Vittorio Buonocore (Tradeco): il revamping degli impianti fa crescere la ceramica Made in Italy
Offrire un servizio integrato permette al cliente di avere un unico interlocutore, riducendo tempi, rischi e complessità operative
Nel cuore pulsante del distretto ceramico di Sassuolo, precisamente a Fiorano Modenese, si muove un'azienda che ha trasformato la compravendita impianti industriali usati (revamping). Tradeco agisce infatti come un ponte tecnologico tra passato e futuro della produzione manifatturiera. Il mercato globale chiede efficienza e rapidità. Le imprese cercano soluzioni per la rigenerazione macchinari ceramici senza dover attendere i tempi lunghi delle nuove forniture, spesso rallentate da supply chain incerte: le aziende hanno bisogno di risposte immediate per restare competitive. Tradeco interviene con una visione internazionale che abbraccia diversi continenti. Le attività spaziano dalla fornitura di singoli componenti alla complessa relocation stabilimenti industriali. Questo significa smontare intere linee produttive in Europa per rimontarle, perfettamente funzionanti, in Sud America o in Asia, ma anche in Italia o in Europa più in generale. Ne abbiamo parlato con Vittorio Buonocore, CEO di Tradeco.

Come si sta evolvendo il mercato del vostro settore in questi anni?
Il nostro settore sta vivendo una trasformazione molto rapida. Fino a pochi anni fa il nostro mercato di riferimento era prevalentemente quello extraeuropeo, mentre oggi assistiamo a una crescita significativa della domanda anche in Italia. Questo cambiamento è legato soprattutto all'incertezza economica e geopolitica che porta le aziende a valutare con maggiore attenzione ogni investimento.
Anche i principali gruppi ceramici, che in passato tendevano a considerare il mercato dell'usato come una soluzione marginale, oggi ne riconoscono sempre più il valore. L'impianto rigenerato non è più visto come un compromesso economico, ma come una scelta industriale intelligente, capace di garantire affidabilità, tempi di consegna più rapidi e investimenti sostenibili.
Le macchine che rigeneriamo vengono sottoposte a un processo completo di revisione, collaudo e ricertificazione, offrendo ai clienti garanzie di funzionamento. Credo che il vero cambiamento culturale sia proprio questo: oggi il mercato valuta le prestazioni, l'affidabilità e il servizio, non semplicemente l'età della macchina.
Il mercato dell'usato è diventato un asset strategico per esportare la tecnologia ceramica italiana nei mercati emergenti?
Assolutamente sì. Il Made in Italy continua a rappresentare un punto di riferimento mondiale non solo per la qualità delle piastrelle e del design, ma anche per le tecnologie che rendono possibile questa eccellenza.
Il distretto di Sassuolo è il cuore dell'innovazione mondiale della ceramica. Qui nascono le nuove tecnologie e qui le aziende investono continuamente per rimanere competitive. Questo comporta un ricambio degli impianti molto più frequente rispetto ad altri Paesi, non perché abbiano esaurito il proprio ciclo di vita, ma perché l'innovazione procede a ritmi elevatissimi.
Questo ci permette di recuperare macchinari con pochi anni di vita, rigenerarli e renderli disponibili in tutto il mondo. La macchina usata italiana gode di una reputazione straordinaria: viene considerata affidabile, ben mantenuta e costruita secondo standard qualitativi elevati. In molti mercati è percepita come un impianto praticamente nuovo.
In questo senso non esportiamo semplicemente macchinari, ma esportiamo il know-how e l'eccellenza tecnologica del distretto ceramico italiano.
Quanto conta oggi offrire un servizio integrato, dalla dismissione degli impianti alla logistica internazionale, per distinguersi dalla concorrenza?
Oggi conta tantissimo. Il cliente non acquista più soltanto una macchina, ma cerca un partner capace di gestire l'intero progetto.
Per noi significa partire dalla valutazione dell'impianto, occuparci della dismissione, della logistica internazionale, del rimontaggio, del collaudo e dell'assistenza tecnica. Offrire un servizio integrato permette al cliente di avere un unico interlocutore, riducendo tempi, rischi e complessità operative.
È questo approccio che negli anni ci ha permesso di distinguerci sul mercato e di costruire rapporti di fiducia duraturi con clienti in tutto il mondo.
La rapida evoluzione delle tecnologie digitali sta cambiando la domanda di macchinari ceramici rigenerati?
Senza dubbio. Oggi le macchine digitali rappresentano il cuore della produzione ceramica moderna. Sono le tecnologie che consentono di realizzare grafiche, effetti materici e superfici sempre più realistiche, contribuendo in modo determinante alla qualità del prodotto finale.
Per questo motivo abbiamo investito già da diversi anni nella ricerca e nello sviluppo di processi dedicati alla rigenerazione delle macchine digitali. Si tratta di un'attività altamente specialistica che richiede competenze specifiche e continui investimenti.
Oggi Tradeco è riconosciuta in molti Paesi come un partner affidabile proprio in questo settore. I clienti scelgono le nostre macchine non solo per la qualità della rigenerazione, ma anche per il servizio tecnico, l'assistenza e il supporto post-vendita che siamo in grado di garantire.
Quanto pesa oggi la sostenibilità, tra recupero dei materiali ed economia circolare, nel vostro modello di business?
Per noi la sostenibilità non è una strategia introdotta negli ultimi anni: è il principio su cui Tradeco è nata.
Ogni macchina che recuperiamo e rigeneriamo evita la demolizione di un impianto ancora perfettamente efficiente e riduce la necessità di produrne uno nuovo. Questo significa risparmiare materie prime, energia e risorse, contribuendo concretamente a un modello di economia circolare.
