L'UE alza i dazi sull'acciaio: impatti sui costi di automotive e costruzioni
Vargiu (Coface): la sfida sarà trovare un equilibrio tra la tutela della capacità produttiva europea e la competitività delle industrie
L'Unione Europea ha introdotto a partire da luglio 2026 una riduzione del 47% delle quote di importazione di acciaio esenti da dazi, portandole a 18,3 milioni di tonnellate, e ha raddoppiato il dazio sui volumi eccedenti, dal 25% al 50%. L'obiettivo dichiarato è proteggere il mercato interno dalla sovraccapacità globale, che nel 2025 ha toccato 640 milioni di tonnellate, pari al 35% della produzione mondiale; la Cina ne fornisce quasi la metà, con circa 305 milioni di tonnellate.
Nel contesto della siderurgia europea, la misura arriva in un periodo di difficoltà: negli ultimi dieci anni la produzione di acciaio grezzo nell'UE è scesa del 18%, con la perdita di oltre 17.000 posti di lavoro diretti. E la recente sentenza del tribunale di Milano sull'ILVA farà crescere di molto la cifra. I fattori chiave sono una domanda interna debole, costi energetici e salariali più alti rispetto a molti concorrenti e una crescente pressione import-export, che nel 2025 ha rappresentato circa il 22% del consumo europeo di acciaio. Le nuove regole si inseriscono nella più ampia strategia europea di competitività e decarbonizzazione, affiancate dal Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM).

Secondo Coface, la drastica riduzione delle quote esenti e l'incremento dei dazi rendono l'offerta di acciaio più rigida. Il benchmark dell'acciaio laminato a caldo nell'Europa nord-occidentale è già cresciuto di oltre il 10% dall'attivazione delle misure, raggiungendo circa 840dollari per tonnellata a fine agosto2026. Non si prevede una vera carenza, ma un aumento dei costi per le imprese a valle della filiera.
«Le nuove misure possono contribuire a sostenere la siderurgia europea in una fase particolarmente complessa, caratterizzata da sovraccapacità globale, domanda debole e importanti investimenti da affrontare per la transizione del settore. Allo stesso tempo, una maggiore protezione del mercato può tradursi in prezzi più elevati per le imprese utilizzatrici, con un impatto soprattutto sui comparti che fanno maggiore ricorso all'acciaio. La sfida sarà quindi trovare un equilibrio tra la tutela della capacità produttiva europea e la competitività delle industrie che dell'acciaio hanno bisogno per produrre» commenta Pietro Vargiu, Country Manager Italia di Coface.
I settori più vulnerabili sono:
- costruzioni (38% della domanda europea di acciaio).
- automotive (18%).
- meccanica (13%).
- prodotti in metallo (12%).
- prodotti piani, con impatto marcato soprattutto nell'automotive e negli elettrodomestici.
La restrizione UE potrebbe inoltre alterare il commercio internazionale: limitando l'accesso al mercato europeo, l'eccesso di produzione potrebbe essere reindirizzato verso altri paesi, spingendoli a rafforzare le proprie barriere commerciali. Coface avverte il rischio di una progressiva frammentazione del mercato globale dell'acciaio, con differenze di prezzo sempre più marcate tra le regioni e maggiore complessità per le imprese che operano lungo le catene del valore.

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