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16/09/2026

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Water management: il vantaggio competitivo per le industrie moderne

Boerci (BrianzAcque): l'acqua diventa leva strategica per produttori, dalla riduzione dei consumi al riuso sistemico

L'acqua è ormai riconosciuta come fattore critico per la competitività delle imprese. La pressione sulla risorsa è alimentata da crescita demografica, aumento dei consumi e intensificazione delle attività produttive, mentre le previsioni indicano che entro il 2030 la domanda globale potrebbe superare del 40% la disponibilità. In questo contesto, le aziende che adottano sistemi di monitoraggio in tempo reale, circuiti chiusi e pratiche di economia circolare riescono a contenere l'impronta idrica e a migliorare la resilienza operativa.
Secondo l'analisi di Thomas Insights (2026), l'agricoltura utilizza circa il 70% dell'acqua dolce prelevata a livello mondiale, mentre l'industria ne assorbe poco meno del 20%. Nonostante la quota più contenuta, il settore industriale è quello dove le innovazioni per il recupero, il riuso e l'ottimizzazione dei consumi procedono più rapidamente.

"L'acqua è la materia prima che accomuna territori, famiglie e imprese, anche quando non è visibile nel prodotto finale", spiega Enrico Boerci, Presidente e Amministratore Delegato di BrianzAcque, azienda 100% pubblica che da oltre 20 anni gestisce industrialmente il servizio idrico integrato sui territori.  "Per proteggerla occorre un'alleanza tra gestori, sistema produttivo e cittadini: infrastrutture resilienti, misurazione, riuso delle acque e comportamenti consapevoli. La sostenibilità diventa concreta quando entra nei processi industriali e nei grandi eventi, trasformandosi in un servizio accessibile a tutti".
Le aziende che rendono visibile il valore dell'acqua promuovono una cultura del consumo sostenibile, dove ogni settore contribuisce alla tutela di una risorsa sempre più strategica. 

Ecco, secondo gli esperti di BrianzAcque, i 7 settori produttivi che consumano più acqua a livello globale:

- Agricoltura: principale utilizzatore di acqua dolce; l'irrigazione di precisione, i sensori e i dati satellitari consentono di distribuire l'acqua dove è necessaria, riducendo gli sprechi.

- Energia: le centrali termoelettriche e nucleari impiegano acqua per il raffreddamento; l'adozione di sistemi a ricircolo, il recupero del calore e la crescente quota di energia eolica e solare riducono i prelievi idrici.
- Data center e semiconduttori: il cloud e l'AI aumentano il fabbisogno di raffreddamento; un data center medio può consumare 1,1milioni di litri al giorno, mentre la produzione di chip richiede acqua ultrapura. L'uso di fonti non potabili e i circuiti di recupero sono le soluzioni più efficaci.
- Tessile e moda: dalla coltivazione del cotone alla tintura, l'impronta idrica attraversa l'intera filiera; la realizzazione di un paio di jeans richiede oltre 10mila litri. Tecnologie a basso consumo, riciclo delle acque e fibre sostenibili stanno trasformando il settore.


- Alimentari e bevande: l'acqua è impiegata nella coltivazione delle materie prime, negli allevamenti, nella trasformazione e nella sanificazione. Ridurre le perdite, riutilizzare l'acqua di processo e contrastare lo spreco alimentare diminuisce l'impatto idrico complessivo.
- Miniere e metalli. Estrazione, separazione dei minerali, controllo delle polveri, pulizia e raffreddamento richiedono volumi rilevanti. Tecnologie di trattamento, bacini a ciclo chiuso e recupero delle acque reflue industriali possono limitarne il consumo.
- Automotive. Produrre un veicolo può richiedere oltre 147mila litri d'acqua considerando componenti e filiera. Verniciatura, lavaggi, raffreddamento e collaudi sono tra le fasi più intensive, ma il comparto sta accelerando su trattamento e riuso, reimpiegandola nei processi produttivi. Dalla fabbrica al circuito, la corsa decisiva è quella contro lo spreco: conoscere l'impronta idrica dei prodotti e scegliere processi più efficienti permette di tutelare una risorsa limitata senza rinunciare all'innovazione.




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