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02/09/2026

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Acquisti online: nel 2026 varranno 42,6 miliardi e l'IA pone nuove sfide per i produttori

Gabatel (On Page): l'IA dà risultati utili solo se parte da informazioni corrette. Prima ancora degli strumenti servono una base informativa strutturata, responsabilità definite e una fonte condivisa dalla quale attingere

Nel 2026 gli acquisti di prodotti su internet in Italia raggiungeranno 42,6 miliardidi euro, segnando una crescita del 6% rispetto al 2025. La quota dell'online sui consumi totali salirà all'11,5%, segnale di un mercato che entra in una fase di maturità. La crescita non è più guidata solo dal volume di vendite, ma dalla capacità di fornire informazioni di prodotto precise e coerenti su tutti i canali digitali.
Le imprese manifatturiere, tradizionalmente orientate al B2B, devono ora garantire che le stesse schede prodotto compaiano esattamente su siti aziendali, marketplace, portali per rivenditori e strumenti della rete commerciale. Un singolo aggiornamento - ad esempio una nuova certificazione o una variazione di potenza - richiede la revisione manuale di cataloghi cartacei, listini, schede tecniche e traduzioni, allungando i tempi di immissione sul mercato e creando versioni divergenti dello stesso prodotto.

La frammentazione dei dati è più evidente nelle piccole e medie imprese (PMI). Il rapporto Imprese e ICT2025 dell'ISTAT rileva che il 41,9% delle PMI utilizza analisi dei dati, contro l'83,6% delle grandi aziende. Sebbene il dato riguardi l'analisi in generale, evidenzia una minore capacità delle PMI di gestire informazioni di prodotto in modo centralizzato.
In molte realtà le informazioni strutturate si limitano a codice, descrizione sintetica e prezzo presenti nel gestionale. Tutto il resto - immagini, testi commerciali, dati tecnici, disegni e traduzioni - rimane sparso in fogli di calcolo, cartelle condivise o reparti diversi. I sistemi PIM (Product Information Management) nascono per raccogliere tutto in un unico archivio, consentendo l'alimentazione automatica dei diversi canali di vendita e comunicazione.

OnPage, piattaforma PIM lanciata nel 2020 da Dinside, è stata sviluppata a partire dall'esperienza di Lithos nella produzione di cataloghi e schede tecniche. La soluzione si rivolge a produttori con portafogli informativi complessi, gestendo numerose referenze, varianti, lingue e canali commerciali, e si integra con i sistemi aziendali preesistenti. Oggi OnPage serve 230 clienti, per lo più in Italia, e ha quadruplicato il fatturato negli ultimi quattro anni.
"Molte aziende italiane associano ancora la trasformazione digitale all'adozione di un singolo strumento, un gestionale, un sito di vendita o un programma per la gestione dei clienti. Il punto però sta a monte: servono informazioni di prodotto ordinate, processi chiari e contenuti affidabili. Se queste informazioni sono disperse tra fogli di calcolo, cartelle e reparti diversi, diventa difficile mantenerle coerenti e aggiornate su tutti i canali", spiega Lorenzo Gabatel, CEO di On Page.


La diffusione dell'AI rende ancora più cruciale la presenza di dati strutturati. Secondo l'ISTAT, nel 2025 il 16,4% delle imprese con almeno dieci dipendenti utilizzerà almeno una tecnologia di AI, raddoppiando la quota del 2024 (8,2%). Il divario tra PMI e grandi aziende è passato da circa 20 a 37 punti percentuali tra il 2023 e il 2025.
L'adozione di AI è ostacolata dalla scarsa qualità dei dati: informazioni incomplete, duplicate o non aggiornate compromettono la precisione dei contenuti generati automaticamente.
"L'intelligenza artificiale dà risultati utili solo se parte da informazioni corrette. Se le informazioni di prodotto sono disordinate, incomplete, duplicate o non aggiornate, il rischio è di amplificare il problema. Prima ancora degli strumenti servono una base informativa strutturata, responsabilità definite e una fonte condivisa dalla quale attingere", conclude Gabatel.


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