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   numero di 01/11/2017
Leisure

Soft Skills: le competenze che faranno la differenza
Il libro di Marina Pezzoli analizza quali siano i fabbisogni di competenze e di stile manageriale per le imprese. Partendo da una ricerca

Una ricerca dentro un libro. Ovvero quando i dati dicono molto di più delle riflessioni. E' questo l'aspetto più interessante del testo "Soft skills che generano valore. Le competenze trasversali per l'industria 4.0", a cura di Marina Pezzoli, edito da FrancoAngeli, che analizza quali siano i fabbisogni di competenze e di stile manageriale per le imprese che, passate indenni, e ancora viventi ma malmesse, dalla crisi del 2008, tentano l'allungo ai primi segali di ripresa economica.
Molta teoria e classificazione, come si confà ad un manuale di management: ma il guizzo davvero interessante è la parte in cui si forniscono al lettore dati di ricerche che sul campo misurano quale sia realmente la percezione delle competenze, delle cosiddette soft skills che l'impresa deve raggiungere.
Sebbene limitata ad uno spicchio del sistema imprenditoriale italiano, il fatidico Nord Est, gli autori hanno condotto un'indagine sul campo, con oltre 200 interviste compiate sia mail, sul finire del 2016.
Il dato che ne emerge è sì più circoscritto, ma assai interessante per chi voglia capire davvero come e dove indirizzarsi.
Il campione dei partecipanti è per il 34% HR manager, 16% commerciale, 13% amministrazione, produzione 6%, IT 3%, profili che lavorano in autonomia 4% ed un generico altro per il 24%. Dirigenti il 17% dei rispondenti, 25% impiegati, quadri il 38%, l'11% consulenti esterni.
Chi lavora all'esterno e si interfaccia con profili interni ritiene che siano premianti una comunicazione efficace e diretta, una flessibilità e capacità di adattamento ai cambiamenti continui ed una spiccata attitudine a semplificare, con rigore, la complessità dell'impresa.
Tutte le competenze, invece, sono ritenute necessarie per affrontare al meglio il passaggio dal passato al futuro, questo, secondo gli autori, si deve al convincimento che il futuro, anche nel lavoro, sarà molto più complicato di quello che abbiamo conosciuto fin qui.
Le competenze che faranno fare la differenza a chi lavori nell'impresa sono la flessibilità, la creatività, la capacità di gestire lo stress, il team working, l'orientamento al cliente e alle sue necessità.
Le competenze, per contro, ritenute meno rilevanti sono la capacità di parlare in pubblico (forse anche perché oggi ci si parla solo sia via mail e social?), una forte capacità di negoziazione e di persuasione, e un forte controllo.
Trasversale all'indagine, che per stessa ammissione dei curatori, si può collocare nel solco di altri studi fatti su scala internazionale, è la considerazione che le skills, piaccia o no, non hanno età. Valgono per il giovane 30-35enne e per il 55enne che deve resistere al cambiamento.
Investire quindi nelle soft skills non è solo necessario per rimettersi e restare in gioco, lo è anche per il sistema Paese se, come citano gli autori, una ricerca condotta nel 2015 ha dimostrato che queste caratteristiche diffuse nel sistema imprenditoriale valgono il 6,5% del Pil in Inghilterra, ovvero 88 miliardi euro. Non poco, viene da dire. Ma qui il discorso travalica i cancelli e le mura dell'impresa e porta dritto al mondo politico e al mondo della scuola e dell'università.

L'autore
Marina Pezzoli, dopo l'esperienza aziendale e come formatrice, ha iniziato a lavorare in strutture di formazione occupandosi di progettazione, gestione di progetti e coordinamento delle attività. Successivamente ha assunto il ruolo di direttrice di Risorse in Crescita e coordinatrice di Rete Formazione. È oggi consigliere delegato di Niuko, società delle associazioni territoriali di Confindustria di Padova e Vicenza, la più grande realtà confindustriale nel panorama italiano della formazione.

Titolo: Soft skills che generano valore. Le competenze trasversali per l?industria 4.0
Autore: Marina Pezzoli
Editore: FrancoAngeli
Pagine: 160

@federicounnia - Consulente in comunicazione



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