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   numero di 14/05/2014
Idee e opinioni

 

Se non cambiamo rotta la Grecia sara’ il nostro futuro entro 5 anni
Pecchioli (101 Dalmata): Abbiamo realizzato il documentario “Il più grande successo dell’euro” per rendere gli italiani coscienti dei disastri evidenti della moneta unica, che finirà per renderci tutti più poveri, senza lavoro e senza welfare

Nel numero di febbraio avevamo illustrato l’iniziativa di un gruppo di cittadini che avrebbero voluto realizzare un documentario sulla Grecia in verità. Le notizie che arrivano nel nostro Paese circa la situazione della vita di tutti i giorni della popolazione greca sono piuttosto limitate e spesso si ha la sensazione che esista come un filtraggio da parte degli organi d’informazione nazionali. L’iniziativa era dunque quella di documentare il reale stato dell’arte.
Gian Luca Bocchi ha incontrato Luigi Pecchioli che è il portavoce del gruppo.
 
Ti chiederei sinteticamente di ricordare che tipo di gruppo si tratta e come vi siete organizzati.
 
I 101 Dalmata” è un gruppo che si è formato tra i lettori ed i frequentatori del blog del prof. Alberto Bagnai, http://www.goofynomics.blogspot.it , prima attraverso la creazione di una mailing list con cui comunicare fra noi, poi con la formazione di un gruppo di lavoro che, sfruttando le tecnologie di comunicazione, riesce a coordinare l’attività dei membri sparsi per tutt’Italia, ed è nato dall’esigenza di ognuno di noi di fare qualcosa per divulgare una corretta analisi economica di quello che sta accadendo al nostro Paese ed all’Europa.
Il progetto di produrre un documentario sulla Grecia nasce dall’esigenza, sentita da un membro del nostro gruppo di origine greca, Costantin Xecalos, poi fatta propria da ciascuno di noi, di raccontare il dramma di quello che accade ad un paese vicino a noi, geograficamente e per cultura e tradizione, ma di cui l’informazione ufficiale non ci racconta nulla. Questo è stato un modo per rendere concreto, “fisico” il nostro impegno alla divulgazione.
I membri del gruppo sono persone che si interessano di economia, ma che hanno competenze e provenienze del tutto differenti: ci sono studenti e commercianti, lavoratori autonomi e disoccupati, tutti però uniti dalla passione e dall’impegno allo studio ed alla divulgazione di ciò che abbiamo imparato sul blog e dai propri studi ed approfondimenti.

Siete allora riusciti a realizzare il documentario?

Sì, ed è stata un’esperienza che, su chi di noi è andato fisicamente a girare il documentario, ha lasciato una forte impressione, ma anche l’orgoglio di aver fatto qualcosa di concreto, che pochi avrebbero ritenuto possibile, senza un’organizzazione alle spalle.
Prima di tutto abbiamo preparato la programmazione di quello che ci necessitava, sia come attrezzature, che come attività da svolgere, abbiamo fatto una scaletta delle possibili interviste e dei contatti che potevamo sfruttare; poi abbiamo fatto un piano economico di quanto sarebbe costato al minimo l’invio di una squadra per effettuare le riprese: fortuna ha voluto che all’interno dei 101 Dalmata ci fossero un regista ed una addetta alle riprese ambedue professionisti.
A questo punto, per raccogliere i fondi necessari, oltre a tassarci ciascuno di noi, abbiamo sfruttato un sito di crowdfunding, Kapipal, spiegando cosa volevamo fare, indicando la somma necessaria da raccogliere e le modalità per effettuare i versamenti: devo dire che, appena la gente ha visto il nostro serio impegno, ha iniziato a versare, anche piccole somme, per finanziarci. In questo modo abbiamo potuto comprare l’attrezzatura che ci serviva ed organizzare il viaggio. Man mano che arrivavano le immagini del backstage e grazie alla diffusione su Twitter e Facebook di ciò che stavamo facendo, i contributi sono aumentati e le persone ci lasciavano messaggi di ringraziamento per l’opera informativa che svolgevamo ed attestati di stima che ci hanno aiutato molto. Non abbiamo coperto ancora tutte le spese, ma nella pagina Kapipal http://www.passateparola.it è ancora possibile versare un contributo e confidiamo nel sostegno anche dei vostri lettori.
In soli sei giorni di permanenza siamo riusciti ad intervistare medici e bancari, immigrati ed insegnanti ed altri soggetti, compreso un importante antropologo, Grigoriou Panagiotis, oltre ad un esponente di Alba Dorata, per raccontare cosa ha significato per il popolo greco dover seguire le ricette economiche imposte dalla Troika, per un complesso di 30 ore di girato. I ragazzi che sono andati lì sono stati fantastici, hanno lavorato duramente senza risparmiarsi, correndo anche dei rischi. Una volta tornati abbiamo intervistato il prof Bagnai, che si è reso disponibile a raccontare dal punto di vista macroeconomico le ragioni di quello che avevamo visto ed abbiamo preso accordi per un colloquio con il prof Vladimiro Giacché, che ha scritto un libro sulla riunificazione della Germania, Anschluss, la cui dinamica ha molte similitudini con quanto è avvenuto in Grecia e sta avvenendo in Europa.

