L'AI spinge l'assunzione tech in Italia: l'86% delle aziende aumenta l'organico | BusinessCommunity.it
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11/11/2026

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L'AI spinge l'assunzione tech in Italia: l'86% delle aziende aumenta l'organico

Sgualdino (Randstad): servono professionalità sempre più specializzate, capaci di unire solide skill tecniche a competenze umanistiche, indispensabili per trasformare il potenziale tecnologico in risultati concreti

L'AI sta cambiando la domanda di lavoro nel settore tecnologico italiano. L'86% delle imprese ha dichiarato di aver ampliato l'organico tech perché la tecnologia consente di offrire nuovi servizi e di creare ricavi aggiuntivi. Allo stesso tempo, la corsa ai talenti si è intensificata: le retribuzioni offerte da aziende non tecnologiche superano quelle del settore IT fino al 60% per attrarre specialisti.
La ricerca Tech Talent in Transition, realizzata da Randstad, ha coinvolto 1.100 responsabili tecnologici in 11 Paesi e ha analizzato più di 20milioni di annunci e 100milioni di profili. I risultati mostrano che le imprese italiane stanno rispondendo alla carenza di competenze critiche con formule flessibili, come contratti a termine, freelance o collaboratori esteri, e con l'uso di consulenze tecnologiche per i progetti più complessi.

"In questa fase di sviluppo, l'intelligenza artificiale sta aprendo grandi opportunità nel settore tech, ridefinendo le competenze richieste e scatenando una forte competizione sui talenti", afferma Maria Pia Sgualdino, Senior Director di Randstad Digital Italia. "Servono professionalità sempre più specializzate, capaci di unire solide skill tecniche a competenze umanistiche, indispensabili per trasformare il potenziale tecnologico in risultati concreti. Sono profili difficili da trovare e per i quali non esiste un'unica strategia di talent acquisition e di retention: le aziende devono attrarre i migliori professionisti sul mercato anche attraverso formule di inserimento flessibili e contemporaneamente valorizzare le risorse interne con una mappatura continua delle competenze. Questo significa superare i canali di recruiting tradizionali e investire sulla formazione continua, così da disporre delle giuste capacità esattamente quando servono per sostenere la trasformazione digitale e culturale dell'organizzazione".

Le skill più difficili da trovare in Italia includono:

- Architettura dei sistemi.
- Orchestrazione dell'AI.
- Pensiero critico.
- Intelligenza emotiva.
- Capacità di risolvere problemi complessi.
Oltre al 38% delle aziende che segnala la carenza di architettura e orchestrazione, il 25% lamenta la difficoltà di reperire profili con pensiero critico, intelligenza emotiva e problem solving, mentre il 16% richiede leadership interfunzionale e gestione di progetti articolati.
Il ritorno sull'investimento dell'AI è percepito positivamente dal 48% delle imprese, che testimoniano vantaggi nella manutenzione predittiva, nella gestione delle catene di fornitura (61%) e nel data cleaning (48%). Solo il 7% non ha ancora riscontrato i benefici attesi.


Il mercato del lavoro tech è caratterizzato da una forte competizione salariale. Gli sviluppatori del settore bancario, finanziario e assicurativo percepiscono una retribuzione mediana superiore del 43% rispetto ai colleghi IT, il gap sale al 46% nel manifatturiero e al 60% nei settori farmaceutico e delle scienze della vita.
Per colmare le lacune, il 58% delle aziende privilegia le formule flessibili, seguito da assunzioni a tempo indeterminato (34%) e da programmi di reskilling interno (6%). La consulenza tecnologica è diventata un canale strategico per integrare competenze altamente specializzate.
Le certificazioni specialistiche stanno guadagnando importanza: il 50% delle imprese italiane preferisce micro-certificazioni o certificazioni rilasciate dai fornitori rispetto a lauree tradizionali, mentre solo il 35% considera imprescindibile una laurea in informatica.


Infine, la gestione dei rischi legati all'AI si sta consolidando: il 50% delle organizzazioni utilizza software di monitoraggio della sicurezza, il 47% aggiorna le competenze dei team in materia di compliance, il 45% si avvale di consulenti esterni e il 41% impiega professionisti dedicati all'audit, all'etica e alla conformità normativa dell'AI.

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