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29/07/2026

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Dopo la Germania, anche la Francia è al collasso 

Oltre alla Germania che osserva il suo declino industriale già da quasi due anni, l'Europa deve affrontare anche il problema Francia, che anch'essa continua a rimandare i conti con la realtà, ma clima e tensioni geopolitiche colpiscono duro la grandeur transalpina.
Dopo aver perso le entrate africane dell'euro FCE, Macron da tempo finge di ignorare il problema dei debiti gemelli (alto debito pubblico e bilancia commerciale in deficit), con Bruxelles e la BCE che fanno finta di non vedere. E con la consueta nonchalance farà un deficit oltre il 5% in barba al Patto di stabilità.
Invece il caldo di quest'anno sta letteralmente prosciugando i conti dello Stato francese. La crescita economica sta evaporando sotto l'effetto di tre ondate di calore consecutive che hanno paralizzato il Paese tra maggio e luglio, obbligando il governo a rivedere i piani per il futuro prossimo. L'esecutivo ha già corretto al ribasso le stime per la crescita del PIL nel 2026, portandole dallo 0,9% a un modesto 0,7%. Non parliamo di proiezioni teoriche: questa frenata colpisce la quotidianità delle imprese e dei cittadini in modo brutale.

I disagi logistici sono all'ordine del giorno. I treni vengono cancellati per evitare che la deformazione dei binari provochi incidenti, mentre i cantieri edili sono costretti a fermarsi per legge per tutelare i lavoratori. Anche l'eCommerce e il commercio tradizionale risentono di questo clima estremo: i negozi restano deserti perché la popolazione preferisce non uscire di casa. Forse a Parigi hanno smesso di contare i profitti per contare i gradi sul termometro, o forse le due cose sono diventate tragicamente la stessa operazione. Secondo un'indagine condotta da Rexecode riportata da Le Monde, i danni sono diffusi in tutto il tessuto produttivo: il 28% delle grandi e medie imprese dichiara un impatto negativo sulla produzione e la crescita annua nel primo trimestre si è fermata allo 0,9%.


Il settore più esposto a questa emergenza climatica è senza dubbio quello agricolo. Il ministero dell'Agricoltura francese stima una riduzione del 4% per il raccolto di grano, nonostante un aumento delle superfici coltivate. Per trovare un precedente simile bisogna guardare alla canìcule del 2003. All'epoca il valore aggiunto del comparto crollò del 15,4% con conseguenze pesanti sulla stabilità economica europea dell'epoca. Sebbene oggi l'agricoltura pesi meno sulla ricchezza nazionale rispetto a vent'anni fa, la crisi agricola rimane una minaccia concreta. Gli esperti calcolano che una perdita del 10% nel valore dei raccolti possa drenare tra lo 0,1% e lo 0,2% del valore totale dell'economia francese.


Il quadro si complica a causa di tensioni internazionali che nulla hanno a che fare con il meteo. Nello stesso periodo la nazione ha subito uno shock energetico causato dal blocco dello stretto di Ormuz. Questo evento ha fatto impennare i costi di produzione per l'intera industria, rendendo ancora più difficile mantenere la competitività sui mercati esteri. Le aziende si trovano così strette tra bollette record (nonostante il nucleare) e temperature insostenibili.
I dati macroeconomici confermano un rallentamento che appare strutturale. La crescita su base annua nel primo trimestre del 2026 si è fermata allo 0,9%, contro l'1,3% dell'ultimo trimestre dell'anno precedente. Un calo sensibile. Al momento la variazione su base trimestrale è negativa, trascinata verso il basso da una contrazione dell'export e da consumi interni che non riescono a decollare. Si tratta della prima contrazione dal 2020. Un pessimo segnale per chi sperava in una ripresa rapida.


Questa situazione costringerà l'Eliseo a intervenire massicciamente. Saranno necessari sussidi pubblici per salvare le aziende agricole e compensare le perdite industriali, gonfiando la spesa pubblica proprio mentre le entrate fiscali diminuiscono. Il calo dei consumi e della produzione riducono il gettito per lo Stato.
Resta da capire come reagiranno Bruxelles e la BCE davanti a questi numeri: manderanno una letterina come quella recapitata nel 2011 da Trichet (altro francese) a Berlusconi con le riforme da fare? Apriranno procedure di infrazione per deficit eccessivo? Vedremo.
Certo è che il prossimo governo nel 2027 troverà le macerie in eredità.


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