Usa il mouse, frecce o sfoglia se touch
   numero di 23/07/2014
Fare Business

L'Italia fanalino di coda nella classifica mondiale per lealta' al posto di lavoro
Giorgetti (Kelly Services): Solo il 31% dei lavoratori italiani si sente "legato" al proprio datore di lavoro. I segni di "disaffezione" aumentano e l'84% degli intervistati ha intenzione di cambiare lavoro entro il prossimo anno

Dalla ricerca Kelly Global Workforce Index (KGWI), condotta da Kelly Services, emerge che a livello globale, meno di un terzo degli intervistati (31%) si sente “totalmente legato” all’attuale datore di lavoro. Percentuale in linea con quella del 2012, ma in netto calo rispetto al 43% del 2010. I livelli più bassi si registrano in Italia (31%), Ungheria (10%), Portogallo (19%), Thailandia e Singapore (entrambe al 20%). Il 61% degli intervistati in tutto il mondo ha dichiarato di avere intenzione di cercare un nuovo lavoro nel prossimo anno, dato che sale al 68% a livello EMEA e all’84% in Italia.

Nella decisione di accettare una determinata offerta di lavoro, i benefit economici risultano ancora e sempre il primo fattore preso in considerazione dai lavoratori a livello mondiale (84%).

Il 36% dei lavoratori ha dichiarato di essere oggi più incline a cercare lavoro tramite i social media rispetto ai canali tradizionali, come annunci su stampa specializzata, società di selezione o portali web specializzati nella pubblicazione di offerte di lavoro. E nelle economie in rapida espansione dell’APAC - con, in prima fila, India, Thailandia, Indonesia, Malesia, Cina e Singapore - i social media sovrastano nettamente gli altri metodi, con più del 50% delle preferenze.

Globalmente, la percentuale di quanti usano il proprio network sui social media per prendere decisioni che riguardano lavoro e carriera è passato dal 41% del 2012 al 39% nel 2013 e al 34% nel 2014. Nell’APAC, si è passati dal 58% nel 2012 al 51% nel 2014, mentre nell’area EMEA il tasso è passato dal 40% al 34% nell’ultimo triennio. I più propensi ad utilizzare i social media per questo tipo di decisioni sono i Professional/Technical (38%), contro il 29% dei Non-Professional/Technical.

 

Sale il livello di disaffezione

 

Kelly Services, leader mondiale nella consulenza per le risorse umane che offre su scala globale servizi di outsourcing, HR, temporary staffing e full-time placement, ha dedicato il primo capitolo del Kelly Global Workforce Index 2014 all’engagement dei dipendenti, alle modalità di ricerca, attiva o passiva, del lavoro e ai fattori che determinano l’appetibilità di un’azienda rispetto ad un’altra.

Questa indagine raccoglie le risposte di più di 230.000 persone di 31 Paesi, di cui circa 4.000 in Italia e mostra gli effetti dei diversi fattori che impattano sul mondo del lavoro attuale, tra cui le differenze geografiche e la responsabilizzazione dei dipendenti, con un particolare focus sui tre gruppi generazionali principali: Y (19–30 anni), X (31–48 anni) e Baby Boomer (49–66 anni).

I risultati della survey mostrano un aumento significativo dei livelli di “disaffezione” nei confronti del proprio datore di lavoro, che influisce negativamente sulle performance e sulla produttività dei dipendenti. Tale approccio condiziona pesantemente i lavoratori, spingendoli nella maggior parte dei casi (61%) a cercare nuove opportunità nell’arco dell’anno. Rimangono, tuttavia, abbastanza alti i livelli di engagement in EMEA ed APAC, in particolare in Danimarca (45%), Norvegia (42%), India ed Indonesia (entrambe al 41%).

Per quanto riguarda l’Italia, i più “infedeli” risultano essere i dipendenti delle società di sicurezza informatica: il 100% degli intervistati ha, infatti, dichiarato che vorrebbe cambiare azienda entro l’anno.