La Grecia, come sosteneva Mario monti, è “il più grande successo dell’euro”?

La Grecia può essere considerato il più grande successo dell’euro, se consideriamo lo scopo reale per cui l'euro è stato progettato: uno strumento nato non per assicurare la solidarietà e la collaborazione fra i popoli, ma per implementare quell'economia di mercato fortemente competitiva e costringere i popoli a fare quelle riforme di stampo liberista, la cui realizzazione passa per la distruzione dello Stato sociale e la precarizzazione del lavoro, che le élite europee volevano che facessimo.
La Grecia è un dramma umano e sociale: il vincolo esterno dato dalla perdita della possibilità di gestire la propria moneta, ha portato ad un afflusso di capitali esteri, attirati dalle possibilità di investimento, eccessivo ed insostenibile, che ha “drogato” l’economia greca, che si è vista inondare di soldi facili per acquistare beni esteri diventati accessibili. Ciò ha messo in ginocchio l’industria interna ed ha portato alla formazione di bolle speculative, prima di tutto immobiliare.
Al momento della crisi, i capitali non sono più affluiti, lasciando il Paese con esposizioni enormi private verso le banche estere, prima di tutto tedesche, esposizioni che lo Stato ha dovuto coprire per salvare il sistema economico e bancario interno, aumentando così a dismisura il debito pubblico. Da qui la necessità di aiuti economici, i tagli feroci alla spesa pubblica, il crollo dei redditi e dei salari. Per Monti questo riaggiustamento dei conti sulla pelle dei cittadini greci, attraverso lo snellimento della spesa dello Stato per welfare e servizi e la flessibilizzazione del lavoro, considerata da lui una cosa “virtuosa” dimostra che l’euro fa bene perché “moralizza”, per noi e per quello che abbiamo visto si tratta di vera e propria macelleria sociale, compiuta solo per far recuperare i crediti a chi, Germania in testa, ha prestato troppo e male.

Qualcuno ritiene che la situazione attuale della Grecia possa essere indicata quale anteprima di quanto accadrà in Italia a distanza di 5 anni: cosa ne pensate ?

Quando abbiamo intervistato Panagiotis ed anche successivamente quando è venuto a Roma al convegno organizzato da Asimmetrie il 12 aprile, ci ha detto che l’Italia, pur con tutte le differenze di peso economico, è sulla stessa strada della Grecia. Bisogna capire che la Grecia è un laboratorio dove sono stati condotti esperimenti di shock economy applicati per la prima volta a un Paese occidentale. Gli esperimenti sono perfettamente riusciti - questo è appunto “il grande successo dell'euro” - e hanno cominciato ad applicarne i principi agli altri Paesi.
L’Italia è uno di questi e rispetto alla Grecia è solo 5 anni indietro: anche da noi si stanno riducendo i salari reali, sta salendo la disoccupazione, i tagli che si impongono alla spesa pubblica, considerata sempre inefficiente e clientelare, stanno provocando la perdita di diritti di tutela, anche sanitaria che consideravamo acquisiti, ma che ora ci dicono non possiamo più permetterci. In questa ottica il Jobs Act di Renzi persegue gli stessi obbiettivi di precarizzazione e perdita di tutele già vista in Grecia. Ho letto che l’ASL 10 di Firenze ha messo un bando per l’assunzione di figure professionali inizialmente senza uno stipendio, un lavoro su base volontaristica, molto simile ai contratti che in Grecia offrono ai giovani come primo impiego.
Abbiamo indubbiamente una capacità produttiva e manifatturiera ancora importante, ma, rispetto al 2007 abbiamo già perso, per chiusura o per acquisizione da parte di imprese estere, il 25% del nostro tessuto industriale. Se non cambiamo rotta la Grecia sarà il nostro futuro.