Rigenerare non significa semplicemente riparare una macchina, ma riportarla a elevati standard qualitativi e prestazionali. Grazie ai nostri processi di revisione e ricertificazione, il cliente può investire in modo sostenibile senza rinunciare ad affidabilità, sicurezza e accesso agli strumenti finanziari.
Credo che oggi la sostenibilità rappresenti non solo una responsabilità ambientale, ma anche una scelta industriale intelligente.
In che modo tensioni geopolitiche e rincari della logistica stanno cambiando il mercato internazionale dei macchinari usati?
Le tensioni geopolitiche e l'aumento dei costi logistici hanno inevitabilmente modificato il nostro settore. Per anni il mercato dell'usato ha rappresentato uno strumento per trasferire tecnologia dai Paesi più maturi verso quelli emergenti.
Oggi guerre, sanzioni internazionali e maggiori costi di trasporto hanno reso alcuni mercati più complessi da raggiungere. Questo ci ha spinto a guardare nuovamente con grande attenzione al mercato italiano, proprio nel luogo dove questa tecnologia nasce.
Sempre più aziende stanno comprendendo che un impianto rigenerato professionalmente può offrire gli stessi standard di affidabilità, sicurezza e produttività di un impianto nuovo, con la possibilità di accedere agli stessi strumenti di finanziamento e leasing. Molto spesso la vera differenza è soltanto l'investimento iniziale.
Negli ultimi anni Tradeco ha ampliato la propria offerta di impianti rigenerati e servizi. Come presenterete questa evoluzione ai clienti e ai partner durante la fiera TECNA?
Tradeco ha compiuto un'evoluzione importante: siamo passati dall'essere riconosciuti soprattutto per la nostra esperienza negli impianti rigenerati a proporre un'offerta sempre più completa, nella quale impianti, competenze tecniche e servizi lavorano insieme.
A TECNA vogliamo raccontare proprio questa evoluzione. Non presenteremo semplicemente delle macchine, ma un modello di servizio costruito attorno alle reali esigenze del cliente: dalla selezione e rigenerazione degli impianti all'adeguamento tecnologico, fino all'assistenza, ai ricambi e al supporto necessario per prolungarne nel tempo efficienza, affidabilità e valore.
Per noi, infatti, rigenerare non significa semplicemente rimettere sul mercato un impianto usato. Significa restituirgli valore industriale, mettendo a disposizione il know-how maturato da Tradeco e offrendo alle aziende una soluzione concreta per investire in modo più sostenibile, sia dal punto di vista economico sia da quello ambientale.
TECNA sarà quindi l'occasione per mostrare ai clienti e ai partner la Tradeco di oggi e, soprattutto, quella che stiamo costruendo per il futuro: un'azienda capace di integrare esperienza, tecnologia, economia circolare e servizi, diventando sempre più un partner industriale lungo l'intero ciclo di vita dell'impianto.
Guardando ai prossimi anni, dove vedete le maggiori opportunità di crescita: nella logistica industriale o nel revamping degli impianti?
Credo che il futuro sarà soprattutto nel revamping degli impianti. I costruttori sviluppano nuove tecnologie e realizzano macchinari sempre più innovativi. Il nostro lavoro inizia successivamente: analizziamo ogni impianto, lo rigeneriamo e, quando possibile, apportiamo migliorie che ne aumentano affidabilità, efficienza e produttività.
Ma ciò che ci distingue davvero è il servizio. Oggi è sempre più difficile trovare personale altamente qualificato per la manutenzione degli impianti e le aziende hanno bisogno di partner capaci di garantire assistenza tecnica, ricambi, supporto operativo e continuità nel tempo.
Il nostro obiettivo non è vendere una macchina, ma costruire un rapporto duraturo con il cliente, accompagnandolo durante tutto il ciclo di vita dell'impianto.
Qual è la visione di Tradeco per i prossimi dieci anni?
La visione di Tradeco è sempre stata una sola: andare dove ci sono le opportunità. Non ci siamo mai limitati a seguire il mercato, abbiamo cercato di anticiparlo, adattandoci rapidamente ai cambiamenti e trasformando ogni sfida in una possibilità di crescita.
A settembre ricorreranno dieci anni dalla nascita di Tradeco. Se guardo al percorso fatto, provo un grande orgoglio. Siamo cresciuti in modo costante, aumentando il fatturato anno dopo anno e costruendo una realtà oggi conosciuta e apprezzata in molti Paesi del mondo.
Ma il risultato di cui vado più fiero non sono i numeri. Sono le persone che hanno creduto nel nostro progetto: i collaboratori, i clienti e tutti i partner che ci hanno accompagnato in questi anni.
Non credo ai traguardi definitivi. Vedo Tradeco evolversi ogni giorno. Ogni nuovo progetto, ogni macchina rigenerata, ogni cliente soddisfatto rappresenta un passo avanti. Continueremo a investire nelle persone, nella tecnologia, nell'innovazione e soprattutto nel servizio, che è sempre stato il nostro vero elemento distintivo.
Se dovessi fare un augurio a Tradeco per il suo decimo anniversario, sarebbe quello di continuare ad avere la stessa curiosità, la stessa determinazione e la stessa voglia di crescere che aveva il primo giorno. Perché è proprio questo spirito che ci ha portato fin qui e che continuerà a guidarci nel futuro.

Sommario del magazine di questa settimana
Idee e Opinioni
Fare Business
Marketing
Digital Business
Finanza e investimenti
Sport Business
Leisure
BusinessCommunity.it - Supplemento a G.C. e t. - Reg. Trib. Milano n. 431 del 19/7/97
Dir. Responsabile Gigi Beltrame - Dir. Editoriale Claudio Gandolfo
Politica della Privacy e cookie