Geopolitica al vertice del rischio: come cambia l'allocazione degli investimenti
Rosenberg (Amundi Investment Institute): la geopolitica supera la crisi finanziaria e impone una nuova strategia di resilienza negli investimenti
Anna Rosenberg, Head of Geopolitics di Amundi Investment Institute, avverte che il rischio geopolitico ha raggiunto il livello più alto dalla fine della Seconda guerra mondiale. La tensione tra Stati Uniti e Cina, le guerre economiche e l'incremento del 41% della spesa globale per la difesa negli ultimi dieci anni hanno trasformato la geopolitica in una variabile macroeconomica centrale.
"Ho già visto transizioni simili in passato", afferma Anna Rosenberg, Head of Geopolitics, Amundi Investment Institute. "La mia carriera è iniziata aiutando le aziende a orientarsi nella politica instabile dell'Africa subsahariana, prima che la Brexit e il primo mandato di Trump portassero il rischio politico anche in Occidente, dove molte imprese non erano preparate ad affrontarlo. Più volte ho osservato come il rischio politico passasse dalla periferia al centro delle preoccupazioni aziendali, cambiando la strategia delle imprese".
Il passaggio dall'efficienza alla resilienza è ormai evidente. Le imprese devono ridurre le dipendenze, proteggere le rotte di navigazione e garantire la sicurezza delle infrastrutture critiche, come i cavi sottomarini. Un singolo incidente, ad esempio un peschereccio ostile, può interrompere comunicazioni vitali.
Le conseguenze per gli investitori sono tre:
- La geopolitica è una variabile di mercato che genera inflazione, premi per il rischio più alti e volatilità persistente.
- I flussi di capitale si ridistribuiscono verso asset class favorevoli alla diversificazione in un contesto multipolare.
- Le società che offrono energia indipendente, sovereign technology, difesa e produzione farmaceutica emergono come vincitrici.
Tra le asset class più performanti nel 2025 figurano oro, azioni di aziende legate alla difesa e settori dell'intelligenza artificiale. L'IA beneficia delle rivalità geopolitiche, ma è anche soggetta a regolamentazioni più severe: gli Stati Uniti hanno limitato l'accesso ai modelli più avanzati di Anthropic, mentre le autorità olandesi hanno bloccato un'acquisizione americana per tutelare la sovranità dei dati.
Le lezioni dalle guerre in Ucraina e in Iran hanno spinto i governi a investire in tutta la gamma della difesa, dai droni ai sistemi spaziali. Un drone può costare poche migliaia di dollari, mentre il suo intercettore può arrivare a milioni. La spesa pubblica rimarrà elevata, nonostante la pressione sui bilanci, e i bond potrebbero subire maggiori stress per deficit più ampi.
"L'Europa, pur dovendo affrontare numerosi venti contrari, potrebbe emergere come un attore geopolitico più forte. Per avere una possibilità in un mondo segnato da rapporti di forza sempre più intensi, l'Unione europea ha poche alternative all'uso del proprio peso economico come leva politica", prosegue Rosenberg. La trasformazione militare in corso in Germania, nei Paesi nordici, nei Paesi baltici e in Ucraina sta creando una nuova realtà, che con ogni probabilità porterà anche a una maggiore integrazione politica ed economica. "In un contesto in cui la fiducia è una risorsa sempre più scarsa, le istituzioni del continente continuano ad averla, e questo, con ogni probabilità, sarà premiato dagli investitori", afferma Rosenberg.
Anche il Giappone sfrutta la geopolitica per avanzare riforme interne, investendo in difesa, industria e catene di approvvigionamento critiche. Le società di logistica dovranno rivedere le rotte, poiché lo Stretto di Hormuz - e adesso anche il Mar Rosso - rimane un punto caldo.
Anche le azioni risentono dei cambiamenti geopolitici, poiché resilienza, diversificazione e controllo diventano ora criteri di selezione. Le società esposte ai temi dell'indipendenza energetica (come solare, nucleare e investimenti nelle reti), della sovranità tecnologica (server locali, satelliti, sviluppo domestico di chip), oltre che della sicurezza e della produzione farmaceutica, sono destinate a beneficiarne.
"I vincitori saranno le aziende abbastanza agili da adattarsi alle nuove realtà geopolitiche e alle catene di fornitura in evoluzione", aggiunge Rosenberg.
In sintesi, la realtà di bassa fiducia è ormai strutturale. Oggi diversificare non significa più soltanto detenere un mix di azioni, obbligazioni e asset alternativi. Occorre considerare anche alleanze geopolitiche, vulnerabilità e opportunità.
"Per questo, gli investitori devono ora integrare l'analisi geopolitica nelle proprie visioni macroeconomiche, nell'asset allocation e nella costruzione dei portafogli", conclude Rosenberg.

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