AI in azienda: il 72% dei dipendenti italiani ne percepisce i vantaggi
Rigoni e Valdata (SD Worx): riconoscono sempre più il valore dell'AI nel supportare il lavoro quotidiano, ma chiedono al tempo stesso maggiore chiarezza sul suo utilizzo e maggiori opportunità di formazione
AI è ormai parte integrante del lavoro quotidiano in Italia. Il 72% dei dipendenti che la impiegano regolarmente afferma di aver migliorato efficienza e produttività, una quota superiore alla media europea (29%). L'utilizzo sale al 31% tra i manager, mentre scende al 22% nei ruoli non apicali.
Tuttavia, il timore di perdere il posto è più diffuso tra gli italiani: il 30% teme che l'AI possa rendere superflue le proprie mansioni, percentuale superiore al 25% dell'UE. Curiosamente, la paura è più alta tra chi già usa l'AI (45%).
I dati provengono dall'indagine HR & Payroll Pulse di SD Worx, che ha coinvolto 5.936 responsabili HR e 16.500 dipendenti in sedici paesi europei.

I dipendenti italiani credono fermamente nell'impatto dell'AI sul lavoro. Il 57% prevede che l'AI svolgerà una quota rilevante, se non la maggioranza, delle proprie attività quotidiane, rispetto al 46,5% della media europea. Solo il 43,5% pensa di poter completare i compiti senza l'AI, cifra che scende al 24% tra gli utenti più assidui.
Il 62% ritiene che le proprie abilità umane siano non sostituibili, e il 46,5% (vs 39% UE) crede che la collaborazione uomo-AI sarà più una condivisione di compiti che una sostituzione totale.
Formazione e competenze rimangono un nodo critico. Il 44% dei datori di lavoro dichiara di investire in programmi di reskilling e upskilling, ma solo il 20% dei dipendenti percepisce un reale supporto aziendale. Quando si considerano solo gli utenti di AI, il 53% segnala di ricevere un adeguato affiancamento.
L'AI Act obbliga le imprese a garantire alfabetizzazione sull'AI per chi la utilizza. Attualmente, il 49% dei datori di lavoro italiani ha una governance HR che assicuri un uso etico dell'AI, mentre il 38% dei lavoratori ritiene che l'azienda rispetti tali principi, dati al di sotto della media europea (52%).
Il quadro normativo europeo prevede che, dal 2 agosto, gli utenti debbano poter riconoscere l'interazione con sistemi AI, ad esempio tramite chatbot, e che i contenuti generati dall'AI siano chiaramente identificati. Un regime transitorio consente ai fornitori di IA generativa presenti sul mercato prima del 2 agosto 2026 di adeguarsi entro il 2 dicembre 2026.
"L'intelligenza artificiale non rappresenta soltanto un'evoluzione tecnologica, ma un cambiamento organizzativo e culturale che coinvolge lavoratori e imprese. In SD Worx, ad esempio, consideriamo l'intelligenza artificiale una leva concreta di innovazione: la stiamo integrando nei processi di payroll, sviluppo prodotto e customer service per aumentare efficienza, qualità e capacità di supportare i clienti nelle loro sfide quotidiane", dichiara Alessia Rigoni, Managing Director di SD Worx Italy.
"La nostra ricerca evidenzia che i dipendenti italiani riconoscono sempre più il valore dell'AI nel supportare il lavoro quotidiano, ma chiedono al tempo stesso maggiore chiarezza sul suo utilizzo e maggiori opportunità di formazione. In questo contesto, il ruolo delle organizzazioni sarà fondamentale per garantire un'adozione responsabile, inclusiva e orientata allo sviluppo delle competenze, nel rispetto delle nuove disposizioni normative europee", commenta Chiara Valdata, People Director di SD Worx Italy.

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