuove esigenze".



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