Il KGWI ha, inoltre, cercato d’identificare i fattori che spiccano tra quelli presi in considerazione dai lavoratori per determinare l’appetibilità di un’azienda rispetto ad un’altra: le valutazioni di natura finanziaria rimangono di primaria importanza (84%), seguite dall’equilibrio tra vita privata e vita lavorativa (64%) e dalle opportunità di carriera (62%), mentre il 58% dichiara che i programmi formativi e/o di sviluppo sono tra le motivazioni che più guiderebbero la propria scelta.

In particolare, in Italia, la retribuzione è il fattore più importante per il 77% degli intervistati. Inoltre, è interessante notare che più della metà (60%) degli intervistati italiani ha sottolineato l’importanza del cosiddetto “peer learning”, evidenziando la possibilità di lavorare con colleghi da cui imparare.

I risultati dell’indagine, inoltre, mostrano che, così come stanno cambiando le preferenze rispetto al metodo di ricerca del lavoro, anche il modo in cui effettivamente lo si trova si sta evolvendo: l’affermazione della comunicazione digitale ed elettronica ha visto i siti specializzati online diventare il sistema più popolare per trovare un’occupazione. Un quarto degli intervistati di tutto il mondo ha, infatti, ottenuto il proprio lavoro più recente attraverso un sito specializzato, con la percentuale più alta in APAC (27%).

 

La situazione in Italia

 

In Italia, il 22% degli intervistati ha dichiarato di aver trovato lavoro attraverso i portali specializzati nella pubblicazione di offerte di lavoro. Dato interessante, che dimostra una crescita della cultura digitale anche nel nostro Paese: nel 2011 il sistema più utilizzato era il contatto diretto con i recruiter (per il 26% degli intervistati). Ciò è confermato anche dal fatto che oggi il 32% degli italiani ha affermato di preferire l’utilizzo dei social media rispetto agli strumenti tradizionali; nel 2012 questa preferenza si fermava al 23%.

Nel nostro Paese, il passaparola rimane in ogni caso in testa alla classifica per la ricerca di opportunità lavorative, raccogliendo le preferenze del 23% del campione.  

“Le aziende dovrebbero tenere in grande considerazione i risultati di questa indagine: offrono, infatti, un quadro molto chiaro sulle necessità dei lavoratori e sulle modalità di attrarre talenti. L’incedere della crisi economica e il ritardo, nel nostro Paese, di una vera ripresa, fanno sì che i livelli di engagement siano molto bassi. Il senso di precarietà e di incertezza sul proprio futuro, rafforzato dalla nostra situazione economica, spingono i lavoratori a ricercare costantemente un posto che dia garanzie e sicurezza per il domani. Fortunatamente, il settore della ricerca & selezione di personale - che, tradizionalmente, anticipa i trend economici ed occupazionali - nel  primo trimestre di quest’anno, ha fatto registrare segnali incoraggianti, con una crescita a doppia cifra. Risulta, tuttavia, evidente che le aziende dovranno fare molto per offrire ai propri dipendenti un ambiente di lavoro che li attragga e li spinga a rimanere a lungo. Ciò risulta ancora più importante in considerazione del fatto che si sta verificando una vera e propria «guerra dei talenti».”, afferma Stefano Giorgetti, Direttore Generale e Amministratore Delegato di Kelly Services Italia. “Il diffondersi della comunicazione digitale e dei social media si traduce nel fatto che, oggi, ci sono molti modi attraverso i quali i candidati possono segnalare la propria disponibilità a cambiare carriera o valutare una proposta di lavoro. E questo dovrebbe stimolare un serio approccio online per ogni azienda che desidera individuare i talenti più appetibili. Le community di talenti online, ad esempio, seguite principalmente dalla generazione Y, sono una tecnica relativamente nuova nella gestione del pool di talenti, ma hanno un certo appeal in alcuni mercati e stanno guadagnando terreno. In Italia stanno prendendo piede e, anche se ancora pochi vi partecipano, il 17% degli intervistati ha dichiarato di essere molto interessato”.

 



Fare Business

numero di 23/07/2014
SOMMARIO di questa settimana

Condividi su LinkedIn




Continua a sfogliare per il prossimo articolo -->