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23/09/2026

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I lavoratori italiani chiedono più crescita: l'88% critica il supporto aziendale

Papotti (Robert Walters): i dipendenti ritengono insufficiente l'aiuto per lo sviluppo professionale e il 73% non trova opportunità concrete

Robert Walters Italia ha pubblicato una ricerca che evidenzia un forte divario tra le aspettative dei professionisti e le iniziative offerte dalle aziende. L'88% degli intervistati ritiene carente il supporto ricevuto per il proprio sviluppo professionale e il 73% segnala l'assenza di qualsiasi opportunità di crescita sul posto di lavoro. "I dati restituiscono un messaggio molto chiaro: i professionisti vogliono continuare a crescere, ma spesso non trovano nelle aziende le opportunità necessarie per farlo", commenta Walter Papotti, Country Manager di Robert Walters Italia. "Il tema non riguarda soltanto la formazione in senso stretto. Significa creare le condizioni perché le persone possano acquisire nuove competenze, confrontarsi con colleghi più esperti, ricevere feedback e costruire un percorso di crescita. In un mercato sempre più dinamico, la capacità di sviluppare le proprie persone è destinata a diventare un fattore sempre più strategico per le aziende". Quando viene chiesto quale tipo di strumento sia più utile, corsi per lo sviluppo delle competenze e mentoring/coaching ottengono entrambi il 34% delle preferenze, superando altre soluzioni formative.

L'offerta attuale risulta limitata: quasi tre professionisti su quattro (73%) dichiara di non ricevere alcuna opportunità di sviluppo. Tra i pochi che hanno accesso a iniziative, i corsi di competenze sono la soluzione più diffusa (18%). Solo il 6% beneficia di programmi di mentoring o coaching, mentre il 3% può partecipare a corsi per certificazioni professionali.
"Esiste un evidente mismatch tra ciò che viene offerto e ciò che le persone considerano realmente utile", continua Papotti. "Il mentoring e il coaching, per esempio, sono ancora relativamente poco diffusi, ma vengono indicati dal 34% dei professionisti come una delle iniziative più utili. È un segnale importante: le persone non chiedono necessariamente soltanto più corsi, ma anche occasioni di confronto, orientamento e crescita". Il divario è evidente anche nella domanda di strumenti concreti: mentoring e coaching, pur poco diffusi, sono ritenuti tra le iniziative più utili dal 34% dei professionisti.

La ricerca mostra un cambiamento nella percezione delle competenze da sviluppare. Quando viene chiesto quale formazione sia più utile, le soft skill conquistano il primato:

- Intelligenza emotiva e capacità comunicative (34%).
- Competenze di leadership (23%).
- Competenze tecniche (22%).
- Competenze tecnologiche (21%).
Il risultato indica che la crescita professionale è sempre più vista come una combinazione di abilità tecniche, digitali e relazionali. "La trasformazione del lavoro non richiede soltanto nuove competenze tecnologiche", sottolinea Papotti. "La capacità di comunicare, collaborare, guidare un team, gestire il cambiamento e comprendere le esigenze degli altri è altrettanto importante. Le aziende che vogliono prepararsi ai cambiamenti dei prossimi anni dovranno quindi adottare un approccio allo sviluppo più completo, capace di combinare hard e soft skill".


Il divario è più marcato tra i giovani. Tra gli under30, solo il 10% ha regolari opportunità di sviluppare nuove competenze, il 24% le ha in modo abbastanza regolare, il 38% le trova sporadicamente e il 29% raramente. In totale, il 67% dei giovani professionisti ha poche o rare opportunità di apprendimento nel ruolo attuale. "Il dato sugli under 30 dovrebbe far riflettere", commenta Papotti. "I primi anni di carriera sono il momento in cui si costruiscono le competenze, le esperienze e le relazioni che possono determinare il percorso professionale futuro. Se proprio in questa fase le opportunità di apprendimento sono limitate, il rischio è creare un rallentamento nella crescita dei talenti che potrebbe avere conseguenze anche per le aziende".


I risultati suggeriscono che la domanda di sviluppo professionale supera di gran lunga l'offerta disponibile. Le aziende devono andare oltre l'aumento dei corsi e costruire una vera cultura dell'apprendimento continuo. "Investire nello sviluppo professionale significa molto più che finanziare un corso", conclude Papotti. "Significa creare un ambiente nel quale imparare, sperimentare e confrontarsi facciano parte del lavoro quotidiano. Le aziende che riusciranno a trasformare lo sviluppo delle competenze in una componente strutturale della propria cultura avranno un vantaggio importante: potranno non solo colmare più rapidamente i propri skill gap, ma anche attrarre e trattenere professionisti che vedono nella crescita una parte essenziale della propria esperienza lavorativa".


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