Per ora è disponibile solo il trailer del documentario. Quando sarà possibile vederlo e dove?

In effetti per adesso è visibile il promo, sia sul nostro canale Youtube che su Kapipal o nel sito del Fatto Quotidiano e, chi ha avuto la fortuna di partecipare al convegno di Roma di Asimmetrie, ha potuto vedere l’estratto di circa 15 minuti del documentario. Stiamo lavorando attualmente alla traduzione e sottotitolazione delle interviste già fatte, a cui dovremo aggiungere quella al prof. Giacché, ancora da effettuare, ed al montaggio delle riprese.
Probabilmente il documentario completo sarà pronto per giugno e posso assicurarvi, avendo letto i testi delle interviste, che sarà un filmato molto intenso. Già la proiezione dell’estratto ha avuto un buon riscontro e alcune immagini ed interviste sono state utilizzate per un servizio di “Dentro la Notizia” su Rete4. Per la prima ancora non abbiamo deciso, anche se si è parlato di Viareggio come possibile sede: posso dire che, nell’ambito della suddivisione dei compiti, alcuni di noi hanno l’incarico di organizzare l’evento e sono sicuro che faranno come sempre del loro meglio.


Non pensi che se la proiezione del documentario fosse avvenuta prima delle elezioni europee di maggio avrebbe potuto sensibilizzare maggiormente l’opinione pubblica sui reali svantaggi di una moneta unica gestita solo in termini “finanziari”?

E’ difficile da dire. Il problema è che le persone normali che non si interessano giustamente di economia sono da anni manipolate da un’informazione parziale ed a senso unico che, prima raccontava loro della bellezza dell’euro, una moneta forte e credibile, poi ha cercato di minimizzare o nascondere le difficoltà ed infine, non potendo più tacere, ha cominciato ad ammettere che, sì ci sono delle difficoltà, Ma senza staremmo ancora peggio e comunque la colpa è in gran parte nostra che non siamo competitivi, che non abbiamo fatto le riforme, che siamo corrotti, ecc..
Questo viene raccontato su tutti i giornali, su tutti i canali televisivi ed in tutte le trasmissioni, da importanti giornalisti economici, da esperti in economia o supposti tali, dai politici di destra e di sinistra: davanti ad un bombardamento così massiccio un documentario di un gruppo di illustri sconosciuti quanto potrebbe muovere l’opinione pubblica?
Vero è che, grazie ad alcuni economisti che si sono spesi e si stanno spendendo per portare una voce diversa, prima di tutto il prof. Claudio Borghi Aquilini, ma anche il prof. Antonio Rinaldi, oltre naturalmente al prof. Alberto Bagnai, un dibattito in Italia si è finalmente aperto, la gente, che vive il disagio sulla propria pelle, comincia ad essere scettica sulle soluzioni che vengono proposte o sui pericoli che un’eventuale uscita dall’euro potrebbe causare ai nostri redditi ed all’economia del Paese. Ma ancora sono lontani da una consapevolezza e, in ogni caso, la martellante propaganda sui disastri di una nostra uscita dalla moneta unica, porta ancora la gente a ritenere il male minore continuare su questa strada e ad affidarsi alla politica, specie se ha la faccia “nuova” e rassicurante di Renzi, per risolvere i loro problemi.
Il nostro documentario si inserisce nel filone delle voci discordanti e, mostrando immagini e parole di persone comuni che vivono sulla loro pelle il disastro causato dall’euro, speriamo di arrivare a colpire la sensibilità degli italiani, più propensi forse ad ascoltare e comprendere uno come loro piuttosto che un tecnico che parla di grafici e tabelle, per aiutare formare un’opinione pubblica. Ma ci vorrà del tempo e le elezioni sono solo fra un mese. Lavoriamo per il futuro.



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